Direttore Scientifico: Claudio Melillo - Direttore Responsabile: Serena Giglio - Coordinatore: Pierpaolo Grignani - Responsabile di Redazione: Marco Schiariti
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Milano, non solo piattaforma internazionale della Moda ma anche laboratorio digitale.

Giunta alla seconda edizione, questa interessante iniziativa è stata promossa dal Comune di Milano, Assessorato alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici.

Numerosi gli eventi in programma in città da domani fino al 17 marzo 2019. Tra i tanti si segnalano:

  • la Conferenza del 13 marzo 2019 “Welcome to the Supply Chain Finance Collaboration” presso il Politecnico di Milano;
  • i due Round Table del 14 marzo 2019 intitolati rispettivamente L’innovazione è ovunque” all’Università di Milano e “Blockchain, creatività e proprietà intellettuale: sfide, minacce e strumenti di protezione” presso l’Agenzia Connexia.

Non si può certo dire che la nostra Rivista non sia adeguatamente rappresentata in ambito accademico. Oltre al prestigio derivante dal nostro Comitato Scientifico, costituito da docenti universitari italiani e stranieri, un ulteriore segnale di crescita in questa direzione è rappresentato dalla nomina del Dott. Claudio Melillo, Direttore Editoriale del nostro periodico, a docente del Master in Diritto Tributario, Contabilità e Pianificazione Fiscale (edizione 2016/2017) della LUISS Business School di Roma, sulle orme dell’Avv. Serena Giglio, attuale Direttore Responsabile di ECONOMIAeDIRITTO.it.

Ciò premesso, di seguito, riportiamo alcune informazioni utili per chi intendesse iscriversi al prestigioso Master, tratte dal sito http://businessschool.luiss.it/diritto-tributario.

La Redazione


Il Master in Diritto Tributario, Contabilità e Pianificazione Fiscale della LUISS Business School forma i professionisti in ambito tributario che intendono inserirsi in un contesto aziendale o in studi professionali di primario livello, senza trascurare le possibilità di sbocco nell’Amministrazione Finanziaria.


Il Master è rivolto a giovani laureati (II Livello, ordinamento a ciclo unico) in discipline giuridiche ed economiche.

I profili in uscita dal Master possono trovare collocazione in studi di consulenza aziendale, studi legali, uffici fiscali di primarie aziende italiane e multinazionali, uffici studi di Istituzioni Private e Pubbliche, Amministrazioni Finanziarie.


Curriculum:

Il programma dura 12 mesi, distribuiti in 8 mesi d’aula e 4 mesi di esperienza sul campo (Field Project).

Precorso di Contabilità generale e bilancio (2 – 11 novembre 2015)

L’azienda, il sistema delle operazioni di gestione e le condizioni di equilibrio economico-finanziario. La rappresentazione contabile delle operazioni di gestione. Le operazioni di finanziamento. Le operazioni di acquisto: gli investimenti in fattori pluriennali e le spese correnti. Le operazioni di vendita. L’assestamento dei valori economici e la determinazione del reddito. L’analisi di un bilancio di esercizio. La redazione del bilancio d’esercizio nella prospettiva internazionale: principi contabili IAS-IFRS.

Mod. 1 – L’IRPEF: principi e disciplina della tassazione delle persone fisiche. Elementi di fiscalità locale (12 novembre – 9 dicembre)
Responsabile didattico: Prof. Fabio Marchetti

Determinazione dell’imponibile e dell’imposta. Redditi soggetti a tassazione separata. Redditi fondiari e fiscalità degli immobili di impresa. Redditi di natura finanziaria (redditi di capitale e plusvalenze finanziarie). Il regime dei dividendi percepiti da persone fisiche. Imposizione sui capital gains. Redditi di lavoro dipendente, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e adempimenti del datore di lavoro. Redditi di lavoro autonomo e ritenute alla fonte. Redditi diversi di natura non finanziaria. La previdenza complementare: profili civilistici e fiscali. Casi operativi ed esempi di redazione dei Mod. 730, “Unico”, 770. La semplificazione fiscale e la dichiarazione precompilata. Addizionali IRPEF regionali e comunali. La fiscalità locale: profili generali ed elementi generali sul Federalismo fiscale. IMU, TASI e TARES: soggetti passivi, base imponibile e aliquote, esenzioni e riduzioni. La fiscalità locale: D. LGS 14 marzo 2011 n.23: la cedolare secca sugli affitti. Tassazione patrimoniale delle persone. La fiscalità locale: D. LGS 14 marzo 2011 n.23 – IMU.

Mod. 2 – Fiscalità d’impresa (10 dicembre 2015 – 4 marzo 2016)

Responsabile Didattico: Dott. Massimiliano Longo

  • IRES E DETERMINAZIONE DEL REDDITO D’IMPRESA

La qualificazione del reddito d’impresa. Principi generali sulla determinazione del reddito d’impresa e sulle valutazioni fiscali. Dal risultato civilistico all’imponibile fiscale, il principio di imputazione e di derivazione del risultato fiscale da quello civilistico. Il reddito di impresa per i soggetti che adottano gli IAS. Componenti positive e negative del reddito di impresa: approfondimenti su ammortamenti, accantonamenti, rimanenze, oneri pluriennali, dividendi e plusvalenze. Raccordo tra valutazioni civilistiche e fiscali, casi operativi di variazioni in aumento ed in diminuzione. La fiscalità differita attiva e passiva, le variazioni temporanee nella determinazione del reddito di impresa ed il loro riassorbimento nel tempo. Agevolazioni temporanee e/o strutturali per le imprese. Esercitazioni e casi operativi sui valori in bilancio e loro rilevanza fiscale; eventuali novità per il 2016.

  • IRES: SOGGETTI PASSIVI E SPECIFICITÀ NELLA TASSAZIONE DELLE SOCIETÀ DI CAPITALI

Il modello Ires di tassazione societaria. I soggetti passivi e la residenza fiscale. La base imponibile per società, enti commerciali ed enti non commerciali. Il regime tributario degli utili societari e delle plusvalenze. I vincoli alla deduzione degli interessi passivi. La trasparenza fiscale per le società di capitali. Il consolidato nazionale e mondiale

  • IRAP

Federalismo fiscale su base regionale: quadro generale e ultime novità normative. Presupposto e soggetti passivi: quadro evolutivo alla luce dei numerosi interventi giurisprudenziali. La base imponibile delle società di capitali: il principio di derivazione dal risultato civilistico. La base imponibile per società di persone ed imprese individuali. La base imponibile per i professionisti. La base imponibile per Banche, Assicurazioni, Enti non commerciali ed Amministrazioni Pubbliche. Le deduzioni dall’imponibile: quadro analitico e casi operativi. Le aliquote e la deduzione piena del costo del lavoro a tempo indeterminato: novità dal 2015. La gestione operativa del raccordo tra Irap e reddito di impresa. Esercitazione: la redazione del modello autonomo di dichiarazione IRAP per le diverse categorie di soggetti passivi

  • IVA

Presupposto soggettivo, oggettivo e territoriale: principi generali ed approfondimenti operativi. Le categorie di operazioni rilevanti ai fini Iva. L’esigibilità dell’imposta: regole generali, deroghe e regime di “cash accounting”. La territorialità per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi Base imponibile, rivalsa e detrazione. Approfondimenti su limiti e rettifiche alla detrazione.

