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criminologia tributaria

Il 18 giugno 2018, alle ore 14:00, presso la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano, in Corso Europa 11, si terrà il Convegno scientifico intitolato:

Tax & Crime Risk Management: la prevenzione dei rischi fiscali e penal-tributari nei rapporti internazionali“.

Si tratta di una iniziativa coordinata dal Dott. Claudio Melillo (www.claudiomelillo.it), vice Presidente e Coordinatore Scientifico dell’Alta Formazione della Commissione Fiscalità Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano.

Il Convegno si inserisce in un più ampio programma di iniziative formative e culturali volte a sensibilizzare professionisti, imprese e istituzioni sui temi dell’etica e della compliance fiscale e penal-tributaria, in un Paese caratterizzato, da un lato, da diffusi fenomeni di evasione, elusione e corruzione e, dall’altro, da un elevato grado di incertezza normativa e impunità.

L’evento è a numero chiuso (max 130 posti) e prevede il riconoscimento di 5 CFP.

La prenotazione è obbligatoria:

  • Commercialisti: prenotazione tramite www.odcec.mi.it;
  • Altri (professionisti, funzionari, ecc.): prenotazione via email all’indirizzo taxandcrime@economiaediritto.it.

Per informazioni: 02 38262001 (Dott. Matteo Montanari).

Preleva la locandina del Convegno: 18 GIUGNO 2018_Convegno_Tax & Crime Risk Management.

UniTS

Dipartimento di Scienze Politiche e sociali

Corso di Laurea Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia

Foto Conferenza Comandante In Seconda Gorizia 27 Marzo 2015 (4)

Il 27 marzo 2015 alle ore 11,00, presso il Polo Goriziano della prestigiosa Università di Trieste, si è svolto un interessante Convegno al quale hanno partecipato autorevoli relatori del mondo istituzionale, accademico e professionale. Tra tutti, si cita il Comandante in Seconda della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Dott. Pasquale Debidda, il quale ha esposto in maniera chiara ed efficace il tema oggetto della sua relazione.

Nell’ambito del Convegno, al quale hanno assistito studenti, docenti e rappresentanti delle Istituzioni, si è discusso dei principali temi riconducibili alla criminalità economico-finanziaria internazionale nonché alle modalità e strumenti per contrastarla.

Dal confronto è emerso il ruolo cruciale della Guardia di Finanza e delle altre Forze dell’Ordine nella lotta alle organizzazioni criminali e la necessità di proseguire sulla strada della prevenzione e della repressione.

Dopo l’intervento introduttivo del Generale Pasquale Debidda, il quale ha rappresentato lo scenario internazionale del crimine economico-finanziario, descrivendo le principali strategie investigative adottate dal Corpo della Guardia di Finanza, è intervenuto il Dott. Claudio Melillo, Presidente del Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D., il quale ha tenuto una relazione sul tema dell’evasione fiscale internazionale e, in particolare, del Tax Risk Management e della Criminologia applicata all’ambito tributario (i.e.Tax Crime Risk Management ovvero Tax Crime Intelligence), evidenziando la necessità di recepire rapidamente i suggerimenti dell’OCSE riguardanti l’adozione di strumenti di monitoraggio (cosiddetti Tax Control Framework) che consentano alle imprese di prevenire i rischi fiscali, agevolando, dunque, il compito degli Organi di controllo nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale nazionale ed internazionale.

CONVEGNO

“I processi investigativi nel crimine economico finanziario internazionale”,

27 marzo 2015

  • Pasquale Debidda, Comandante in Seconda della Guardia di Finanza:

“Proiezione internazionale del crimine economico-finanziario: analisi e strategie di contrasto. La posizione della Guardia di Finanza.”

  • Fabio Pantaleo, responsabile Unicredit e referente per Banca d’Italia in relazione alle procedure antimafia:

“Il ruolo del sistema bancario nella prevenzione del crimine economico finanziario”

  • Claudio Melillo, Dottore Commercialista e Tributarista in Milano,

Presidente e Direttore Scientifico del Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D.:

“Criminologia tributaria internazionale ed esterovestizione societaria: un nuovo modello di tax risk management”

  • Francesco Sidoti, professore ordinario di criminologia, Università L’Aquila:

“L’intelligence economica: una contro-storia”.

