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Giurisdizione

Evasione fiscale: ma quanto ne sappiamo veramente?

(Dott.ssa Valeria Gobbin)

Premessa

Il tema dell’evasione fiscale è sempre di moda, ma mai come in questi tempi di manovra fiscale se ne sente parlare. La cosa non stupisce, visto che, sugli introiti derivanti da questa lotta, ormai si fa conto per far “quadrare” i conti dello Stato.

Ma cosa sappiamo realmente intorno a questo argomento?

La relazione che annualmente il Ministero dell’economia e finanze redige sugli esiti delle dichiarazioni dei redditi e sulla lotta all’evasione, ci consente di verificare con dati alla mano molte delle dicerie in materia, confermandole o smentendole, come ciascuno di noi potrà realizzare, anche avendo sotto gli occhi tutti i giorni esempi delle varie categorie di contribuenti, vedendo il loro tenore di vita, magari avendo fruito di qualche sconto sul “senza fattura” e simili. E magari potrà far riflettere circa una revisione dei comportamenti individuali, si conta in meglio, cioè collaborando con lo Stato nell’interesse di tutti.

 

Evasione fiscale: un bersaglio facile, a parole

Come già in passato, anche la manovra economica 2020 contiene disposizioni volte a contrastare l’evasione fiscale e si fa conto su circa 7 miliardi che potranno derivare dal recupero di evasione fiscale per integrare il finanziamento delle misure che il Governo intende attuare.

Si può dire che non c’è stata manovra economica degli ultimi anni che non abbia teorizzato un maggiore impegno nella lotta all’evasione e, da quanto dicono alcuni dati pubblicati, negli ultimi anni ci sono stati dei gettiti aggiuntivi, nell’ordine di quasi una decina di miliardi all’anno, derivanti proprio dalla lotta all’evasione. Si tratta comunque di ben poca cosa se la stima che viene presentata è di una evasione che si attesta sui 190 miliardi di euro all’anno.

Scrivere sul problema della lotta all’evasione si presenta come impresa abbastanza ardua, tanto se n’è già detto e scritto.

Tanti professori, economisti, esperti di vario genere si sono già espressi, con ricette di vario tipo, che sembrano, mentre vengono snocciolate, l’uovo di colombo, ma poi, di fronte a qualche domanda di dettaglio sull’attuazione pratica, emerge che questa non si palesa facile, né indolore da un punto di vista politico, né a costo zero, rendendosi necessarie risorse umane dedicate, tecnologia, formazione.

Ad esempio, quando si invoca il carcere per gli evasori, sembra una misura efficace e facile da mettere in pratica; poi si sente parlare un Magistrato che di queste cose se ne intende, come il Dott. Piercamillo Davigo in una recente intervista su La7, il quale dice che prevedere il carcere per gli evasori è una misura irrealistica. Secondo il Magistrato, è stimato che in Italia ci siano 12 milioni di evasori fiscali, e quindi significherebbe dover fare 12 milioni di processi, a cui poi si aggiunge la considerazione che per andare veramente in carcere occorre venire condannati ad una pena che, al netto di attenuanti e altre riduzioni, sia almeno superiore a quattro anni.

Quindi, quando si parla di carcere agli evasori, come misura dissuasiva, vuol dire intasamento dei tribunali e alta probabilità di arrivare a processi che si concludono con condanne che non comportano la detenzione.

Più efficaci senz’altro, anche perché’ hanno già prodotto dei risultati, le misure di tracciabilità dei pagamenti, di limitazione dell’uso dei contanti, e simili. Eppure, quando si tratta di ampliare queste misure, ci si arena di fronte alla necessità di intervenire per limitare se non addirittura annullare i costi aggiuntivi che derivano agli utenti.

 

Evasione ed elusione dell’imposta: si fa quello che si può!

Non si vogliono ripercorrere qui i motivi per cui da una parte si “giustifica” l’evasione, dall’altra le si dichiara guerra totale a “prescindere”, sapendo che, molto probabilmente, la verità sta nel mezzo, vale a dire che la drastica riduzione del fenomeno richiederebbe di disporre di un sistema fiscale meno pressante anche sotto il profilo degli adempimenti e giungle burocratiche, unitamente a una maggiore incisività nella lotta a chi evade.

Si vuole invece, da cittadini che, magari anche obtorto collo pagano le tasse, andare a vedere, attraverso le informazioni messe a disposizione dal Ministero dell’economia e finanze, chi paga le tasse, come si calcola l’ammontare dell’evasione e, magari, farsi un’idea di chi non racconta la verità.

Chi non condivide le politiche di limitazione dei contanti, di obbligo di fatturazione elettronica ecc., che il governo pone in essere per contrastare l’evasione, spesso si giustifica dicendo che la grande evasione deriva dalle grandi imprese, non dai piccoli imprenditori o lavoratori autonomi.