Il tributo negli scambi con i Paesi terzi e nei rapporti interni all’Unione Europea . Le novità dal 2015 nelle transazioni internazionali on line. Adempimenti e obblighi dei contribuenti. La gestione Iva per gli enti non profit. Principali regimi speciali. Esempi di redazione di dichiarazione annuale

Mod. 3 – Pianificazione Fiscale Interna (7 marzo – 5 aprile 2016)
Responsabile Didattico: Prof. Livia Salvini

La nozione di elusione fiscale. Aumenti e riduzioni di capitale: profili contabili, civilistici e tributari. Trasformazioni, fusioni, scorpori e scissioni: profili contabili, civilistici e tributari. Liquidazione di società, fallimento e altre procedure concorsuali: profili civilistici e tributari. La disciplina tributaria di titoli e partecipazioni. Aspetti operativi della participation exemption. Il regime fiscale dei dividendi. L’interpello generale e speciale: oggetto e procedimento

Mod. 4 – Accertamento, contenzioso tributario e diritto penale tributario (6 aprile – 6 maggio 2016)
Responsabile Didattico: Prof. Massimo Basilavecchia

La dichiarazione dei redditi e gli obblighi contabili. Accessi, ispezioni e verifiche. Gli accertamenti bancari. Metodi e tipi di accertamento. Parametri e studi di settore. Partecipazione del contribuente al procedimento. Avviso di accertamento globale, parziale, integrativo ed esecutivo. Motivazione e prova. Strumenti deflattivi del contenzioso. Nuova normativa in materia di riscossione dei tributi erariali e locali. Versamenti delle imposte e compensazioni orizzontali e verticali. Le sanzioni amministrative tributarie. Competenza e composizione delle commissioni tributarie. Rappresentanza e difesa del contribuente. Procedimento di primo grado e la fase del reclamo. Procedimento di secondo grado. Ricorso per Cassazione. Il giudicato. Il giudizio di ottemperanza. Redazione di ricorsi. Il sistema penale tributario. Rapporti tra processo tributario e processo penale. Soggetti e struttura del reato tributario. Contravvenzioni in materia di IVA e di imposte sui redditi. Frode fiscale e falso in bilancio

Mod. 5 – Pianificazione fiscale internazionale (9 maggio – 8 giugno 2016)
Responsabile Didattico: Prof. Giuseppe Melis

Nozione di residenza fiscale di persone fisiche, società ed enti nel diritto interno e convenzionale. Le convenzioni internazionali contro la doppia imposizione: struttura e funzionamento. La nozione di stabile organizzazione e gli effetti sulla determinazione del reddito di impresa. Investimenti all’estero sotto forma di branches o di subsidiaries. Tassazione di dividendi, interessi e royalties. Paradisi fiscali e norme antielusive: Controlled. Foreign Companies, regime di indeducibilità dei costi, transfer price. Voluntary disclosure. Il principio di non discriminazione nelle imposte dirette e indirette. L’armonizzazione delle imposte dirette e indirette e la cd. “concorrenza fiscale”. Fondi di investimento e partnerships. Operazioni societarie transnazionali. Consolidato fiscale mondiale. Il trust. Lo scambio di informazioni tra le autorità fiscali: la cooperazione internazionale contro la frode e l’evasione. Ruling internazionale. Fiscalità doganale


Presidente

Livia Salvini Ordinario di Diritto Tributario LUISS

Direttore del Master

Giuseppe Melis Ordinario di Diritto Tributario LUISS

Advisory Board

  • Fabrizio Amatucci Ordinario di Diritto Tributario, Seconda Università degli Studi di NAPOLI;
  • Nicola Antoniozzi Socio Fondatore Studio Pirola Pennuto Zei & Associati;
  • Claudio Berliri Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Tributaristi Italiani;
  • Eugenio Della Valle Ordinario di Diritto Tributario, SAPIENZA;
  • Valerio Ficari Ordinario di Diritto Tributario, Università di SASSARI;
  • Stefano Fiorentino Ordinario di Diritto Tributario, Università di SALERNO;
  • Massimiliano Longo Docente di Scienze delle Finanze LUISS;
  • Gerardo Longobardi Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma;
  • Fabio Marchetti Associato di Diritto Tributario LUISS;
  • Francesca Mariotti Direttore Area Politiche Fiscali CONFINDUSTRIA
  • Giuseppe Melis Ordinario di Diritto Tributario LUISS;
  • Renzo Parisotto Consulente del gruppo Ubi Banca ;
  • Giovanni Puoti Rettore Università degli Studi Niccolò Cusano;
  • Livia Salvini Ordinario di Diritto Tributario LUISS;
  • Rita Santarelli Presidente VISES Onlus – Federmanager
  • Andrea Silvestri Socio Studio Legale Bonelli Erede Pappalardo

Docenti intervenuti nelle precedenti edizioni:

Giacomo Albano – Dottore Commercialista, Studio Legale e Tributario Ernst & Young
Paola Albano – Avvocato, Studio Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP
Fabrizio Amatucci – Ordinario di Diritto Tributario della Seconda Università degli Studi di Napoli
Giuseppe Ascoli – Dottore Commercialista, Adonnino Ascoli e Cavasola Scamoni Studio Tributario
Massimo Basilavecchia – Ordinario di Diritto Tributario dell’ Università degli Studi di Teramo
Fabio Brunelli – Partner Di Tanno e Associati Studio Legale e Tributario
Bruno Ciappina – Ufficio Fiscale Autostrade per l’Italia
Alberto Comelli – Associato di Diritto Tributario dell’Università di Parma
Giuseppe Corasaniti – Associato in Diritto Tributario dell’Università degli Studi di Brescia
Giammarco Cottani – Assistente di Direzione – Direzione Centrale Accertamento – Agenzia delle Entrate
Angelo Cremonese – Dottore Commercialista, Studio Perno, Cremonese, Radice & Cereda
Roberto Cusimano – Avvocato, Studio Associato Legale Tributario Fondato da F. Gallo
Davide De Girolamo – Avvocato, Studio Associato Legale Tributario Fondato da F. Gallo
Vincenzo De Sensi – Docente di Diritto Fallimentare luiss Guido Carli, Avvocato in Roma
Lorenzo Del Federico – Ordinario di Diritto Tributario dell’Università degli Studi di Chieti – Pescara
Gabriele Escalar – Avvocato, Studio Associato Legale Tributario Fondato da F. Gallo
Massimo Fabio – Avvocato, KStudio Associato
Stefano Fiorentino – Ordinario di Diritto Tributario dell’Università di Salerno
Serena Giglio – Avvocato, ACP Studio Consulenza Tributaria (Direttore Responsabile di ECONOMIAeDIRITTO.it)
Claudio Giordano – Avvocato, Studio Legale Macchi di Cellere e Gangemi
Vittorio Giordano – Avvocato, Studio Associato Legale Tributario Fondato da F. Gallo
Fabrizio Iacuitto – Partner, Di Tanno e Associati Studio Legale e Tributario
Antonio Laudati – Sostituto Procuratore Generale Corte di Appello di Roma
Maurizio Lauri – Dottore Commercialista, Studio L4C – Studio Lauri Lombardi Lonardo Carlizzi
Stefano Lizzani – Dottore Commercialista, LT Partners Studio Legale e Tributario
Massimiliano Longo – Docente di Scienza delle Finanze Università LUISS Guido Carli
Luca Longobardi – Dottore Commercialista, Maisto e Associati
Daniele Majorana – Dottore Commercialista e Consulente Fiscale
Fabio Marchetti – Associato di Diritto Tributario Luiss Guido Carli
Giuseppe Marino – Associato di Diritto Tributario dell’Università di Milano
Mario Martinelli – Avvocato, Studio McDermott Will & Emery
Giuseppe Melis – Ordinario di Diritto Tributario LUISS Guido Carli
Rossella Miceli – Ricercatrice di Diritto Tributario dell’Università Sapienza di Roma
Giuseppe Molinaro – Dottore Commercialista, Responsabile Fiscale della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo
Roberta Moscaroli – Dottore Commercialista, Dla Piper
Alberto Mula – Ricercatore di Diritto Tributario, Università degli Studi Napoli Federico II
Giuseppe Napoli – Dottore Commercialista, Docente di Diritto Tributario LUISS Guido Carli
Giuseppe Nebbia – Avvocato in Campobasso
Annalisa Pace – Professore Aggregato di Diritto Tributario Università di Teramo
Roberto Padova – Avvocato, Studio Pirola, Pennuto Zei & Associati
Alessio Persiani – Avvocato, Studio McDermott Will & Emery
Vania Petrella – Avvocato, Studio Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP
Franco Petrucci – Consulente Fiscale già Dirigente Assonime
Luca Peverini – Avvocato, Studio Associato Legale Tributario Fondato da F. Gallo
Antonio Piciocchi – Dottore Commercialista, Studio Tributario e Societario Deloitte
Fabio Pirolozzi – Dottore Commercialista, TLS Associazione Professionale di Avvocati e Commercialisti
Pasquale Pistone – Associato di Diritto Tributario dell’Università di Salerno
Giovanni Puoti – Ordinario di Diritto Tributario dell’Università Sapienza di Roma
Paolo Puri – Associato di Diritto Tributario dell’Università del Sannio S.E.A.
Giulio Ranocchiari – Dottore Commercialista, T&R Studio Associato
Federico Rasi – Avvocato, Dottore di Ricerca in Diritto Tributario
Alberto Renda – Avvocato, KLegal Studio Associato
Domenico Riccio – Coordinatore dell’Area Governo e Riscossione presso Agenzia delle Entrate
Carlo Romano – Avvocato, TLS Associazione Professionale di Avvocati e Commercialisti
Fabiola Rossi – Dottore Commercialista, Bonelli Erede Pappalardo Studio Legale
Francesco Rossi Ragazzi – Docente di Diritto Tributario Comparato Università di Chieti – Pescara
Eugenio Ruggiero – Dottore Commercialista, Studio Visentini Marchetti e Associati
Massimiliano Russo – Avvocato, LL.M. in Diritto Tributario
Carlo Sallustio – Avvocato, Fantozzi e Associati – Studio Legale Tributario
Livia Salvini – Ordinario di Diritto Tributario LUISS Guido Carli
Alessandro Serena – Ten.Col. t.ST GDF, Direttore responsabile Rivista della Guardia di Finanza
Enrico Siciliano – Dottore Commercialista, Studio Legale e Tributario Siciliano
Andrea Silvestri – Avvocato, Bonelli Erede Pappalardo Studio Legale
Gianni Tarozzi – Dottore Commercialista, T&R Studio Associato
Riccardo Tiscini – Ordinario di Economia Aziendale dell’Universitas Mercatorum
Chiara Todini – Avvocato, Studio Associato Legale Tributario Fondato da F. Gallo
Giuseppe Zizzo – Ordinario di Diritto Tributario dell’Università LIUC di Castellanza