  • Silverio Ianniello, vice presidente IPALMO:

Fatca e rubik :strumenti anche per contrastare il riciclaggio

Coordina PierGiorgio Gabassi, direttore Istituto per la Ricerca sul Negoziato di Gorizia

Aula Magna h. 11

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ALCUNI MOMENTI DEL CONVEGNO

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Foto Conferenza Comandante In Seconda Gorizia 27 Marzo 2015 (5)  Foto Conferenza Comandante In Seconda Gorizia 27 Marzo 2015 (7)

 











(di Pietro Pavone)

L’eterna lotta tra capitale e lavoro si combatte oggi su scala internazionale.

L’indiscussa globalizzazione dei mercati e la connessa libertà di movimento dei capitali hanno reso estremamente agevole trasferire ricchezza e spostare profitti, alla continua ricerca di maggiori margini o minori carichi fiscali.

Se sul versante della libera circolazione delle persone, che pure i processi di globalizzazione hanno significato, si è intervenuti a chiari intenti limitativi (arrivando perfino a concepire il reato di immigrazione clandestina), non altrettanto si è fatto quanto a limitazioni della libera circolazione dei capitali (come persuasi dalle parole magiche “concorrenza” e “competitività”).

La decisione di lasciare i detentori di capitali liberi di fuggire verso mete più felici vuol dire aver accettato il rischio – elevatissimo – di localizzazione delle ricchezze in paradisi fiscali; vuol dire aver rinunciato ad un attento monitoraggio preventivo privilegiando una difficile lotta all’evasione ex post.

Il dramma che si sta consumando è che quella eterna lotta tra capitale e lavoro, combattuta sul campo del “libero mercato”, sia sempre più per i lavoratori una guerra persa in partenza.

E’ il lavoro che inevitabilmente ne fa le spese perché concetto, per definizione, più facile da afferrare se contrapposto al capitale, sfuggente o forse irraggiungibile.

E’ sempre il lavoro a pagare il prezzo dell’incapacità di concepire una riforma strutturale del nostro sistema fiscale, accollandosi il peso di essere tassato in maniera sempre crescente per poter compensare la mancata tassazione del capitale “latitante” in qualche paradiso fiscale.

Come se non bastasse, di nuovo l’incontrollata libertà di movimento del capitale colpisce ancora il lavoro abbattendo la forza rivendicativa e sindacale di quegli ultimi scampoli di movimento operaio che ancora cercano di resistere nel nostro paese.

Sulla scorta di tale necessaria premessa, consapevoli del fatto che quello dell’evasione è problema prima di tutto politico che presuppone scelte in campo macroeconomico e considerazioni di ordine ideologico, è indubbia l’importanza delle indicazioni criminologiche e investigative per meglio comprendere questa particolare forma di devianza.

L’evoluzione dei sistemi economici e il mutamento della fisionomia dei mercati hanno, di fatto, avviato processi di ampliamento delle opportunità criminali.

Tuttavia, la globalizzazione del crimine, che ha dipinto di transnazionalità il fenomeno dell’erosione della base imponibile, non trova le premesse unicamente nell’ambiente esterno all’impresa.

E’ evidente che “gli uomini non sono creature passive alla mercé degli stimoli esterni; in gran parte essi creano il mondo nel quale vivono e agiscono”.[1]

Spesso se ne ha evidenza nella primissima fase di “contatto” del Fisco con il soggetto selezionato per il controllo fiscale: i primi sintomi di evasione è esperienza che possano registrarsi già in sede di accesso dei verificatori in azienda: le ricerche documentali eseguite consentono talora di acquisire pareri forniti da primari studi legali, dai quali emerge chiaramente la preoccupazione del management di fare il possibile per comprovare artificiosamente l’esistenza di motivi non fiscali alla base di una data scelta gestionale.

Insomma, una prima perversione morale dai risvolti fiscali certamente più facile da criminalizzare che da “smontare”: nel manifestarsi del fatto evasivo si rinviene un ruolo attivo o – meglio – riflessivo del soggetto agente: è l’uomo che costruisce attivamente il proprio agire evasivo.