In realtà, forse occorre distinguere tra capacità delle grandi imprese di utilizzare tutti gli strumenti giuridici possibili, leciti, per aggirare il fisco, e evasione fiscale vera e propria che consiste nel non far figurare il guadagno proprio omettendone la dichiarazione in violazione di specifiche norme fiscali.

Certamente le grandi imprese si possono permettere di pagare profumatamente avvocati, economisti, commercialisti, consulenti fiscali ecc. in grado di massimizzare il buon impiego delle loro risorse economiche, facendo pervenire il minimo possibile alla tassazione, cosa che il piccolo imprenditore non si può permettere perché’ il costo di questi “supporti” non è alla sua portata.

Questa “elusione” delle imposte richiede l’intervento del legislatore, per scovare e sanare gli squarci nella normativa che consentono la sottrazione alla tassazione di importi rilevanti, anche con allineamenti reciproci con le legislazioni degli altri paesi, oltreché’ con forme di collaborazione internazionale finalizzate a fornire dati e informazioni utili allo scopo.

È necessaria pertanto una volontà politica di porre in atto queste misure, la capacità di prevedere e quindi evitare le elusioni della normativa, senza arrivare a scrivere dei testi normativi che nella loro illeggibilità’ diventino poi fonte di scappatoie che si volevano evitare.

In secondo luogo, occorre che il fine diventi un obiettivo comune ai vari paesi, laddove invece oggi si assiste a legislazioni che mirano ad attirare imprese sul proprio territorio, offrendo una tassazione agevolata, accontentandosi di godere in tal modo di una parte limitata di possibili entrate, per cui vediamo imprese che spostano la sede sociale in un paese e la residenza fiscale in un altro. Un esempio a noi vicino la Fiat, che ha traslocato ad Amsterdam la sede legale e il domicilio fiscale a Londra.

Per non parlare poi dei tax ruling, vale a dire anticipazioni in materia fiscale attraverso cui gli Stati comunicano ad una società le modalità con cui verrà calcolata l’imposta sugli utili societari in quello Stato, al fine di invogliare a effettuare investimenti sul territorio: se questi accordi esistono davvero, si tratta di una truffa che lo Stato fa a stesso, diventando il primo trasgressore della propria normativa, a nulla valendo l’obiezione che in tal modo si assicurano posti di lavoro, quote di PIL ecc.. Se dovesse passare, per lo Stato, il principio più vecchio ancora di Macchiavelli, per cui il fine giustifica i mezzi, allora anche i piccoli evasori locali non dovrebbero essere perseguiti, quando attraverso l’evasione garantiscono posti di lavoro che poi a loro volta si trasformano in maggiori consumi e quindi, indirettamente, tasse per lo Stato.

Con un comunicato stampa del 22.3.2018, l’Agenzia delle entrate dovette precisare, in merito ad alcuni articoli che erano apparsi sulla stampa,  che i cosiddetti “tax ruling” sono accordi che violano gli standard internazionali codificati a livello Ocse e di Unione Europea, non stipulabili né mai stipulati dall’Amministrazione fiscale italiana e che gli  accordi previsti nel nostro Paese, così come negli altri Paesi Ocse, rientrano invece nella categoria degli A.P.A. (Advance pricing agreements), presenti in tutte le amministrazioni avanzate e in Italia disciplinati dall’Art. 31 ter del DPR 600/73  “Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”.  Questi accordi sono finalizzati a fornire certezza preventiva relativamente ai criteri e ai metodi adottati per la determinazione dei prezzi di trasferimento (Transfer pricing).

L’Art. 31 ter sopra citato, intitolato “Accordi preventivi per le imprese con attività internazionale”, è in vigore dal 23.03.2017 e, francamente, la sua lettura lascia spazio al pensiero che, tramite detti accordi, si possano creare le condizioni per invogliare l’investimento nel paese. Significativo in tal senso, che si parli di preventiva definizione in contraddittorio dei metodi di calcolo e la precisazione del periodo di validità degli accordi stessi.

È più difficile invece pensare alla grande impresa che compra e vende in “nero”, perché nella sua complessa organizzazione questi passaggi non potrebbero non lasciare tracce.

 

I dati del Ministero dell’economia e finanze sulle dichiarazioni dei redditi assoggettati a IRPEF

Guardando ai dati forniti dal Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) sui redditi 2017 “Statistiche sulle dichiarazioni dei redditi – Analisi dei dati IRPEF”:

  • I contribuenti che hanno assolto all’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi Irpef sono 41.211.336, per un reddito complessivo dichiarato di 838 miliardi di euro; di questi contribuenti, 10,5 milioni di essi hanno una imposta netta pari a 0, in quanto si tratta di dichiarazioni di importi di reddito compresi nelle fasce di esonero dall’Irpef, oppure per effetto delle detrazioni tale da azzerare l’imposta lorda. Se poi si aggiungono anche i soggetti che hanno l’imposta interamente compensata dal bonus degli 80 euro, la somma di coloro che di fatto non versano Irpef sale a 12,9 milioni;
  • Le tipologie di reddito maggiormente dichiarate sono quelle relative al lavoro dipendente (53,5 % del reddito complessivo) e pensioni (30,2%).

