Accordi e Convenzioni Banche

Economia reale ed economia finanziaria: le due entità del sistema economico

I sistemi economici moderni prevedono un’importante distinzione tra:
– Economia reale;
– Economia finanziaria.
L’economia reale consiste, essenzialmente, nell’insieme delle attività legate alla produzione, e al commercio, di beni e servizi in un’economia. Tipicamente comprende le aziende, fabbriche, i terreni e gli immobili.
L’economia finanziaria, invece, concerne l’allocazione e la gestione della liquidità tramite strumenti finanziari particolari come azioni, obbligazioni, fondi comuni d’investimento, titoli di stato e derivati.
La parola economia, infatti, deriva dal greco oikonomos, che concerne l’insieme delle attività per la corretta allocazione delle risorse per il buon funzionamento, e gestione, della casa.
L’economia, inoltre, riguarda l’allocazione efficiente di risorse scarse. Il pianeta Terra, infatti, è un sistema biofisico chiuso e limitato le cui risorse sono disponibili in ammontare limitato.
Compito della teoria economica, e lavoro degli economisti, è quello di studiare la giusta allocazione di queste risorse.
Tra economia reale e finanziaria, inoltre, vi è un’importante relazione e legame. L’economia reale, riguardando ed interessando più da vicino la vita delle persone, necessita dei finanziamenti e della liquidità proveniente dai mercati finanziari.
Attraverso i mercati finanziari, dunque, le imprese e le aziende acquisiscono la liquidità necessaria per realizzare investimenti ed espandere la propria capacità produttiva.
Le imprese, dunque, si relazionano attivamente con gli intermediari finanziari per ottenere risorse economiche e finanziarie utili al loro funzionamento.
Il tasso d’interesse, ad esempio, indica la quantità di denaro, ovvero di liquidità, che il debitore dovrà corrispondere al creditore al termine del prestito contratto.

In ambito economico, infatti, gli investimenti, effettuati dalle imprese, sono espressi dalla seguente relazione:
I = I0 – bi
I0 = “spiriti animali”, ovvero la fiducia, e la prospettiva, degli agenti economici, e degli imprenditori, circa le condizioni futuro macroeconomico;
b = indice di sensibilità, e reattività, di come gli investimenti reagiscono alle variazioni del tasso d’interesse;
i = tasso d’interesse richiesto, dai mercati finanziari, per ottenere la liquidità necessaria al corretto funzionamento del sistema economico.

Gli investimenti, in ambito economico, non riguardano propriamente ciò che viene inteso in ambito finanziario, ovvero l’allocazione di denaro e liquidità al fine di preservare, e possibilmente incrementare, il valore del capitale nel tempo.
Gli investimenti, dunque, a livello produttivo riguardano la variazione dello stock produttivo, ovvero degli impianti e macchinari di produzione.
A testimonianza dell’importanza della fiducia, in ambito economico e finanziario, è bene rimarcare la celebre citazione di John Maynard Keynes, celebre economista britannico del XX secolo, secondo cui: “Si può portare il cavallo alla fontana, ma non lo si può convincere un bere”.

Con questa frase l’economista vuole indicare come le politiche monetarie espansive, volte ad abbassare i tassi d’interesse per innescare la ripresa economica, molto spesso non siano sufficienti qualora l’economia si trovi in ​​trappola della liquidità, come avvenuto in Europa tra il 2007-2012 con tassi d’interesse pari allo o% ed vendere nulla, nonostante le politiche monetarie ultra espansive varate dall’allora governatore Mario Draghi attraverso il programma di Quantitative Easing, a testimonianza di come la fiducia e le prospettive economiche future sono cruciali nell’analisi e nella pianificazione economica.