E’ una tendenza che spesso guida le scelte fiscali di una società e che, se intercettata, può minare seriamente il cammino, apparentemente indisturbato, del fatto evasivo che avanza silenzioso.

A ben vedere, il percorso attraverso cui internazionalizzazione delle organizzazioni, pianificazione fiscale e criminalità si influenzano reciprocamente è l’espressione di un tratto congenito di ogni società: il profilo transnazionale delle realtà giuridico-economiche pone il quesito “pianificazione”, che – a sua volta – ben si presta a fare da spalla a comportamenti devianti. E’ fisiologico che imprese con funzioni localizzate in più stati cerchino di valorizzare quelle situate dove la fiscalità è più favorevole, speculando sull’arbitraggio fiscale.

Pertanto, più le realtà aziendali proiettano il proprio business a di là dei confini nazionali più aumenta il rischio che emerga la dicotomia tra tassazione territoriale e tassazione mondiale del reddito.

Viene, così, al pettine un primo nodo fondamentale: i comportamenti del contribuente e quelli del Fisco sono due facce della stessa medaglia: se per il primo la priorità è quella di individuare e minimizzare i rischi fiscali, per il secondo la priorità è quella di ricercare e massimizzare/valorizzare gli indizi di evasione: ciò che è curioso è che gli indizi – spesso– coincidono con i rischi.

Restando nel solco delle teorie che guardano al comportamento deviante quale esito di una scelta razionale, è evidente che un’impresa può evadere pur senza mutare le sue caratteristiche strutturali ma per il solo fatto di avviare rapporti con l’estero. Rapporti sopravvenuti – dunque – che rendono inadatta, dal punto di vista squisitamente fiscale, una configurazione strutturale in precedenza adeguata.

Nella partita che si gioca tra Amministrazione Finanziaria e contribuente, l’imperativo comune ad entrambi è diventato quello di anticipare la diagnosi di pericolosità fiscale.

L’anticipazione del rischio fiscale caratterizza tanto i principi organizzativi delle società tanto le regole d’azione del Fisco.

L’Amministrazione Finanziaria, in effetti, necessita di compiere continuamente un’analisi comportamentale dei soggetti presenti sulla scena economica al fine di ravvisare una trama che saldi taluni fatti evasivi (o potenzialmente tali) così da evidenziare modelli devianti verso cui tendere con azioni mirate: modelli di spiegazione del crimine tributario capaci di indagare la genesi del fatto evasivo.

In quest’ottica, i sistemi di frode fiscale entrano nel laboratorio del Fisco per l’osservazione al microscopio, allo scopo di affinare l’azione accertativa in un divenire sempre perfezionabile.

Tra le maglie di queste dinamiche, anche il contribuente – lo si è detto – è chiamato ad uno sforzo di analisi preventiva.

Lungi dal prefigurarsi di raggiungere uno stato di immunizzazione da qualsivoglia rischio fiscale, il contribuente opera per ridurlo ai minimi termini.

In questo senso, la prima attività di mappatura dei rischi di carattere fiscale comprende una presa di coscienza circa le aree di vulnerabilità fiscale presenti e potenziali (cioè conseguenti a determinate scelte organizzative, o a eventuali mutamenti nella legislazione tributaria o, ancora – più semplicemente – a cambiamenti degli indirizzi strategici del Fisco).

In questa delicata attività di analisi, è bene che si vada oltre il concetto di evasione come categoria generale onnicomprensiva, essendo certamente più agevole ed efficace un’analisi per aree di fiscalità internazionale.

Ciò che si intende è che la residenza fiscale, ad esempio, gioca si un ruolo di assoluta importanza nell’agire dei soggetti economici rappresentando il fondamento principale della pretesa impositiva, ma non è il solo punto chiave: esiste una evasione da stabile organizzazione, una da transfer pricing, al di là della classica evasione fiscale da paradiso fiscale, tutti concetti che implicano considerazioni ulteriori.