DATA DI INIZIO: 24 ottobre 2016
DURATA: 12 mesi
SELEZIONI: Aperte
LEZIONI: 9.30 – 13.30

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

€ 13.000

PROSSIME SELEZIONI

6 ottobre alle 10:00 in sede o alle 14:30 su Skype

CONTATTI

LUISS Business School

Viale Pola, 12 – 00198 Roma
T 06 8522 2327
T 06 8522 2391
T 06 8522 5225
F 06 85 222 400
numero verde 800901194 – 800901195
smluissbs@luiss.it

MILANO BICOCCA

SONO APERTE LE ISCRIZIONI

AI LABORATORI DEL CE.S.E.D. – ANNO 2015

accreditati dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e dalla Guardia di Finanza di Milano

Per informazioni: formazione@economiaediritto.it

Telefono: 02/00681087 (Melillo & Partners)

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LABORATORIO N. 2 

I LABORATORI TRIBUTARI DI ECONOMIAeDIRITTO.it – ANNO 2015

accreditati dall’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano e dalla Guardia di Finanza

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DALLA VERIFICA FISCALE AL CONTENZIOSO:

Metodologie e Tecniche di Difesa Tributaria

Laboratorio di Tax Risk Management e Gestione delle Controversie Tributarie

Programma analitico

Obiettivi:

Il Corso intende formare una nuova figura professionale che sarà molto richiesta in futuro, quella del Tax Risk & Dispute Manager, che avrà la competenza di mappare e monitorare i rischi fiscali in azienda, implementando un apposito modello, e di gestire eventuali future controversie tributarie atte a difendere gli interessi aziendali, laddove il modello non sia stato in grado di dimostrare la Tax Compliance nei confronti degli Organi di controllo. La formazione della nuova figura avverrà attraverso la (ri)qualificazione e/o la specializzazione di professionisti tradizionali (es., avvocati, commercialisti, consulenti d’azienda, ecc.) e di dipendenti degli uffici fiscali delle imprese (es., CFO, responsabili fiscali, impiegati, ecc.); il Corso è rivolto anche ai funzionari dell’Amministrazione finanziaria (Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate) che svolgono (o intendano svolgere) le verifiche fiscali nei confronti delle imprese nazionali e/o multinazionali. Il percorso formativo consente di conoscere le principali tecniche di Tax Governance finalizzate alla Tax Compliance e alla gestione dei rischi fiscali, con particolare attenzione ai rapporti con il Fisco (verifiche fiscali, accertamenti, monitoraggio, ruling, contraddittorio, ecc.). Questo tema è divenuto oggi cruciale (anche alla luce della Delega Fiscale approvata a marzo 2014 e del successivo decreto sulla certezza del diritto, approvato nel 2015) per chi si trova a gestire i rapporti con l’Amministrazione finanziaria e/o ad affrontare una verifica fiscale. In siffatto scenario, i migliori risultati (secondo l’esperienza empirica) giungono sempre da una corretta impostazione delle politiche di Tax Compliance e da una adeguata attività di prevenzione del rischio fiscale, prima ancora del contenzioso tributario. Lo scenario, dunque, è significativamente mutato rispetto a qualche anno fa in quanto oggi (e sempre più in futuro), soprattutto nelle imprese che operano con l’estero, occorre attuare politiche di prevenzione, prendendo in considerazione il contenzioso (incerto, oneroso e defatigante) solo come extrema ratio.

Questo non vuol dire rinunciare all’azione di difesa ma, al contrario, intraprendere la controversia nella maniera più efficace possibile e con i migliori presupposti in fatto e in diritto, certi di non aver lasciato nulla al caso.

Programma:

MODULO I – 23 OTTOBRE 2015 (14:00 – 18:00)

  • Tax Planning & Tax Risk Management:
    • Il concetto di rischio fiscale ed i principi dettati dalla legge delega n. 23/2014
    • Il Tax Risk Assessment dell’Amministrazione finanziaria e l’attribuzione del Tax Risk Score
    • La Tax Compliance e i modelli di trasparenza fiscale
    • La nuova figura del Tax Risk Manager con competenze di contenzioso tributario (Tax Risk & Dispute Manager)
    • Casi e testimonianze
  • La verifica fiscale e i poteri dell’Amministrazione finanziaria:
    • La nozione di verifica
    • La classificazione delle verifiche
    • I periodi d’imposta verificabili
    • La durata della verifica
    • I poteri esercitabili nel corso della verifica
    • I diritti del Contribuente sottoposto a verifica fiscale
    • La prova legale in ambito tributario
    • Le dichiarazioni rese da terzi
    • Il contraddittorio in verifica
    • La partecipazione del Contribuente alle operazioni ispettive e il suo diritto di rilasciare osservazioni e memorie
    • La gestione delle operazioni di chiusura della verifica fiscale
    • Il processo verbale di constatazione
    • Le valutazione del PVC e le possibili azioni difensive successive
    • La verifica delle operazioni aventi rilevanza internazionale (cenni e casi pratici)
    • Casi e testimonianze

MODULO II – 6 NOVEMBRE 2015 (14:00 – 18:00)

  • L’accertamento (parte prima)
    • Le richieste da parte degli uffici finanziari e le sanzioni derivanti dall’inadempimento del Contribuente
    • Le metodologie di accertamento nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili
    • L’accertamento sintetico
    • L’accertamento basato sugli studi di settore
    • L’emissione dell’avviso di accertamento: modalità e presupposti