Guardando a coloro che pagano, si rileva che:

  • I soggetti con redditi fino a 15000 euro rappresentano il 28% dei dichiaranti;
  • I soggetti con redditi da 15mila a 20mila Euro rappresentano il 17,94%;
  • I soggetti con redditi da 20mila a 26mila Euro rappresentano il 20,37%;
  • I soggetti con redditi da 26mila a 35mila Euro rappresentano il 17,26 %;
  • Tutti insieme costoro versano complessivamente il 44.1% di imposta netta;
  • I soggetti con redditi da 35mila a 70mila Euro rappresentano il 12,85% dei contribuenti, che versano il 27,36%di imposta netta.

Poi abbiamo:

  • I soggetti con redditi da 70mila a 100mila Euro rappresentano il 2,05%;
  • I soggetti con redditi da 100mila a 200mila Euro rappresentano l’1,22%;
  • I soggetti con redditi da 200mila a 300mila Euro rappresentano lo 0,18%;
  • I soggetti con redditi oltre 300mila Euro rappresentano lo 0,12 %;
  • Complessivamente costoro versano il 28,54% dell’imposta netta.

Ancora qualche dato:

  • I contribuenti con redditi prevalenti da lavoro dipendente sono 20.929.435;
  • I contribuenti con redditi prevalenti da pensione sono 13.321.184;
  • I contribuenti imprenditori sono 1.360.329, di cui 30.700 dichiarano un reddito complessivo superiore a 100.000,00 Euro;
  • I contribuenti proprietari di fabbricati sono 1.832.527;
  • I contribuenti lavoratori autonomi abituali con partita iva sono 566.698, di cui oltre 82.500 dichiarano un reddito complessivo superiore a 100.000,00 Euro;
  • I contribuenti che partecipano in società di persone e assimilati sono 1.197.350, di cui oltre 13.300 dichiarano un reddito superiore a 100.000,00 Euro;
  • I contribuenti appartenenti ad altre tipologie sono 1.703.813.

 

Come si misura l’evasione e quanto vale

Il Ministero dell’economia e finanze, sul “Rapporto sui risultati conseguiti in materia di contrasto all’evasione,” ci informa che per la misurazione della dinamica della tax non compliance, vale a dire, grosso modo, del mancato adempimento agli obblighi tributario, il gap tax (cioè la stima dell’evasione fiscale)  elaborato, calcolato come il divario (gap) tra le imposte effettivamente versate e le imposte che i contribuenti avrebbero dovuto versare in un regime di perfetto adempimento agli obblighi tributari previsti a legislazione vigente, rappresenta una proxy dell’evasione fiscale. Si precisa che l’art. 10 bis 1., comma 4, lett. b) della L. 31.12.2009, n. 196, richiama l’utilizzazione di una metodologia di misurazione dell’evasione fiscale contributiva, riferita a tutti i principali tributi e contributi, basata sul confronto tra i dati della contabilità nazionale e quelli acquisti dall’Anagrafe tributaria e dall’Inps.

Dai dati esposti risulta che, per il triennio 2014-2016, si stima un gap complessivo medio per anno di 109,7 miliardi di euro, di cui 98,3 miliardi riferiti a mancate entrate tributarie e 11,4 mancate entrate contributive.

Guadando qualche dato nel dettaglio, si rileva che il mancato incasso di Irpef ascrivibile a lavoro autonomo e impresa, Ires, Iva, Irap, vale 84 miliardi annui, mentre solo per I.M.U. per immobili diversi da abitazione principale, l‘evasione vale 5,1 miliardi annui.

Guardando alla propensione all’evasione, il gap relativo alle entrate tributarie si attesta come media, nel triennio 2014-16, sul 21,9% annuo.; su questo dato, la parte riferibile al gap relativo all’Irpef per lavoro autonomo e impresa, è quantificato nel 68,3%, mentre l’Irpef per lavoro dipendente non dichiarato misura il 3,7%, l’Iva 27,2%, Irap, 21,5%, l’I.M.U. sulle abitazioni diverse da abitazione principale il 26,6%.

Sempre nella relazione del M.E.F. in merito agli “indirizzi sulle strategie per il contrasto dell’evasione”, si legge che tale lotta sarà perseguita attraverso un piano strategico, un’ampia riforma fiscale basata sulla semplificazione delle regole e degli adempimenti nonché’ su una nuova e più efficace alleanza tra contribuenti e amministrazione finanziaria.

Parlare di semplificazione delle regole, sembra più facile a dirsi che a farsi, avendo presente qualcuno degli ultimi provvedimenti legislativi: il riferimento è in particolare al decreto legislativo sul reddito di cittadinanza, che dev’essere letto un po’ alla volta e prendendo appunti, tanto è complicato.