Peraltro, la fiscalità d’impresa, essendo anche e in parte il frutto di un’attività di interpretazione delle norme, sfugge ad un pieno governo da parte dell’impresa. Al contribuente è, di fatto, richiesto di destreggiarsi tra norme , prassi e giurisprudenza con esiti comunque incerti.

Si è visto che potenziamento delle tecniche di accertamento e rafforzamento della prevenzione e della compliance culture partono da un punto comune: l’analisi della variabile fiscale che, a differenza del passato, non è più assorbita dal modello di gestione ma è portatrice di una forza dirompente capace di modificare il modello di business. La variabile fiscale crea le decisioni aziendali; non le subisce passivamente.

Date queste considerazioni, si ritiene di dover collocare la questione dell’evasione sotto l’osservazione di nuove lenti.

A ben vedere ci si è timidamente occupati dell’evasione fiscale degli individui, cercando spiegazioni di carattere utilitaristico, sociologico e psicologico, mentre rimangono molte le lacune per quanto riguarda l’analisi del settore delle imprese. Pur essendo due facce della stessa medaglia, infatti, i due fenomeni si configurano e si sviluppano in modo diverso, ed altrettanto differenti sono, per questo, i metodi di analisi”.[2]

I tempi sono quelli di uno sforzo in termini di ricerca criminologico – tributaria.

Ce lo chiedono i lavoratori.

Note

[1] T. SHIBUTANI, Society and Personality, An Interactionist Approach to Social Psychology, Prentice-Hall, Englewood Cliffs 1961, p. 65.

[2] L. BARILE, L’evasione fiscale delle imprese: i recenti contributi della Teoria dei contratti; in Studi e Note di Economia N. 3/2005.

(di Pietro Pavone)

Che l’attuale politica economica comunitaria appaia come una politica contraddittoria (in quanto implica sacrifici senza risanare i conti) è cosa risaputa, pur se di difficile ammissione.

Che la politica fiscale nazionale, in assenza di regole condivise a livello europeo, possa salvare il Paese è parimenti inimmaginabile.

Fatto sta che la Riforma del sistema fiscale è al centro dell’azione di governo – o, almeno, dovrebbe esserlo – di questo come di altri in passato.

Con alcuni elementi di novità.

In molti sembrano aver compreso che gli studi europei sul fenomeno del Base Erosion and Profit Shifting (BEPS) non sono destinati a morire nei dossier della Commissione o nei paper degli accademici, ma vanno ad incidere nella carne viva degli onesti contribuenti, dalle cui tasche lo Stato finisce con il prelevare di più per compensare quanto di evaso non riesce a recuperare.

Lotta all’evasione e all’elusione fiscale dunque: il più classico dei leitmotiv.

Deve riconoscersi che negli ultimi anni il fenomeno del BEPS è stato affrontato in modo più analitico e sistematico di quanto avvenuto in passato.

I processi di espansione oltre frontiera delle multinazionali hanno dato al reddito prodotto una dimensione globale; pertanto, globale – si è capito – deve essere la risposta degli Stati.

Alcune aree della fiscalità internazionale sono caratterizzate da un elevato grado di rischio, inteso come maggiori opportunità in termini di BEPS. Così come esistono assetti societari a rischio da considerarsi veri e propri fattori di vulnerabilità (società che, per particolari caratteristiche, hanno probabilità notevolmente superiori ad altre di essere prese in esame dal Fisco).

In buona sostanza, spesso, siamo in presenza un’innata predisposizione di taluni complessi aziendali alla evasione/elusione: addirittura, in taluni casi, alcune società evadono quasi inconsapevolmente, pagando cioè la configurazione della loro stessa struttura (è accaduto di contestare a società estere una stabile organizzazione in Italia, di cui la stessa casa madre ignorasse l’esistenza).

Altre imprese scelgono consapevolmente di erodere la base imponibile.

L’occultamento di materia imponibile al Fisco non è altro che uno dei tanti modi di agire e di comportarsi sulla scena economica.

La Criminologia Tributaria studia questa particolare inclinazione della devianza ed è un approccio che si è reso necessario dopo anni e anni di riforme solo à la carte.

L’induzione al reato fiscale – si può osservare – può essere parte del processo di apprendimento delle pratiche commerciali, manageriali e contabili. È innegabile che qualsiasi forma di evasione transiti per una qualche alterazione dell’informativa di bilancio.