MODULO III – 13 NOVEMBRE 2015 (14:00 – 18:00)

  • L’accertamento (parte seconda)
    • Gli istituti deflattivi del contenzioso
    • L’accertamento delle operazioni aventi rilevanza internazionale (cenni e casi pratici)
    • La scelta: adesione o ricorso?
    • Casi e testimonianze

MODULO IV – 20 NOVEMBRE 2015 (14:00 – 18:00)

  • Il Contenzioso:
    • Il ricorso tributario di I° e II° grado: strumenti di difesa del Contribuente sotto il profilo procedurale e nel merito
    • La mediazione-reclamo in ambito tributario
    • L’utilizzo della consulenza tecnica nel contenzioso tributario
    • La conciliazione giudiziale
    • Il ricorso per revoca
    • Il ricorso per Cassazione
    • Le ultime novità sul processo tributario telematico

MODULO V – 27 NOVEMBRE 2015 (14:00 – 18:00)

  • Case History: simulazione in aula di un processo tributario basato su un caso reale.
    • Esame e commento del pvc (con eventuale coinvolgimento dei verificatori della Guardia di Finanza presenti in aula)
    • Esame e commento dell’avviso di accertamento (con eventuale coinvolgimento dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate presenti in aula)
    • Esame e commento degli atti del processo tributario (a cura del Prof. Avv. Paolo Brecciaroli, già Giudice Tributario presso le Commissioni della Lombardia; è stato Giudice nel famoso processo tributario a carico della multinazionale “Philip Morris“, accusata di avere stabili organizzazioni occulte in Italia)

Il programma potrebbe subire modifiche e/o integrazioni in ragione di eventuali esigenze didattiche o organizzative.

Accreditamenti ottenuti:

  • Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano: 20 Crediti Formativi Professionali (CFP) riconosciuti agli iscritti (4 CFP per ciascun modulo);
  • Comando Regionale Guardia di Finanza Lombardia: Corso accreditato per l’aggiornamento professionale di 10 Funzionari dei Reparti operativi (es. Nucleo di Polizia Tributaria di Milano);

 

Date degli incontri:

  • 23/10/2015 (Tax Risk Management e Verifica fiscale)
  • 06/11/2015 (Accertamento – parte prima)
  • 13/11/2015 (Accertamento – parte seconda)
  • 20/11/2015 (Contenzioso – procedura)
  • 27/11/2015 (Simulazione di un processo tributario – a cura del Giudice tributario, Avv. Paolo Brecciaroli di Milano)

Sede del Corso: MILANO, Via Santa Maria Valle, 3 – c/o Regus Center.

Referente Accademico:

  • Claudio Sacchetto, Avvocato Tributarista, Professore Emerito di Diritto Tributario dell’Università degli Studi di Torino, Membro dei Comitati Scientifici delle principali Riviste scientifiche di Diritto Tributario nazionale, europeo e internazionale, Autore di numerose pubblicazioni in materia tributaria, Docente e relatore in convegni, seminari e corsi nelle principali università e istituzioni del mondo.

Direzione Scientifica:

  • Claudio Melillo, Dottore Commercialista in Legnano e Milano, Dottore di Ricerca in Diritto Tributario, membro della Commissione Fiscalità Internazionale dell’ODCEC di Milano, Autore di numerose pubblicazioni, Docente in seminari, convegni e corsi tenuti presso università italiane ed estere nonché presso le scuole di formazione dell’Amministrazione finanziaria, Direttore editoriale della Rivista online ECONOMIAeDIRITTO.it;

 

Docenti e relatori (in ordine alfabetico):

  • Paolo Brecciaroli, Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista, già Giudice Tributario presso le Commissioni Tributarie della Lombardia, Membro della Commissione Contenzioso dell’ODCEC di Milano, Pubblicista e Docente in corsi e convegni in materia tributaria in Italia e all’Estero;
  • Marco Cardillo, Funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Torino, Autore di alcune pubblicazioni in materia tributaria su ECONOMIAeDIRITTO.it;
  • Raffaele Caso, Avvocato Tributarista in Milano, Melillo & Partners Studio Legale Tributario, Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D.;
  • Serena Giglio, Avvocato Tributarista in Roma, Direttore Responsabile della Rivista online ECONOMIAeDIRITTO.it;
  • Cesare Maragoni, Colonnello t. SFP, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Pavia;
  • Claudio Melillo, Dottore Commercialista e Tributarista in Legnano e Milano, Esperto di Tax Risk Management, Melillo & Partners Studio Legale Tributario, Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D., Dottore di Ricerca in Diritto Tributario, membro della Commissione Fiscalità Internazionale dell’ODCEC di Milano;
  • Ernestina Pollarolo, Avvocato Tributarista in Alessandria e Torino, già Giudice tributario per circa 23 anni presso le Commissioni Tributarie del Piemonte;
  • Camillo Sacchetto, Avvocato in Alessandria, Docente di diritto tributario telematico dell’Università degli Studi di Torino, Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D.;
  • Sergio Sottocasa Biani, Avvocato Tributarista in Milano, Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D.;
  • Altri relatori provenienti dall’Agenzia delle Entrate.

Ulteriori informazioni:

Il presente intervento formativo, articolato in 5 incontri pomeridiani di 4 ore ciascuno, per un totale di 20 ore, è strutturato come un vero e proprio Laboratorio (analogamente agli altri eventi formativi del Ce.S.E.D.) e mira al trasferimento di know-how da parte dei docenti e relatori nei confronti di discenti (professionisti, managers, funzionari del Fisco, imprenditori, praticanti, laureati, ecc.) interessati a conoscere strumenti e modalità operative di gestione del rischio fiscale e delle controversie aventi natura tributaria: dalla tax governance alle verifiche fiscali (ed eventuali indagini penal-tributarie correlate) e dagli accertamenti tributari fino al contenzioso.

Il Laboratorio ha contenuto prevalentemente pratico e costituisce un momento di crescita e di confronto costruttivo tra professionalità simili ma aventi ruoli differenti e talvolta contrapposti (es. professionisti e funzionari del Fisco). L’approfondimento delle tematiche oggetto dei singoli Moduli, infatti, è divenuta cruciale per chi si trovi ad affrontare una verifica fiscale, sia dal punto di vista della Pubblica Amministrazione che dal punto di vista del Contribuente.

Naturalmente, l’obiettivo principale del Laboratorio rimane quello di approfondire le metodologie e le tecniche difensive adottabili dal Contribuente in sede di verifica, accertamento e contenzioso, tenendo conto che i migliori risultati (secondo l’esperienza) giungono da una corretta impostazione dell’attività di difesa tributaria preventiva (i.e., Tax Risk Management) e da un utilizzo razionale ed equilibrato del contenzioso tributario (che, oggi più che mai, deve essere considerato sempre come extrema ratio, nell’interesse del Contribuente).

Contributo di iscrizione: 150,00 Euro (75,00 Euro Soci Ce.S.E.D.).

Per associarsi al Ce.S.E.D. e avere diritto alla riduzione del 50% è sufficiente seguire le indicazioni riportate nella seguente pagina web:

https://www.economiaediritto.it/centro-studi/aderisci-al-ce-s-e-d/

COME ISCRIVERSI AL CORSO O AD UN SINGOLO MODULO?

Scarica il Modulo di iscrizione entro il 26 novembre 2015 (data dell’ultimo modulo)!

Il pagamento del contributo d’iscrizione di 150,00 euro per la partecipazione al LABORATORIO TRIBUTARIO (RIF. TR&DM) o, in alternativa, ad un singolo modulo di proprio interesse e deve essere eseguito tramite bonifico bancario sul conto corrente intestato a “Centro Studi di Economia e Diritto” (IBAN: IT32 X031 5801 600C C102 2001 078) inserendo come causale: “Iscrizione al Corso TR&DM“.

Dopo aver effettuato il bonifico è sufficiente inviare una e-mail all’indirizzo formazione@economiaediritto.it con la richiesta di partecipazione al LABORATORIO DI TR&DM, allegando la ricevuta del bonifico bancario.