Sul fronte dell’alleanza tra contribuenti e amministrazione finanziaria, nella relazione si specifica che la stessa concerne, tra l’altro, l’introduzione di incentivi fiscali in misura tale da far emergere “un contrasto di interessi” tra le parti.  C’è da contare che vengano messe in campo misure che veramente rendano non conveniente per il consumatore finale colludere con l’evasore, ma il riferimento alla lotteria degli scontrini non fa ben sperare!

 

Conclusioni

Che l’evasione avesse il proprio fulcro nel lavoro autonomo e di impresa non è una novità e i dati sopra esposti confermano una realtà che ciascuno di noi ha l’occasione di riscontrare direttamente frequentemente, nelle varie occasioni per cui può necessitare delle prestazioni di appartenenti a queste tipologie di professionisti.

Molte volte l’evasione è il mezzo attraverso il quale assicurarsi delle entrate che garantiscono un certo tenore di vita che una corretta dichiarazione dei redditi dimezzerebbe. L’evasione è, in tali casi, la spia di una incapacità di fare impresa al livello a cui aspira l’interessato, il quale quindi supplisce a questa sua inadeguatezza con il sottrarre la parte che dovrebbe dare alla collettività, che gli garantisce l’ordine pubblico, la salute, le strade e le infrastrutture anche attraverso le quali realizza il suo business, magari gli garantisce anche l’esenzione dal ticket sanitario e l’asilo nido gratuito per i figli, borse di studio e altre provvidenze che il lavoratore dipendente, con un reddito lardo pari a quello che lui non dichiara, deve solo contribuire a garantire ma non ne è ammesso al godimento perché troppo “ricco”.

E allora il contrasto all’evasione diventa anche una misura atta a riequilibrare la corretta concorrenza, supplendo a quello che il libero mercato, falsato dal gioco sporco dell’evasore, non riesce fare, vale a dire far uscire coloro che non riescono ad essere competitivi.

 

 

Libro: Compliance Fiscale

Come prevenire i rischi in ambito tributario ai fini della compliance

(di Claudio Melillo)

Ho appena terminato l’ultima mia fatica editoriale (con prefazione del Prof. Avv. Raffaello Lupi) dal titolo:

Compliance Fiscale – Strumenti e soluzioni per la prevenzione dei rischi fiscali.

Il mio libro ha un approccio molto pragmatico e contiene numerosi esempi, check list, schemi, modelli e casi reali tratti dalla mia esperienza professionale (15 anni come funzionario della Guardia di Finanza e 10 come Fiscalista). L’ultimo capitolo descrive un case history tratto da un progetto da me implementato presso un’impresa mia Cliente che spiega come si può realizzare un sistema di gestione e controllo del rischio fiscale sia ai fini dell’adesione alla cooperative compliance (per le imprese più grandi) sia ai fini della gestione virtuosa dei rapporti con il Fisco (per le PMI).

Si tratta di un’opera che testimonia la crescente importanza della cooperazione tra Fisco e Contribuenti e la conseguente necessaria attenzione alla riduzione dei rischi di natura fiscale e penal-tributaria derivanti dalle questioni interpretative. Non a caso, la sua pubblicazione si sovrappone alle recenti direttive sull’analisi dei rischi fiscali e sulla compliance per il triennio 2019-2021 emanate dall’Agenzia delle Entrate guidata dal Gen. Dott. Antonino Maggiore di cui alla circolare nr. 19/E dell’8 agosto 2019.

L’approccio del libro è multidisciplinare poiché l’impresa (principale oggetto della mia indagine) può essere investigata, sotto il profilo fiscale, solo se si comprendono correttamente tutti gli altri profili che la caratterizzano (es., organizzativo, legale, societario, contabile, finanziario, ecc.)

All’interno del libro ci sono anche alcuni preziosi contributi di due brillanti Ufficiali della Guardia di Finanza di Milano, di un manager di una prestigiosa Azienda e di un Avvocato del mio Studio.

Il libro è destinato a: commercialisti, avvocati, consulenti fiscali, responsabili amministrativi e fiscali d’azienda, tax auditor, operatori dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, tax risk manager, tax compliance officer, ecc.

Per chi volesse acquistare l’opera edita da IPSOA Wolters Kluwer: ACQUISTA IL LIBRO (IN PROMOZIONE)

Per informazioni: compliancefiscale@economiaediritto.

Milano, 18 giugno 2018: grande successo per il convegno “Tax & Crime Risk Management, la prevenzione dei rischi fiscali e penal-tributari nei rapporti internazionali“.

Era uno degli eventi più attesi e non ha tradito le aspettative il convegno organizzato dal Dott. Claudio Melillo, vice Presidente e Coordinatore Scientifico dell’Alta Formazione della Commissione Fiscalità Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano.