E nelle imprese più spregiudicate, coloro che definiscono tali “metodi di massimizzazione del profitto” come riprovevoli, prendendone le distanze, vengono spesso emarginati e i loro giudizi finiscono per avere ben poco peso.

La Criminologia Tributaria ha senso se concepita come scienza empirica (fondata sull’osservazione della realtà).

Diversi sono i metodi di ricerca per lo studio dei fenomeni delittuosi.

In ambito tributario si è fatto largo uso di statistiche di massa per esaminare l’estensione dei fenomeni e le caratteristiche più generali dei fatti criminosi (frequenza, diffusione, ecc.).

Di particolare interesse sono le correlazioni statistiche che possono essere positive (aumento dei rapporti con l’estero = aumento dei fenomeni evasivi), anche se si deve affermare che il fatto che due fenomeni si modifichino con andamento parallelo, non sempre indica che l’uno sia causato dall’altro. Nell’esempio proposto, la variabile è costituita dall’attuale strategia dell’Amministrazione Finanziaria, che ha deciso di concentrare la maggior parte degli sforzi proprio sulle imprese che operano con l’estero.

Le ricerche su gruppi campione, invece, vengono svolte su un numero di soggetti che diventa “rappresentativo” dell’intera popolazione.

Ma la Criminologia Tributaria deve poter soprattutto procedere per osservazioni individuali: con questo metodo si studia la singola impresa o il singolo gruppo multinazionale, descrivendo puntualmente “tipi emblematici” di strutture societarie ad elevato rischio di evasione.

Come accennato, talvolta, gli assetti produttivi societari, sintetizzandosi in una azzardata combinazione funzioni/mercati, si caratterizzano per un allarmante grado di rischio fiscale, che può non sfuggire al fiuto dell’investigatore tributario. Ben si potrebbe parlare di situazioni potenzialmente “criminogenetiche” per definire la pericolosità fiscale innanzi descritta.

In questo senso, la Criminologia Tributaria deve poter offrire gli spunti per una sana prevenzione fiscale assumendosi la responsabilità della “prognosi” della pericolosità criminale da un punto di vista tributario.

Ancora, il contribuente che combina i vantaggi derivanti da due o più regimi fiscali in modo da ottenere un risultato distorsivo e patologico (tipica manifestazione di criminalità fiscale) lo fa avvalendosi di una sequenza di atti e di una certa configurazione strutturale delineanti un particolare modus operandi che non deve sfuggire all’ambito di studio criminologico tributario.

In definitiva, osservazione empirica, esame delle fenomenologie, supervisione e controllo sono elementi imprescindibili per una efficace attività di analisi preventiva e di tax risk management.

(di Pietro Pavone)

illecitiLa scarsa attenzione riguardo al tema della criminologia tributaria è dovuta ad una serie di note specializzanti che differenziano inevitabilmente gli illeciti penali in materia tributaria dal resto dei reati previsti dall’ordinamento.

Diversa è la scena del delitto: reo e vittima del reato, nel contesto criminologico tributario, appaiono come invisibili, sfuggenti. Si tratta di un settore in cui incerto è il confine tra legalità e illegalità e, nell’ambito del quale, le condotte non sono omogeneamente codificate nei vari sistemi giudiziari.

Inoltre, spesso, come nel caso dell’evasione fiscale, si è dinanzi a comportamenti talmente diffusi che se ne

(di Claudio Melillo)