Coloro che intendono avere la riduzione del 50% sul contributo di iscrizione devono aderire al Ce.S.E.D. in qualità di Soci, seguendo le indicazioni riportate al seguente link:

DIVENTA SOCIO CESED

Gli appartenenti all’Amministrazione finanziaria (Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate) che si iscriveranno al Ce.S.E.D. come Soci Ordinari Persone Fisiche, versando la quota minima di euro 100,00, avranno diritto a partecipare gratuitamente a tutte le iniziative di Alta Formazione, sia in presenza che on line (senza alcuna limitazione).

Dal 2015 il Ce.S.E.D., in collaborazione con il Comando Regionale della Guardia di Finanza della Lombardia, offre fino a 10 posti GRATUITI per la formazione professionale di altrettanti funzionari e/o dirigenti in servizio presso i principali Reparti della Lombardia.


LABORATORIO N. 1 (concluso in data 15 ottobre 2015)

STRUMENTI OPERATIVI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PMI

Programma analitico

SEMINARIO N. 1: Come affrontare i mercati esteri

Obiettivi:

Le opportunità offerte dalla internazionalizzazione sono una risorsa cruciale per il raggiungimento degli obiettivi di business e per l’incremento del fatturato aziendale. Il seminario fornisce una serie di strumenti operativi per affrontare i mercati esteri in maniera efficace, aiutando l’impresa ad individuare le corrette strategie di marketing e ad orientare al meglio le proprie risorse ed investimenti.

Programma:

  • Il sistema delle strategie aziendali;
  • Strategie di sviluppo e strategie competitive;
  • I percorsi d’internazionalizzazione delle imprese;
  • Le diverse forme di internazionalizzazione;
  • Gli elementi che influenzano le strategie di sviluppo internazionale;
  • Analisi competitiva e strategie di internazionalizzazione;
  • Selezione e analisi dei mercati esteri;
  • Modalità di entrata nei mercati esteri;
  • Business planning per l’internazionalizzazione;
  • Le leve di marketing.

SEMINARIO N. 2: Come gestire l’assetto organizzativo

Obiettivi:

Nessuna impresa può fare a meno di organizzare le proprie risorse se intende raggiungere i propri obiettivi. Avviare un progetto di internazionalizzazione richiede un’attenta analisi delle funzioni e dei processi aziendali coinvolti nonché, spesso, una riorganizzazione del modello di business e una modifica della mentalità. Il seminario fornisce gli strumenti operativi indispensabili per gestire il cambiamento organizzativo e adottare una corretta struttura finanziaria in vista dei nuovi traguardi.

Programma:

  • I motivi per l’internazionalizzazione;
  • Le strategie più adatte per operare sui mercati internazionali;
  • Global niche, networking e neoregionalismo;
  • Strategie organizzative e modelli di management;
  • Scenari e variabili per la definizione delle strategie di impresa;
  • Strategia di globalizzazione e strategia (multi) domestica;
  • L’Internazionalizzazione delle imprese: il modello a stadi;
  • L’integrazione informativa a supporto della strategia di internazionalizzazione;
  • Grado e forme di internazionalizzazione;
  • Modelli di strutture per l’internazionalizzazione;
  • La produzione delocalizzata;
  • Il global sourcing e la virtual enterprise;
  • Le soluzioni organizzative per lo sviluppo internazionale;
  • Modelli organizzativi di imprese internazionali;
  • Il nuovo ruolo della Tesoreria nella strategia aziendale;
  • Un uso strategico delle risorse finanziarie per l’internazionalizzazione;
  • Il cash pooling;
  • La Payment Factory;
  • L’House Banking;
  • Analisi dei modelli operativi bancari in un contesto internazionale;
  • Overview dei servizi offerti da SACE;
  • Overview dei servizi offerti da SIMEST;
  • Cenni su altre forme di finanziamento disponibili.

SEMINARIO N. 3: I programmi europei come percorso privilegiato

Obiettivi:

Prendendo spunto dai finanziamenti a sostegno dell’internazionalizzazione offerti a livello Nazionale e Regionale, il corso fornisce una panoramica completa degli strumenti finanziari e di finanziamento dedicati dall’Unione Europea alle PMI. Il corso offre ai partecipanti una mappa esaustiva di riferimenti e strumenti che consentirà agli stessi di orientarsi in modo autonomo nella ricerca delle soluzioni più adeguate alla proprie esigenze di internazionalizzazione e ricerca di nuove opportunità.

Programma:

  • Dati di contesto: il livello di internazionalizzazione delle PMI, fattori agevolanti e barrieranti, benefici per le PMI;
  • Accenni alle opportunità, ai soggetti erogatori e alle modalità di accesso ai finanziamenti per l’internazionalizzazione a livello Nazionale e Regionale (Regione Lombardia);
  • Presentazione del Portale della Comunità Europea dedicato alle PMI;
  • Panoramica delle principali opportunità di finanziamento per le PMI europee:
    • Programmi tematici e modalità di accesso (es: COSME o HORIZON 2020);
    • Sostegni indiretti all’internazionalizzazione;
  • Servizi di supporto: agenzie europee e nazionali;
  • Case study: dall’idea allo sviluppo di progetto – comprendere l’articolazione di un bando, i formulari e i criteri di valutazione; utilizzare le banche date dei progetti e dei partner; il proprio ruolo nel progetto; strutturare il progetto in wp e deliverables; il budget; l’invio e il sistema di finanziamento e rendicontazione.

SEMINARIO N. 4: Come gestire gli aspetti legali e contrattuali

Obiettivi:

Per affrontare i mercati esteri e interagire con soggetti ubicati al di là dei confini nazionali occorre conoscere in dettaglio gli aspetti legali e contrattuali delle singole operazioni. Il seminario fornisce una serie di spunti operativi per approfondire tali aspetti e per attuare una politica di internazionalizzazione consapevole ed efficace.

Programma:

  • Mercati globali e sistemi giuridici;
  • I contratti internazionali e la legge applicabile;
  • La forma del contratto;
  • La lingua del contratto;
  • La conclusione del contratto: tempi e formalità;
  • I modi di soluzione delle controversie:
    1. l’arbitrato;
    2. la giurisdizione ordinaria;
  • Il riconoscimento delle decisioni straniere;
  • I contratti tra investitori e Stati e le problematiche connesse;

SEMINARIO N. 5: Come gestire la variabile fiscale

Obiettivi:

Nelle operazioni di internazionalizzazione la variabile fiscale rappresenta un elemento critico e, come tale, meritevole di particolare attenzione. Alla luce del quadro normativo assai complesso e mutevole, infatti, le imprese devono attuare un’attenta politica di Tax Governance e Tax Risk Management finalizzata al raggiungimento della Tax Compliance. Il seminario fornisce una serie di suggerimenti operativi per ridurre i rischi fiscali e far fronte in maniera efficace a tutte le problematiche fiscali delle operazioni aventi rilevanza internazionale.

Programma:

  • Gli indirizzi operativi dell’Amministrazione finanziaria in materia di contrasto dell’evasione ed elusione fiscale internazionale;
  • I rischi fiscali derivanti dall’internazionalizzazione;
  • La residenza fiscale (delle persone fisiche e giuridiche) e l’esterovestizione;
  • La stabile organizzazione (personale e materiale);
  • Il transfer pricing ed il concetto di “arm’s length price”;
  • I paradisi fiscali e la disciplina delle controlled foreign companies (CFC);
  • Le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni (Modello OCSE);
  • Le verifiche fiscali dell’Amministrazione finanziaria;
  • Base Erosion and Profit Shifting (BEPS);
  • Tax Governance e modelli di International Tax Compliance;
  • La risoluzione delle controversie internazionali (MAP, ecc.);
  • Gli aspetti penal-tributari delle operazioni internazionali.