L’evento, tenutosi il 18 giugno 2018 presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano, si è svolto davanti a una folta platea formata da professionisti, funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

Gli autorevoli relatori – introdotti dal saluto del Presidente della Commissione Fiscalità Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano Prof. Roberto Franzé– si sono confrontati sui temi della fiscalità internazionale e della criminologia economico-tributaria.

Gli argomenti affrontati sono stati molteplici, dai fenomeni evasivi a quelli elusivi ed i loro risvolti penalistici, ognuno rivisitato in chiave preventiva alla ricerca di nuovi sistemi di Tax & Crime Risk Management al fine di garantire un elevato grado di Compliance fiscale.

Massima attenzione ed importanza è stata data alla figura del commercialista che, con i mezzi e le competenze a sua disposizione, è stato ritenuto il naturale presidio (in qualità di Tax Risk Manager) per anticipare ed evitare situazioni patologiche che potrebbero scaturire da operazioni economiche e/o finanziarie cross border.

Il convegno rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di una sensibilità seria e consapevole rispetto ai temi della Tax Compliance nelle imprese e segna un momento di riflessione per realizzare una piattaforma di aggiornamento e di confronto costante e interdisciplinare tra Professionisti (Avvocati, Commercialisti e Consulenti), Funzionari dell’Amministrazione finanziaria (Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate) e Magistrati.

La Redazione

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Il 18 giugno 2018, alle ore 14:00, presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano, in Corso Europa 11, si terrà il Convegno scientifico intitolato:

Tax & Crime Risk Management: la prevenzione dei rischi fiscali e penal-tributari nei rapporti internazionali“.

Si tratta di una iniziativa coordinata dal Dott. Claudio Melillo (www.claudiomelillo.it), vice Presidente e Coordinatore Scientifico dell’Alta Formazione della Commissione Fiscalità Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano.

Il Convegno si inserisce in un più ampio programma di iniziative formative e culturali volte a sensibilizzare professionisti, imprese e istituzioni sui temi dell’etica e della compliance fiscale e penal-tributaria, in un Paese caratterizzato, da un lato, da diffusi fenomeni di evasione, elusione e corruzione e, dall’altro, da un elevato grado di incertezza normativa e impunità.

L’evento è a numero chiuso (max 130 posti) e prevede il riconoscimento di 5 CFP.

La prenotazione è obbligatoria:

  • Commercialisti: prenotazione tramite www.odcec.mi.it;
  • Altri (professionisti, funzionari, ecc.): prenotazione via email all’indirizzo taxandcrime@economiaediritto.it.

Per informazioni: 02 38262001 (Dott. Matteo Montanari).

Preleva la locandina del Convegno: 18 GIUGNO 2018_Convegno_Tax & Crime Risk Management.

INCONTRO FORMATIVO DEL CENTRO STUDI DI ECONOMIA E DIRITTO:

(Accreditato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano)

 Martedì 30 giu 2015 (14:00-18:00)

Milano, Via Santa Maria Valle, 3

 “Diritto Tributario dell’UE:

la preminenza del diritto comunitario e la disapplicazione norme nazionali da parte del giudice tributario. Il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia come ‘ulteriore’ grado di giudizio”

 Seminario integrativo del TAX L@b 2015.

Relatore:

Claudio Melillo, Dottore di Ricerca in Diritto Tributario, Dottore Commercialista e Tributarista in Milano.

L’incontro verte sul principio di preminenza del diritto dell’UE sul diritto interno, sul rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea e sulla disapplicazione delle norme tributarie italiane da parte del giudice nazionale in caso di contrasto con il diritto dell’UE.

La didattica è supportata da una pubblicazione monografica del Dott. Claudio Melillo (acquistabile su Lulu.com con il 50% di sconto), confluita nel 2009, previo giudizio positivo del Prof. Cesare Glendi, nella prestigiosa Rivista “Diritto e Pratica Tributaria” diretta dal Prof. Avv. Victor Uckmar (Ed. CEDAM). La pubblicazione è il risultato di un progetto di ricerca sviluppato dal Dott. Claudio Melillo tra il 2007 e il 2008 (e ancora molto attuale), con il coordinamento del Prof. Avv. Manlio Ingrosso (Ordinario di Diritto Tributario dell’Università degli Studi di Napoli) nell’ambito del Centro di Ricerche Tributarie dell’Impresa (Ce.R.T.I.) dell’Università Bocconi di Milano, diretto dal Prof. Avv. Giuseppe Marino. La pubblicazione costituisce il materiale didattico di riferimento, unitamente ad eventuali slide integrative.

Ospite:

Cesare Maragoni, Colonnello t. S.F.P. della Guardia di Finanza, Comandante del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pavia (il quale partecipa a titolo personale).

*****

Le attività formative del Ce.S.E.D. si concluderanno con il seminario del 30 giugno 2015 e riprenderanno il 18 settembre 2015 con il laboratorio sulla internazionalizzazione delle PMI (20 ore): Scarica il calendario completo dei corsi accreditati dall’ODCEC di Milano.