La produzione aggregata, ovvero la quantità di output, ovvero beni e servizi prodotti e realizzati da un’impresa, dipende essenzialmente da due fattori ben distinti: capitale e lavoro .
A livello matematico, ed analitico, avremo la seguente formulazione:
Y = f (K,L)
In cui:
Y: produzione aggregata ( output );
f: funzione matematica, una testimonianza della relazione vigente tra Y ( output), K (capitale) e L (lavoro).
K: capitale dell’impresa (macchinari e impianti di produzione);
L: lavoro impiegato, ed assorbito, dall’impresa.
Le imprese, affinché possano produrre ed innovare, necessitano di ingenti investimenti in capitale fisico e umano (tipicamente i lavoratori).
Le risorse finanziarie, come riportate in precedenza, verranno raccolte tramite i mercati finanziari e, progressivamente, impiegate per espandere la capacità produttiva totale.
In economia, inoltre, è cruciale analizzare la relazione esistente tra la crescita della produttività e la disponibilità fisica, di capitale umano e tecnologico.

Infatti, considerando fisso l’ammontare di capitale fisico (K), la funzione di produzione dell’impresa diventa la seguente:
Y = f (K, L)
Adesso proviamo, seppur brevemente, ad illustrare il tutto con un semplice esempio:
Un’ impresa, per garantire efficienza e produttività alla sua catena produttiva, necessita di 10 macchinari ed impianti produttivi e di 10 operai.
Qualora, però, gli impianti produttivi rimanessero inalterati ed aumentassero gli occupati, l’impresa inevitabilmente opererebbe in regime di produttività marginale decrescente.


Nel grafico, dunque, possiamo facilmente notare come all’aumentare del lavoro, ovvero del fattore di produzione impiegato dall’impresa nel ciclo produttivo, la produttività marginale del lavoro, ovvero la quota di prodotto per unità di lavoro impiegata, diminuisce significativamente., dal momento che molti operai rimarrebbero inoccupati e l’impresa non starebbe allocando, in modo efficiente e produttivo, le risorse economiche a disposizione.
Affinché Y (ovvero la produzione dell’impresa) rimanga inalterata, bisogna necessariamente operare sui due fattori di produzione: capitale e lavoro.
Qualora, però, il fattore produttivo lavoro venisse ridotto (causando un rapido e significativo incremento della disoccupazione), per poter garantire la stessa produzione e ricchezza, l’impresa dovrebbe adottare, ed implementare, tecnologie più efficienti e produttive che, a parità di input, consentono di consentire di replicare lo stesso ammontare di output.
Questa trasformazione economica, sostanzialmente, è ciò che sta avvenendo ultimamente grazie al progresso scientifico e tecnologico.
Rendere più efficiente, e produttivo, il capitale fisico dell’impresa permetterà, alla stessa, di impiegare la liquidità, derivante dalla vendita dei suoi beni/servizi, nel miglioramento, tecnologico e fisico, degli impianti di produzione e non nell’assunzione, e nella retribuzione, dei dipendenti che, inevitabilmente, saranno ridotti e progressivamente rimpiazzati da tecnologie sempre più performanti.
La riduzione dell’occupazione, indubbiamente, causerà tensione e disordine sociale, con incremento della disoccupazione e del malcontento.
E’ bene, dunque, che l’impresa allochi, nel miglior modo possibile, capitale e lavoro nella sua attività produttiva.
Contestualmente lo Stato, ovvero il settore pubblico dell’economia, necessita di risorse, economiche e finanziarie, per il corretto funzionamento dell’apparato tecnico-amministrativo. Il gettito fiscale, dunque, permette allo Stato di erogare i servizi pubblici (stipendi dei dipendenti pubblici, sicurezza, difesa, istruzione, sanità ecc.).
Se, però, le risorse economiche, incassate dall’amministrazione pubblica, non sono sufficienti ad elargire e sostenere la spesa pubblica essa, inevitabilmente, andrà progressivamente rivista o, per sopperire alla carenza di liquidità, bisognerà ottenere credito dai mercati finanziari.

Il debito pubblico, infatti, altro non è che la somma di tutti i finanziamenti ricevuti dagli investitori, nazionali ed esteri, maggiorati dal tasso d’interesse applicato al debito.
Analiticamente, dunque, l’andamento del debito pubblico può essere rappresentato come segue:
ΔB = (GT) +rB
In cui:
(GT): se positivo rappresenta l’avanzo di bilancio, altrimenti il ​​deficit /disavanzo di bilancio:
r : rappresenta il tasso d’interesse reale, ovvero al netto dell’inflazione, applicato sul debito;
B: stock di debito pubblico esistente.
Il debito, dunque, è sempre associato ad un credito e permette agli agenti economici, pur non disponendo di reddito e di liquidità, di concorrere al buon funzionamento del sistema economico, per ripagare l’onere del debito in futuro.