Il programma potrebbe subire modifiche e/o integrazioni in ragione di eventuali esigenze didattiche o organizzative.

Accreditamenti ottenuti:

  • Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano: 20 Crediti Formativi Professionali (CFP) riconosciuti agli iscritti (4 CFP per ciascun modulo);
  • Guardia di Finanza: Corso accreditato dal Comando Regionale Lombardia per l’aggiornamento professionale di 10 Funzionari dei Reparti operativi (es. Nucleo di Polizia Tributaria di Milano).

 

Date degli incontri:

  • 18/09/2015, orario 14:00-18:00 (Aspetti strategici e commerciali) – Dott. Roberto Bottiroli, consulente aziendale, Dott. Valerio Vicenzetto e Dott.ssa Anna Barbieri, MAP SpA.
  • 25/09/2015 orario 14:00-18:00 (Aspetti organizzativi) – Ing. Giancarlo Poggi, consulente aziendale, già Partner di Accenture SpA.
  • 02/10/2015 orario 14:00-18:00 (Aspetti finanziari) – Prof. Giorgio Beltrami, docente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
  • 09/10/2015 orario 14:00-18:00 (Aspetti contrattuali) – Avv. Anna Pozzato, civilista esperta di contrattualistica internazionale.
  • 15/10/2015 orario 14:00-18:00 (Aspetti fiscali) – Dott. Claudio Melillo, dottore commercialista, tributarista e dottore di ricerca in diritto tributario.

Ospiti: Dott. Roberto Bottiroli, consulente aziendale; Avv. Raffaele Caso, fiscalista internazionale; Avv. Sergio Sottocasa Biani (in attesa di conferma).

Sede del Corso: Via Santa Maria Valle, 3 – c/o Regus Center.

Docenti e relatori:

  1. Claudio Melillo, Dottore Commercialista in Legnano e Milano e Dottore di Ricerca in Diritto Tributario;
  2. Giorgio Beltrami, Docente a contratto presso l’Università di Milano Bicocca;
  3. Giancarlo Poggi, Consulente aziendale, già Partner di Accenture SpA;
  4. Roberto Bottiroli, Consulente aziendale;
  5. Anna Pozzato, Avvocato civilista esperta di contratti internazionali e infragruppo;
  6. Valerio Vicenzetto, Presidente del CdA della Società MAP S.p.A. (in attesa di conferma);
  7. Anna Barbieri Venturi, Responsabile commerciale della Società MAP S.p.A. (in attesa di conferma);
  8. Lidia Komjanc, Esperta in operazioni di internazionalizzazione nei Paesi balcanici (in attesa di conferma);
  9. Raffaele Caso, Avvocato Tributarista in Milano;
  10. Col. t. SFP Cesare Maragoni, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Pavia;
  11. Marco Cardillo, Funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Torino (in attesa di conferma);
  12. Sergio Sottocasa Biani, Avvocato Tributarista in Milano (in attesa di conferma).

Ulteriori informazioni:

Il presente intervento formativo, articolato in 5 incontri pomeridiani di 4 ore ciascuno, per un totale di 20 ore, è strutturato come un vero e proprio laboratorio (analogamente agli altri eventi formativi del Ce.S.E.D.) e mira al trasferimento di know-how da parte dei docenti e relatori nei confronti di discenti (professionisti, managers, funzionari del Fisco, imprenditori, praticanti, ecc.) interessati a conoscere strumenti e modalità operative di gestione delle operazioni di internazionalizzazione delle PMI.

Il corso ha contenuto prevalentemente pratico e costituisce un momento di crescita e di confronto costruttivo tra i docenti e i discenti, destinato a proseguire anche dopo il Corso, grazie all’attività di networking sviluppata dal Centro Studi.

Contributo (simbolico) di iscrizione: 150,00 Euro (75,00 Euro Soci Ce.S.E.D.).

PER ISCRIVERSI AL CORSO:

Scaricare il Modulo di iscrizione.

Il pagamento del contributo d’iscrizione al Corso n. 1 deve essere eseguito tramite bonifico bancario sul conto corrente intestato a “Centro Studi di Economia e Diritto” (IBAN: IT32 X031 5801 600C C102 2001 078) inserendo come causale: “Iscrizione al Corso n. 1“.

Dopo aver effettuato il bonifico è sufficiente inviare una e-mail all’indirizzo formazione@economiaediritto.it con la richiesta di partecipazione al Corso n. 1, allegando la ricevuta del bonifico bancario.

Coloro che intendono avere la riduzione del 50% sul contributo di iscrizione devono aderire al Ce.S.E.D. in qualità di Soci, seguendo le indicazioni riportate al seguente link:

DIVENTA SOCIO CESED

Gli appartenenti all’Amministrazione finanziaria (Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate) che si iscriveranno al Ce.S.E.D. come Soci Ordinari Persone Fisiche, versando la quota minima di euro 100,00, avranno diritto a partecipare gratuitamente a tutte le iniziative di Alta Formazione, sia in presenza che on line (senza alcuna limitazione).

Dal 2015 il Ce.S.E.D., in collaborazione con il Comando Regionale della Guardia di Finanza della Lombardia, offre fino a 10 posti GRATUITI per la formazione professionale di altrettanti funzionari e/o dirigenti in servizio presso i principali Reparti della Lombardia.

TAX LAB 2015

CORSI ACCREDITATI DALL’ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI DI MILANO – ANNO 2015:

Il Centro Studi di Economia e Diritto – Ce.S.E.D., in collaborazione con Melillo & Partners Studio Legale Tributario, avvia i “Laboratori di Economia & Diritto”, una serie di workshop formativi, a numero chiuso, pensati per stimolare l’interesse dei discenti (professionisti, imprenditori, manager, funzionari pubblici, laureati, ecc.) a partecipare a sessioni di studio fondate sull’esperienza, oltre che sulla teoria.

Durante i “Laboratori di Economia & Diritto” qualificati docenti metteranno la loro pluriennale esperienza al servizio dei partecipanti, affinché questi possano accrescere con facilità il loro bagaglio di competenze teorico-pratiche.

Nell’ambito dei “Laboratori di Economia & Diritto” rientra il Tax L@b 2015: Laboratorio di Fiscalità Internazionale, corso di alta formazione accreditato dall’ODCEC di Milano con il riconoscimento di 20 CFP, unitamente al quale, su richiesta, è possibile attivare ulteriori incontri di approfondimento in aula, orientati a rispondere a specifiche esigenze di problem solving (anche su proposta di ciascun partecipante).

  • TAX LAB 2015 (EVENTO ACCREDITATO DALL’ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI DI MILANO PER 20 CFP) – PROGRAMMA – BROCHURE E MODULO DI ISCRIZIONE:
    • Rappresentante del Comitato Scientifico di E&D:
      • Prof. Avv. Claudio Sacchetto (Professore emerito di Diritto Tributario dell’Università di Torino).
    • Direttore Scientifico e Coordinatore del Corso:
      • Dott. Claudio Melillo, Dottore Commercialista in Milano (www.melilloandpartners.it) e Dottore di Ricerca in Diritto Tributario presso la Seconda Università di Napoli (www.claudiomelillo.it).
    • Relatori e Ospiti:
      • Dott. Luigi Busoni, Tax Manager Gruppo IKEA Italia;
      • Dott. Gianluca D’Aula, Tax Manager Gruppo ILLY Caffè (in attesa di conferma);
      • Avv. Sergio Sottocasa Biani, Tributarista in Milano;
      • Dott. Alessio Rombolotti, Analista di transfer pricing, Melillo & Partners Studio Legale Tributario;
      • Avv. Massimiliano Sammarco, Tributarista in Roma;
      • Dott. Marco Cardillo, Funzionario tributario presso l’Agenzia delle Entrate (in attesa di conferma);
      • Col. t. SFP Cesare Maragoni, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Pavia;
      • Avv. Serena Giglio, Tributarista in Roma, Direttore Responsabile di ECONOMIAeDIRITTO.it;
      • Avv. Claudia Marinozzi, Tributarista in Milano, (in attesa di conferma).

gli eventi sono organizzati in collaborazione con:

La sede dei corsi per i Professionisti è Milano, Via Santa Maria Valle 3. I posti disponibili sono 65.