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CONTRIBUTO DI PARTECIPAZIONE

E MODALITA’ DI PAGAMENTO

(CON RICONOSCIMENTO DI 4 CFP DA PARTE DELL’ODCEC DI MILANO)

Il pagamento del contributo di partecipazione (30,00 €) può essere effettuato tramite bonifico bancario utilizzando i seguenti dati:

Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D.

Via Padova, 5 – 20025 Legnano (MI)

IBAN: IT32 X031 5801 600C C102 2001 078

indicando come causale: «Contributo di partecipazione al/ai modulo/i del …..».

A fronte del contributo versato verrà rilasciata apposita ricevuta da richiedere direttamente presso la sede del Corso.

Ai frequentatori del Corso verrà rilasciato l’attestato del Ce.S.E.D. nonché, su richiesta, l’attestato di partecipazione ai fini del riconoscimento dei CFP da parte dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Contributo di partecipazione (con riconoscimento 4 CFP da parte dell’ODCEC di Milano): 30,00 euro.

E’ ammesso il pagamento direttamente presso la sede del Corso (rivolgersi al Dott. Francesco Zappia).

Informazioni e prenotazioni: E-mail: dirittotributarioue@economiaediritto.it – Telefono: 02/00681087 (Melillo & Partners).

di Andrea Orabona

Nella recente seduta n. 46 del 24 gennaio 2014, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’atteso Decreto Legge sul rientro dei capitali dall’estero (attualmente in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) – contenente disposizioni in materia di rinvio dei termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi”.

(di Claudio Melillo)

Negli ultimi anni lo scenario riguardante l’azione di contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale posta in essere in ambito internazionale dalle Autorità fiscali dei vari Paesi si è evoluto sensibilmente. Grazie all’impulso degli organismi internazionali e, in particolare, dell’OCSE, è emersa una sana e lucida consapevolezza – a lungo sottovalutata dai singoli Stati – del dilagare di una pericolosa distorsione comportamentale che, se in passato, poteva riguardare teoricamente solo alcune organizzazioni multinazionali di rilevante dimensione oggi può essere ricondotta anche a quei contribuenti piccoli e medi che si rivolgono ai mercati esteri mediante operazioni di delocalizzazione complesse e forme di pianificazione fiscale particolarmente aggressive. È il caso di quei soggetti – siano essi persone fisiche che imprese – che, pur essendo inseriti nel tessuto economico e produttivo nazionale, elaborano fantasiose strategie di riorganizzazione su base transfrontaliera o transnazionale, apparentemente giustificate da ragioni economiche, ma in realtà finalizzate a sfruttare vantaggi fiscali talvolta assai significativi, a danno dell’Erario nazionale oltre che dei loro competitors. Si tratta di un fenomeno che prende le mosse evidentemente dal generale e irrefrenabile desiderio di ottenere un risparmio fiscale con metodi più o meno leciti ma che assai frequentemente sfocia in comportamenti patologici di tipo “criminale” e, dunque, punibili sotto il profilo penale, come testimoniano i dati raccolti ogni anno dalla Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate. Tali comportamenti sono ormai oggetto di attenzione e analisi da parte di tutti gli organi istituzionali preposti alla tutela delle entrate erariali; inoltre, la loro dimensione è tale da giustificarne l’inclusione tra i fenomeni criminali veri e propri. È il caso di molti Stati, tra cui l’Italia, ove esiste una specifica disciplina (D.Lgs. n. 74/2000) che prevede sanzioni di natura penale a fronte di talune condotte ben definite. Considerata la particolare rilevanza del danno prodotto da siffatti comportamenti in termini di base erosion and profit shifting (per usare un’espressione utilizzata dall’OCSE) e sussistendo la reale necessità di arginare gli effetti devastanti dell’evasione e dell’elusione fiscale internazionale è opportuno avviare progetti di ricerca e studio – magari in seno alle università – in materia di “criminologia e criminalistica tributaria nazionale e internazionale”. È giunto cioè il momento di trattare con un approccio scientifico i fenomeni di devianza sociale che portano l’individuo a compiere attività che configurano, a determinate condizioni, illeciti tributari di natura penale. In tal senso si può definire la “criminologia e criminalistica tributaria”, come quel settore delle scienze criminologiche rivolte tipicamente allo studio delle principali tematiche di diritto e procedura penale che interagiscono con il diritto tributario e con la tecnica della verifica fiscale. L’obiettivo è quello di descrivere e ed analizzare scientificamente gli aspetti criminologici legati ai fenomeni dell’evasione fiscale (nazionale e internazionale), ponendo particolare attenzione agli effettivi contributi, in termini di prevenzione, che tale disciplina può fornire oggi all’interno del nostro sistema giudiziario e penal-tributario. Per ottenere un approccio efficace al problema occorre evidentemente essere esperti del settore e possedere una formazione interdisciplinare che spazia dalle nozioni economico-giuridiche di base alle competenze specialistiche di criminologia, criminalistica, diritto penale, procedura penale, psicologia, sociologia economica e così via. Questo consente agli operatori di agire al meglio e con cognizione di causa nel complesso contesto degli illeciti tributari aventi rilevanza penale, nell’ambito del quale, a determinate condizioni, i principi propri della “criminologia” trovano concreta applicazione.