Negli ultimi anni lo scenario riguardante l’azione di contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale posta in essere in ambito internazionale dalle Autorità fiscali dei vari Paesi si è evoluto sensibilmente. Grazie all’impulso degli organismi internazionali e, in particolare, dell’OCSE, è emersa una sana e lucida consapevolezza – a lungo sottovalutata dai singoli Stati – del dilagare di una pericolosa distorsione comportamentale che, se in passato, poteva riguardare teoricamente solo alcune organizzazioni multinazionali di rilevante dimensione oggi può essere ricondotta anche a quei contribuenti piccoli e medi che si rivolgono ai mercati esteri mediante operazioni di delocalizzazione complesse e forme di pianificazione fiscale particolarmente aggressive. È il caso di quei soggetti – siano essi persone fisiche che imprese – che, pur essendo inseriti nel tessuto economico e produttivo nazionale, elaborano fantasiose strategie di riorganizzazione su base transfrontaliera o transnazionale, apparentemente giustificate da ragioni economiche, ma in realtà finalizzate a sfruttare vantaggi fiscali talvolta assai significativi, a danno dell’Erario nazionale oltre che dei loro competitors. Si tratta di un fenomeno che prende le mosse evidentemente dal generale e irrefrenabile desiderio di ottenere un risparmio fiscale con metodi più o meno leciti ma che assai frequentemente sfocia in comportamenti patologici di tipo “criminale” e, dunque, punibili sotto il profilo penale, come testimoniano i dati raccolti ogni anno dalla Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate. Tali comportamenti sono ormai oggetto di attenzione e analisi da parte di tutti gli organi istituzionali preposti alla tutela delle entrate erariali; inoltre, la loro dimensione è tale da giustificarne l’inclusione tra i fenomeni criminali veri e propri. È il caso di molti Stati, tra cui l’Italia, ove esiste una specifica disciplina (D.Lgs. n. 74/2000) che prevede sanzioni di natura penale a fronte di talune condotte ben definite. Considerata la particolare rilevanza del danno prodotto da siffatti comportamenti in termini di base erosion and profit shifting (per usare un’espressione utilizzata dall’OCSE) e sussistendo la reale necessità di arginare gli effetti devastanti dell’evasione e dell’elusione fiscale internazionale è opportuno avviare progetti di ricerca e studio – magari in seno alle università – in materia di “criminologia e criminalistica tributaria nazionale e internazionale”. È giunto cioè il momento di trattare con un approccio scientifico i fenomeni di devianza sociale che portano l’individuo a compiere attività che configurano, a determinate condizioni, illeciti tributari di natura penale. In tal senso si può definire la “criminologia e criminalistica tributaria”, come quel settore delle scienze criminologiche rivolte tipicamente allo studio delle principali tematiche di diritto e procedura penale che interagiscono con il diritto tributario e con la tecnica della verifica fiscale. L’obiettivo è quello di descrivere e ed analizzare scientificamente gli aspetti criminologici legati ai fenomeni dell’evasione fiscale (nazionale e internazionale), ponendo particolare attenzione agli effettivi contributi, in termini di prevenzione, che tale disciplina può fornire oggi all’interno del nostro sistema giudiziario e penal-tributario. Per ottenere un approccio efficace al problema occorre evidentemente essere esperti del settore e possedere una formazione interdisciplinare che spazia dalle nozioni economico-giuridiche di base alle competenze specialistiche di criminologia, criminalistica, diritto penale, procedura penale, psicologia, sociologia economica e così via. Questo consente agli operatori di agire al meglio e con cognizione di causa nel complesso contesto degli illeciti tributari aventi rilevanza penale, nell’ambito del quale, a determinate condizioni, i principi propri della “criminologia” trovano concreta applicazione.

L’Italia è dotata di potenzialità enormi sotto questo profilo in quanto le professionalità e le competenze sopra descritte già esistono. La Guardia di Finanza ne è un esempio concreto in quanto, oltre ad essere un Corpo militare, è anche un importante organo di polizia tributaria e giudiziaria, preposto ad operare nel settore tributario a tutto campo, anche quando le condotte dei contribuenti sfociano in comportamenti patologici aventi rilievo penale.

Nell’ambito del contrasto all’evasione e all’elusione fiscale internazionale, l’Amministrazione finanziaria italiana, come è noto, definisce ogni anno gli obiettivi principali della sua azione, fissando le linee guida da seguire nell’attività di verifica fiscale. Negli ultimi anni, l’attenzione del Fisco italiano si è spostata in maniera evidente sulle operazioni a carattere transfrontaliero e transnazionale, in quanto ritenute a maggior rischio dal punto di vista fiscale. Questo differente orientamento rispetto al passato è stato indotto dal dibattito avviato dagli organismi internazionali e comunitari che si occupano, tra l’altro, di questioni tributarie.