Tutti gli eventi sono stati accreditati dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano. Ai partecipanti verrà rilasciato apposito attestato ai fini del riconoscimento dei CFP.

La sede dei Corsi è Milano, Via Santa Maria Valle, 3.

Informazioni e prenotazioni:

Melillo & Partners Studio Legale Tributario

Via Santa Maria Valle, 3 – 20123 MILANO

Telefono: (+39) 02 00681087

E-mail: formazionecontinua@economiaediritto.it

ALTRI EVENTI SVOLTI NEL 2015:

  1. Arriva il Tax Risk Manager in azienda_Worskshop del 7 maggio 2015
  2. Digital innovation Social Communication_Workshop del 3 giugno 2015

*****

Sei interessato a sponsorizzare i nostri eventi formativi?

A fronte di un contributo a copertura parziale degli oneri organizzativi, Ti offriamo la possibilità di partecipare come relatore ad uno o più eventi nonché di effettuare uno speech di presentazione della Tua organizzazione e di esporre materiale promozionale durante gli eventi.

Per i dettagli contattaci all’indirizzo partnership@economiaediritto.it.

Finanziamenti

FONDI EUROPEI GESTITI DIRETTAMENTE DALL’EUROPA

> Ambiente, Azione per il Clima, Green economy (2)

Call for Tenders – Appalto di servizi: Progettazione, pianificazione e conduzione di una valutazione delle esercitazioni per i moduli della protezione civile, le équipe di assistenza tecnica e di sostegno e le équipe della protezione civile dell’Unione europa (ECHO/B1/SER/2014/09).

  • Scadenza 9 febbraio 2015 NEW.

Call for application – Presentazione candidature: Premio europeo Natura 2000

  • Scadenza 21 gennaio 2015

> Audiovisivi, Cinema, Media (9)

Call for Proposals – Sovvenzioni: Sostegno alla programmazione televisiva di opere audiovisive europee (EACEA 24/2014)

  • Scadenza 13 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Sostegno allo sviluppo di pacchetti di progetti (slate funding) (EACEA 18/2014)

  • Scadenza 5 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Sostegno allo sviluppo di singoli progetti (EACEA 17/2014)

  • Scadenza 15 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Sostegno alla programmazione televisiva di opere audiovisive europee (EACEA 24/2014)

  • Scadenze 13 gennaio 2015; 28 maggio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Invito a presentare le proposte. Sostegno all’accesso ai mercati (EAC/S29/2014)

  • Scadenza 22 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Europa Creativa – Sottoprogramma Media. Sostegno alla distribuzione di film europei non nazionali – Sistema Agenti di vendita (EAC/S21/2013)

  • Scadenza 1 marzo 2016 (Reinvestimenti)

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Europa Creativa – Sottoprogramma Media. Sostegno alla distribuzione di film europei non nazionali – Sistema Cinema Automatic (EAC/S28/2013)

  • Scadenza 31 luglio 2015 (Reinvestimenti)

Eurimages: Fondo del Consiglio d’Europa a sostegno della coproduzione, distribuzione, sfruttamento e digitalizzazione di opere cinematografiche europee

  • Scadenza 15 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Sostegno alla distribuzione transnazionale dei film europei – Sistema di sostegno «agente di vendita» 2013 (EACEA/07/13)

  • Scadenza 2 marzo 2015 (reinvestimento fondo potenziale)

> Cooperazione con Paesi terzi (9)

Call for Tenders – Appalto di servizi: Assistenza tecnica per l’integrazione della sostenibilità ambientale, compresi la biodiversità, il cambiamento climatico e la riduzione del rischio di catastrofi (EuropeAid/136473/DH/SER/Multi)

  • Scadenza 19 febbraio 2015 NEW

Call for proposals – Sovvenzione: Verso un futuro libero dalla violenza domestica nei Paesi dei Caraibi orientali e Barbados (EuropeAid/136243/DH/ACT/Multi)

  • Scadenza 28 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Servizi di assistenza tecnica internazionale per il progetto ADESEP (EuropeAid/136417/DH/SER/Multi)

  • Scadenza 16 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Creazione di un Meccanismo europeo per i difensori dei diritti umani (EuropeAid/136316/DH/ACT/Multi)

  • Scadenza 12 marzo 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Sostegno agli attori regionali impegnati nella tutela dei diritti umani negli Stati africani (EuropeAid/136394/DD/OPR/OUA)

  • Scadenza 2 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Switch Asia II – Promozione di modelli e abitudini di consumo e di produzione sostenibili (EuropeAid/136362/DH/ACT/Multi)

  • Scadenza 9 febbraio 2015

Call for proposals – Sovvenzione: Rinforzare il ruolo della società civile nella promozione dei diritti dell’uomo e delle riforme democratiche – Algeria (EuropeAid/136240/DD/ACT/DZ)

  • Scadenza 25 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Supporto tecnico all’attuazione e alla gestione di programmi di cooperazione transfrontaliera dello strumento europeo di vicinato (EuropeAid/136274/DH/SER/Multi)

  • Scadenza 12 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Bando Twinning in Internet. “Rafforzare le capacità dei servizi dell’Infrastruttura Nazionale di Qualità (INQ) e la Valutazione di Qualità (VQ) nella Repubblica di Serbia (EuropeAid/136447/IH/ACT/RS)

  • Scadenza 12 gennaio 2015

> Cultura, Turismo, Cittadinanza (7)

Call for Application – Presentazione candidature: Designazione della Capitale europea della cultura per il 2021 (EAC/A03/2014)

  • Scadenza 23 ottobre 2015 NEW

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Europa per i Cittadini. Asse 1 – Memoria Europea. Asse 2 – Impegno democratico e partecipazione civica (Gemellaggi di città, Reti di città, Progetti della società civile)

  • Scadenza 2 marzo 2015

Call for Application – Presentazione candidature: Premio europeo Carlo Magno della gioventù 2015

  • Scadenza 2 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Europa Creativa – Sottoprogramma Cultura. Supporto alle piattaforme europee (EACEA 47/2014)

  • Scadenza 25 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Europa Creativa – Sottoprogramma Cultura. Progetti di traduzione letteraria (EACEA 46/2014)

  • Scadenza 4 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Facilitare i flussi turistici transnazionali per gli anziani e i giovani nella bassa e media stagione (COS-TFLOWS-2014-3-15)

  • Scadenza 15 gennaio 2015

Premio Internazionale sull’Innovazione Culturale

  • Scadenza 5 febbraio 2015

> Energia, Efficienza energetica, Energie rinnovabili, Reti Trans-europee TEN-E (1)

Call for Tenders – Appalto di servizi: Sostegno alle attività principali della piattaforma tecnologica europea sul riscaldamento e il raffreddamento rinnovabili (PP-2041/2014)

  • Scadenza 2 marzo 2015 NEW

> Giustizia, Sicurezza, Lotta alla violenza, Lotta alla droga, Diritti, Immigrazione (15)

Call for Proposals – Sovvenzione: Sostegno a progetti che promuovono l’indipendenza economica paritaria tra donne e uomini (JUST/2014/RGEN/AG/GEND)

  • Scadenza 31 marzo 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Contratto quadro per servizi tecnici e di supporto nel settore della sicurezza legata agli eventi chimici, biologici, radiologici/nucleari ed esplosivi (CBRNE) (HOME/2014/ISFP/PR/CBRN/0025)

  • Scadenza 28 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Crimini finanziari ed economici, corruzione e crimini ambientali (HOME/2014/ISFP/AG/EFCE)

  • Scadenza 30 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Prevenzione della radicalizzazione, del terrorismo e dell’estremismo violento (HOME/2014/ISFP/AG/RADX)