L’Italia è dotata di potenzialità enormi sotto questo profilo in quanto le professionalità e le competenze sopra descritte già esistono. La Guardia di Finanza ne è un esempio concreto in quanto, oltre ad essere un Corpo militare, è anche un importante organo di polizia tributaria e giudiziaria, preposto ad operare nel settore tributario a tutto campo, anche quando le condotte dei contribuenti sfociano in comportamenti patologici aventi rilievo penale.

Nell’ambito del contrasto all’evasione e all’elusione fiscale internazionale, l’Amministrazione finanziaria italiana, come è noto, definisce ogni anno gli obiettivi principali della sua azione, fissando le linee guida da seguire nell’attività di verifica fiscale. Negli ultimi anni, l’attenzione del Fisco italiano si è spostata in maniera evidente sulle operazioni a carattere transfrontaliero e transnazionale, in quanto ritenute a maggior rischio dal punto di vista fiscale. Questo differente orientamento rispetto al passato è stato indotto dal dibattito avviato dagli organismi internazionali e comunitari che si occupano, tra l’altro, di questioni tributarie.

Così, ad esempio, in occasione dell’incontro del G20, svoltosi a Mosca il 19 e il 20 luglio 2013, l’OCSE ha presentato il cosiddetto Action Plan on Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), un ambizioso e lungimirante progetto di contrasto dell’evasione fiscale internazionale, condiviso da numerosi Paesi, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Francia e Italia che si è reso necessario per la crescente consapevolezza, da parte dei singoli Stati, che l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti, trovano la loro ragion d’essere nelle asimmetrie esistenti tra i vari sistemi tributari, generando quei fenomeni di “doppia non imposizione” che consentono a taluni soggetti di ottenere indebiti vantaggi fiscali, talvolta, attraverso condotte punibili con sanzioni di natura penale.

In questo contesto, assume particolare importanza la cooperazione internazionale tra diverse Autorità fiscali per lo scambio di informazioni o per lo svolgimento di verifiche simultanee. A titolo esemplificativo (e non esaustivo) è importante segnalare il recente accordo denominato Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), adottato dall’Italia e da altri Paesi per favorire, in base al principio di reciprocità, lo scambio automatico di informazioni bilaterale finalizzato a favorire la tax compliance a livello internazionale e l’applicazione di una legislazione condivisa.

In Italia, sotto il profilo operativo assume notevole rilevanza anche e soprattutto l’attività investigativa e repressiva della Guardia di Finanza. In particolare, il “Nucleo Speciale Entrate” del Corpo ha messo a punto un’azione di contrasto all’evasione fiscale internazionale denominata “Planet“, che mira a colpire diverse forme di evasione perpetrate attraverso articolate e, talvolta, complesse e artificiose strutture societarie.

Il progetto “Planet”, attualmente in corso, si pone l’obiettivo di sviluppare una efficace lotta a fenomeni quali:

  • la sottrazione di redditi imponibili al regime fiscale nazionale, attraverso la cosiddetta esterovestizione societaria e le residenze fiscali fittizie delle persone fisiche;
  • le stabili organizzazioni “occulte”, materiale e personale;
  • il ricorso ai paradisi fiscali per erodere materia imponibile che, altrimenti, sarebbe tassata in Italia;
  • l’uso e l’abuso delle agevolazioni previste dalle direttive comunitarie “madre figlia” e “interessi e canoni” e dalle convenzioni contro le doppie imposizioni (i.e., treaty shopping);
  • la delocalizzazione dei redditi in Paesi a ridotta fiscalità, attraverso società controllate e/o collegate (i.e., Controlled Foreign Companies);
  • l’utilizzo distorto dei trust;
  • il trasferimento di utili tra società ubicate in Paesi diversi e appartenenti al medesimo gruppo, attraverso politiche aggressive di transfer pricing.

Il progetto “Planet” è di particolare attualità non solo perchè riguarda tematiche prioritarie nelle politiche fissate dal Ministro dell’Economia e delle finanze nell’atto di indirizzo del 2013 ma soprattutto perché, in un momento caratterizzato da una grave congiuntura economica come quella attuale, non risulta agevole distinguere i soggetti che, legittimamente, attuano politiche virtuose di tax governance da quelli che invece intraprendono strategie speculative di aggressive tax planning a danno dello Stato e dei loro competitors.