Così, ad esempio, in occasione dell’incontro del G20, svoltosi a Mosca il 19 e il 20 luglio 2013, l’OCSE ha presentato il cosiddetto Action Plan on Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), un ambizioso e lungimirante progetto di contrasto dell’evasione fiscale internazionale, condiviso da numerosi Paesi, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Francia e Italia che si è reso necessario per la crescente consapevolezza, da parte dei singoli Stati, che l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti, trovano la loro ragion d’essere nelle asimmetrie esistenti tra i vari sistemi tributari, generando quei fenomeni di “doppia non imposizione” che consentono a taluni soggetti di ottenere indebiti vantaggi fiscali, talvolta, attraverso condotte punibili con sanzioni di natura penale.

In questo contesto, assume particolare importanza la cooperazione internazionale tra diverse Autorità fiscali per lo scambio di informazioni o per lo svolgimento di verifiche simultanee. A titolo esemplificativo (e non esaustivo) è importante segnalare il recente accordo denominato Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), adottato dall’Italia e da altri Paesi per favorire, in base al principio di reciprocità, lo scambio automatico di informazioni bilaterale finalizzato a favorire la tax compliance a livello internazionale e l’applicazione di una legislazione condivisa.

In Italia, sotto il profilo operativo assume notevole rilevanza anche e soprattutto l’attività investigativa e repressiva della Guardia di Finanza. In particolare, il “Nucleo Speciale Entrate” del Corpo ha messo a punto un’azione di contrasto all’evasione fiscale internazionale denominata “Planet“, che mira a colpire diverse forme di evasione perpetrate attraverso articolate e, talvolta, complesse e artificiose strutture societarie.

Il progetto “Planet”, attualmente in corso, si pone l’obiettivo di sviluppare una efficace lotta a fenomeni quali:

  • la sottrazione di redditi imponibili al regime fiscale nazionale, attraverso la cosiddetta esterovestizione societaria e le residenze fiscali fittizie delle persone fisiche;
  • le stabili organizzazioni “occulte”, materiale e personale;
  • il ricorso ai paradisi fiscali per erodere materia imponibile che, altrimenti, sarebbe tassata in Italia;
  • l’uso e l’abuso delle agevolazioni previste dalle direttive comunitarie “madre figlia” e “interessi e canoni” e dalle convenzioni contro le doppie imposizioni (i.e., treaty shopping);
  • la delocalizzazione dei redditi in Paesi a ridotta fiscalità, attraverso società controllate e/o collegate (i.e., Controlled Foreign Companies);
  • l’utilizzo distorto dei trust;
  • il trasferimento di utili tra società ubicate in Paesi diversi e appartenenti al medesimo gruppo, attraverso politiche aggressive di transfer pricing.

Il progetto “Planet” è di particolare attualità non solo perchè riguarda tematiche prioritarie nelle politiche fissate dal Ministro dell’Economia e delle finanze nell’atto di indirizzo del 2013 ma soprattutto perché, in un momento caratterizzato da una grave congiuntura economica come quella attuale, non risulta agevole distinguere i soggetti che, legittimamente, attuano politiche virtuose di tax governance da quelli che invece intraprendono strategie speculative di aggressive tax planning a danno dello Stato e dei loro competitors.

I fenomeni sopra elencati sono estremamente insidiosi in quanto non emergono evidentemente ad una prima verifica della documentazione contabile. Ciò impone ai verificatori di andare oltre le apparenze, interpretando gli indizi ed effettuando numerosi riscontri. Ne consegue la necessità per le imprese più esposte al rischio di controllo – vale a dire quelle che operano con l’estero (o che intendano farlo) – di adottare idonee politiche di tax governance e di tax risk management, dotandosi strumenti di gestione e controllo del rischio fiscale (es., tax control framework) idonei a garantire la tax compliance, vale a dire il pieno rispetto delle norme fiscali.