Una buona etica del debito, quindi, prevede che il sistema economico, in regime di economia crescente, debba accantonare e risparmiare risorse per far fronte a periodi futuri di incertezza e restituzione del capitale.
Proviamo, adesso, a descrivere brevemente il funzionamento di un sistema economico chiuso, ovvero privo di rapporti, scambi commerciali con l’estero, e della presenza della pubblica amministrazione (Stato).
Il reddito aggregato prodotto (Y, Pil) è dato dalla somma di consumi aggregati e investimenti delle imprese, infatti si avrà:
Y = C + I
Il reddito prodotto, inoltre, può essere impiegato sottoforma di consumi e risparmi e, dunque, avremo la seguente formulazione:
Y = C + S
Eguagliando le due equazioni otterremo:
C + I = C + S
Ovvero:
I = S

Un sistema economico chiuso, ovvero privo di scambi commerciali ed economici col resto del mondo, prevede che gli investimenti delle imprese vengano finanziati tramite il risparmio privato. L’offerta di risparmio, da parte delle famiglie, e la domanda di investimento si incontreranno nel settore bancario e tramite il mercato dei titoli finanziari, così facendo le imprese riceveranno la liquidità necessaria per poter realizzare investimenti in macchinari, attrezzature utili alla produzione.

Adesso proviamo a ragionare in un contesto di economia aperto agli scambi commerciali con l’estero e caratterizzato dalla presenza del settore pubblico.
Il reddito aggregato (Pil) potrà, sempre, essere allocato tra consumi e risparmi e, dunque, si avrà:
Y = C + S
In presenza di tassazione, però, il reddito disponibile per gli agenti economici sarà il seguente:
Yd = C + S – T
A livello produttivo, invece, avremo la seguente formulazione:
Y = C + I + G – T + X – M
In cui:
Y = Pil (Produzione aggregata dell’economia);
C = Consumi aggregati;
I = Investimenti realizzati dalle imprese in attrezzature ed impianti produttivi;
G = Spesa pubblica sostenuta dall’amministrazione per acquisto di beni/servizi;
T = Livello di tassazione;
X = Esportazioni di beni e servizi all’estero;
M = Importazioni di beni e servizi da altri sistemi economici.

Eguagliando, come nel primo esempio, le due equazioni sopra riportate possiamo ricavare la seguente equazione di equilibrio:
C + Sp = C + I + G – T + X – M
Sp = G + I – T+ X – M
Sp = (G – T) + (X – M) + I
Sp = risparmio privato, ovvero la quota di reddito/ricchezza privata non destinata al consumo.
(G – T) = Avanzo (se positivo) o disavanzo (se negativo) del settore pubblico;
(X – M) = Esportazioni nette, dato dalla differenza tra esportazione e importazione. Qualora (XM)>0 l’economia sperimenterà un avanzo commerciale, altrimenti un disavanzo commerciale.

In un’economia aperta, dunque, il risparmio privato finanzierà gli investimenti privati, il deficit pubblico o l’eventuale disavanzo commerciale.

Riscrivendo l’equazione, ponendo l’enfasi sul settore pubblico, avremo la seguente relazione economica:
(GT) = (XM) + (I – Sp)
Il deficit pubblico, dunque, può essere finanziato da un surplus commerciale, ovvero dall’afflusso di valuta domestica nell’economia data la vendita all’estero di beni e servizi, o tramite la ricchezza privata, dati appunto dalla differenza tra risparmi ed investimenti.
Queste identità economiche sono sempre verificate e delineano la stretta relazione tra economia reale e finanziaria, i due veri tessuti di ogni sistema economico.

NESSUN COMMENTO

Lascia un Commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.