I fenomeni sopra elencati sono estremamente insidiosi in quanto non emergono evidentemente ad una prima verifica della documentazione contabile. Ciò impone ai verificatori di andare oltre le apparenze, interpretando gli indizi ed effettuando numerosi riscontri. Ne consegue la necessità per le imprese più esposte al rischio di controllo – vale a dire quelle che operano con l’estero (o che intendano farlo) – di adottare idonee politiche di tax governance e di tax risk management, dotandosi strumenti di gestione e controllo del rischio fiscale (es., tax control framework) idonei a garantire la tax compliance, vale a dire il pieno rispetto delle norme fiscali.

La questione non è di poco conto se si pensa che le verifiche fiscali in materia di esterovestizione, o di transfer pricing, tanto per fare esempi concreti, conducono spesso a rettifiche significative del reddito dichiarato, tali da far assumere alla condotta sottostante una rilevanza penale. Ciò, naturalmente, non implica in senso assoluto che tutte le imprese che subiscono una rettifica significativa del reddito in ragione – per esempio – di una presunta esterovestizione abbiano effettivamente evaso le imposte, poiché, data la complessità della disciplina fiscale dei rapporti internazionali, può ben accadere che talvolta vengano adottate, sia da una parte che dall’altra, decisioni fuorvianti in ragione della notevole discrezionalità cui si prestano le valutazioni relative ai predetti temi. Risulta, tuttavia, indubbio che il profilo penalistico e criminologico insorge quando il contribuente ha la possibilità, grazie politiche di pianificazione fiscale aggressiva, di ottenere grandi vantaggi in termini di abbattimento di imposte. Appare altresì evidente come per un contribuente spregiudicato che non teme la responsabilità penale sia molto più facile ricorrere a soluzioni sofisticate che producano effetti in diverse giurisdizioni, piuttosto che agire mediante i tradizionali artifici evasivi (ben noti al Fisco) che non garantiscono vantaggi rilevanti e che possono essere agevolmente individuati dai verificatori.

Anche in questo caso, la “criminologia tributaria” potrebbe fornire risposte utili a spiegare, in termini scientifici, i meccanismi che inducono il contribuente a porre in essere taluni comportamenti contra legem aventi rilevanza penale. Ciò consentirebbe, altresì, di programmare ogni anno una più efficace azione di contrasto dell’evasione fiscale internazionale, a beneficio degli esperti della Guardia di Finanza che operano nell’ambito del progetto “Planet” e dei futuri progetti antievasione. Risulta, infatti, fondamentale per gli operatori del Fisco avere a disposizione adeguati strumenti teorici ed applicativi per operare nell’ambito criminologico e criminalistico tributario, sulla scorta di tecniche investigative aggiornate e adeguate competenze nelle metodiche riguardanti la sicurezza e la prevenzione degli illeciti tributari di natura penale, anche in ragione del fatto che, ormai, i fenomeni dell’evasione e dell’elusione fiscale non sono più limitati ai rapporti interni ad un singolo Stato ma travalicano i confini nazionali e si intersecano con una complessa articolazione di flussi di difficile individuazione.

Il progetto “Planet” è la prova di come l’Amministrazione finanziaria sia in grado di calibrare efficacemente l’azione investigativa e repressiva in base ad un’attenta analisi del livello di rischio fiscale attribuibile a ciascuna categoria di contribuenti e ai diversi comportamenti posti in essere da questi ultimi. Di conseguenza, considerate le fattispecie evasive ed elusive più diffuse, è ragionevole pensare che i rapporti con l’estero saranno sempre più oggetto di interesse in sede di verifica fiscale. In questo contesto, alla luce della profonda crisi che attanaglia le imprese italiane, è opportuno, da un lato, che i contribuenti pongano in essere politiche trasparenti di tax governance basate su adeguati modelli di tax compliance e, dall’altro, che il Fisco adotti un atteggiamento equilibrato, basato sull’analisi preventiva del rischio fiscale, in modo da operare preliminarmente una netta distinzione tra le diverse categorie di soggetti passivi d’imposta: gli onesti, gli evasori e i criminali.

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Con il presente articolo, prende il via un ambizioso progetto di ricerca del Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D. sul tema della “Criminologia Tributaria“, coordinato e diretto dal sottoscritto, che troverà spazio nell’omonima Rubrica di questa Rivista, oltre che su un sito dedicato (www.criminologiatributaria.it), e sarà oggetto di riflessione e studio sia in ambito nazionale che internazionale.

Sono ammessi a partecipare al progetto, previa selezione per titoli e colloquio:

  • Docenti, ricercatori, dottori di ricerca e laureati;
  • Dipendenti della Guardia di Finanza.

La richiesta di partecipazione può essere redatta su carta libera e trasmessa a mezzo posta elettronica, all’indirizzo:

ricerca@economiaediritto.it.

 

Claudio Melillo

Direttore Scientifico del Ce.S.E.D.

Coordinatore del progetto di ricerca sulla “Criminologia Tributaria

cmelillo@economiaediritto.it

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