La questione non è di poco conto se si pensa che le verifiche fiscali in materia di esterovestizione, o di transfer pricing, tanto per fare esempi concreti, conducono spesso a rettifiche significative del reddito dichiarato, tali da far assumere alla condotta sottostante una rilevanza penale. Ciò, naturalmente, non implica in senso assoluto che tutte le imprese che subiscono una rettifica significativa del reddito in ragione – per esempio – di una presunta esterovestizione abbiano effettivamente evaso le imposte, poiché, data la complessità della disciplina fiscale dei rapporti internazionali, può ben accadere che talvolta vengano adottate, sia da una parte che dall’altra, decisioni fuorvianti in ragione della notevole discrezionalità cui si prestano le valutazioni relative ai predetti temi. Risulta, tuttavia, indubbio che il profilo penalistico e criminologico insorge quando il contribuente ha la possibilità, grazie politiche di pianificazione fiscale aggressiva, di ottenere grandi vantaggi in termini di abbattimento di imposte. Appare altresì evidente come per un contribuente spregiudicato che non teme la responsabilità penale sia molto più facile ricorrere a soluzioni sofisticate che producano effetti in diverse giurisdizioni, piuttosto che agire mediante i tradizionali artifici evasivi (ben noti al Fisco) che non garantiscono vantaggi rilevanti e che possono essere agevolmente individuati dai verificatori.

Anche in questo caso, la “criminologia tributaria” potrebbe fornire risposte utili a spiegare, in termini scientifici, i meccanismi che inducono il contribuente a porre in essere taluni comportamenti contra legem aventi rilevanza penale. Ciò consentirebbe, altresì, di programmare ogni anno una più efficace azione di contrasto dell’evasione fiscale internazionale, a beneficio degli esperti della Guardia di Finanza che operano nell’ambito del progetto “Planet” e dei futuri progetti antievasione. Risulta, infatti, fondamentale per gli operatori del Fisco avere a disposizione adeguati strumenti teorici ed applicativi per operare nell’ambito criminologico e criminalistico tributario, sulla scorta di tecniche investigative aggiornate e adeguate competenze nelle metodiche riguardanti la sicurezza e la prevenzione degli illeciti tributari di natura penale, anche in ragione del fatto che, ormai, i fenomeni dell’evasione e dell’elusione fiscale non sono più limitati ai rapporti interni ad un singolo Stato ma travalicano i confini nazionali e si intersecano con una complessa articolazione di flussi di difficile individuazione.

Il progetto “Planet” è la prova di come l’Amministrazione finanziaria sia in grado di calibrare efficacemente l’azione investigativa e repressiva in base ad un’attenta analisi del livello di rischio fiscale attribuibile a ciascuna categoria di contribuenti e ai diversi comportamenti posti in essere da questi ultimi. Di conseguenza, considerate le fattispecie evasive ed elusive più diffuse, è ragionevole pensare che i rapporti con l’estero saranno sempre più oggetto di interesse in sede di verifica fiscale. In questo contesto, alla luce della profonda crisi che attanaglia le imprese italiane, è opportuno, da un lato, che i contribuenti pongano in essere politiche trasparenti di tax governance basate su adeguati modelli di tax compliance e, dall’altro, che il Fisco adotti un atteggiamento equilibrato, basato sull’analisi preventiva del rischio fiscale, in modo da operare preliminarmente una netta distinzione tra le diverse categorie di soggetti passivi d’imposta: gli onesti, gli evasori e i criminali.

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Con il presente articolo, prende il via un ambizioso progetto di ricerca del Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D. sul tema della “Criminologia Tributaria“, coordinato e diretto dal sottoscritto, che troverà spazio nell’omonima Rubrica di questa Rivista, oltre che su un sito dedicato (www.criminologiatributaria.it), e sarà oggetto di riflessione e studio sia in ambito nazionale che internazionale.

Sono ammessi a partecipare al progetto, previa selezione per titoli e colloquio:

  • Docenti, ricercatori, dottori di ricerca e laureati;
  • Dipendenti della Guardia di Finanza.

La richiesta di partecipazione può essere redatta su carta libera e trasmessa a mezzo posta elettronica, all’indirizzo:

ricerca@economiaediritto.it.

 

Claudio Melillo

Direttore Scientifico del Ce.S.E.D.

Coordinatore del progetto di ricerca sulla “Criminologia Tributaria

cmelillo@economiaediritto.it

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