  • Scadenza 29 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Azioni di finanziamento volte a sostenere progetti transnazionali nell’ambito delle politiche comunitarie sulle droghe (JUST/2014/JDRU/AG/DRUG)

  • Scadenza 20 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Sviluppo di una piattaforma digitale per la lotta contro le mutilazioni genitali femminili (MGF) (JUST/2014/RPPI/AG/FGMU)

  • Scadenza 8 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Daphne – Progetti nazionali o transnazionali per il sostegno alle vittime di violenza e di reato (JUST/2014/SPOB/AG/VICT)

  • Scadenza 10 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Daphne – Progetti transnazionali legati ai bambini vittime del bullismo (JUST/2014/RDAP/AG/BULL)

  • Scadenza 10 marzo 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Lotta contro la criminalità informatica e gli abusi sessuali su minori (HOME/2014/ISFP/AG/CYBR)

  • Scadenza 16 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Scambio di informazioni ai fini dell’applicazione della legge (HOME/2014/ISFP/AG/LAWX)

  • Scadenza 14 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Azioni di sostegno ai progetti nazionali e internazionali volti a promuovere la cittadinanza dell’Unione Europea (JUST/2014/RCIT/AG/CITI)

  • Scadenza 4 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Progetti internazionali per rafforzare la capacità dei professionisti che operano nella tutela dei diritti minorili (JUST/2014/RCHI/AG/PROF)

  • Scadenza 15 gennaio 2015

> Imprese, PMI, Industria, Competitività, Start-up, Reti e cluster (20)

Call for Tenders – Appalto di servizi: Promozione delle competenze di «e-leadership» in Europa (EASME/COSME/2014/013)

  • Scadenza 18 marzo 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio relativo all’eventuale duplice uso delle tecnologie abilitanti fondamentali (EASME/COSME/2014/019)

  • Scadenza 16 febbraio 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Sviluppo e attuazione di un quadro europeo per la professione nel settore delle TIC (EASME/COSME/2014/012)

  • Scadenza 11 marzo 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio sull’adeguatezza della regolamentazione del quadro legislativo che disciplina la gestione dei rischi delle sostanze chimiche (escluse procedure REACH), in particolare il regolamento CLP e la legislazione pertinente (375/PP/ENT/IMA/14/11917)

  • Scadenza 6 febbraio 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio relativo alla fattibilità di alternative ai rating del credito e allo stato del mercato dei rating del credito (MARKT/2014/257/F)

  • Scadenza 25 febbraio 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Sostegno della cooperazione internazionale tra le reti di imprese e di cluster attraverso l’ulteriore sviluppo della piattaforma europea di collaborazione tra cluster (EASME/COSME/2014/023)

  • Scadenza 13 febbraio 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di Servizi: Organizzazione di eventi tra paesi terzi e Unione europea durante l’esposizione universale di Milano 2015 (424/PP/ENT/SME/14/F/S608)

  • Scadenza 19 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Settore europeo delle calzature: oltre la moda – Campagna di sensibilizzazione (EASME/COSME/2014/021)

  • Scadenza 2 febbraio 2015

Call fo Proposals – Sovvenzione: Enterprise Europe Network – secondo bando (COS-EEN-2014-2-04)

  • Scadenza 29 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Quadro di valutazione relativo all’attrattività degli investimenti esteri diretti (IED) — studio in particolare sugli investimenti internazionali e sulla competitività per migliorare le catene di approvvigionamento transfrontaliere/intrafrontaliere nell’UE (EASME/EASME/COSME/2014/016)

  • Scadenza 28 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Prove interlaboratorio di fibre tessili, compresi test e servizi connessi per l’analisi tecnica della fibra «poliacrilato» (423/PP/ENT/IMA/14/1131)

  • Scadenza 12 febbraio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio per l’assistenza tecnica concernente la progettazione ecocompatibile per il gruppo di prodotti DG ENTR lotto 9 (419/PP/ENT/IMA/14/11931A)

  • Scadenza 9 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio sulle miscele di detergenti pericolose contenute in imballaggi solubili monouso (406/PP/ENT/IMA/14/119429)

  • Scadenza 23 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Programma COSME. Analisi dei fattori guida, degli ostacoli e dei fattori di disponibilità delle imprese dell’Unione europea per l’adozione di prodotti e tecnologie di fabbricazione avanzata (EASME/COSME/2014/014)

  • Scadenza 14 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Facilitare l’accesso al regolamento per Sistemi Aerei leggeri Pilotati Remotamente (COS-RPAS-2014-2-03)

  • Scadenza 18 febbraio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Prestazione di servizi di valutazione alla Commissione europea nel settore del commercio (TRADE/2014/01/01)

  • Scadenza 16 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio di sostegno per il controllo dell’adeguatezza nel settore dell’edilizia (408/PP/ENT/SME/14/A/N307C)

  • Scadenza 23 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon 2020, Strumento PMI (SME Instrument)

  • Fase I, Scadenze: 18 marzo 2015; 17 giugno 2015; 17 settembre 2015; 16 dicembre 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Progetti EuroTransBio per progetti di ricerca applicata e di sviluppo sperimentale caratterizzati da eccellenza e innovatività

  • Scadenza 30 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Facilitare i flussi turistici transnazionali per gli anziani e i giovani nella bassa e media stagione (COS-TFLOWS-2014-3-15)

  • Scadenza 15 gennaio 2015

> Istruzione, Formazione, Giovani, Sport (5)

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Erasmus+, Azione chiave 3: Supporto per la riforma delle politiche — Iniziative per l’innovazione delle politiche. Sperimentazione delle politiche nel settore dell’educazione scolastica (EACEA/30/2014)

  • Scadenza 20 marzo 2015 Pre-proposte (eForm) NEW

Call for Proposals – Sovvenzioni: Programma Erasmus+. Azione chiave 3: Sostegno alle riforme delle politiche — Iniziative emergenti. Progetti europei di cooperazione lungimiranti nei settori dell’istruzione, della formazione e della gioventù (EACEA/33/2014)

  • Scadenza 24 febbraio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio sulla comparabilità delle prove linguistiche in Europa (EAC/45/2014)

  • Scadenza 21 gennaio 2015

Premio per la scuola 2014/2015: Inventiamo una banconota. Per le scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado

  • Scadenza 2 marzo 2015: termine per la presentazione dei progetti

 

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Erasmus+. Invito a presentare proposte 2015 (EAC/A04/2014)

  • Azione chiave 1, Scadenze: 4 febbraio 2015; 4 marzo 2015; 30 aprile 2015; 1 ottobre 2015; 4 marzo 2015; 3 aprile 2015

> Pesca, Ricerca marina e marittima (6)

Call for Proposals – Sovvenzione: Migliorare l’interoperabilità negli Stati membri per rafforzare la condivisione di informazioni nell’ambito della sorveglianza marittima (MARE/2014/26)

  • Scadenza 31 marzo 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio sulle migliori pratiche internazionali per la pianificazione dello spazio marittimo transfrontaliero (MARE/2014/40)

  • Scadenza 31 marzo 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Networking a sostegno della rete delle zone di pesca europee 2014–2020 — Unità di sostegno FARNET (MARE/2014/29)

  • Scadenza 9 febbraio 2015 NEW

Call for Proposals – Sovvenzione: Rafforzare la cooperazione regionale nella raccolta di dati nel settore della pesca (MARE/2014/19)

  • Scadenza 15 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Appalto per la prestazione di servizi a sostegno del monitoraggio e della valutazione della pesca e dell’acquacoltura nell’ambito di EMFF 2014–2020 — FAME (MARE/2014/02)

  • Scadenza 9 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Guardiani del mare (MARE/2014/24)

  • Scadenza 9 gennaio 2015

> Politica regionale e urbana (1)

Call for application – Presentazione candidature: Regiostars 2015 – Premio per i progetti europei più interessanti e innovativi nel contesto dello sviluppo regionale

  • Scadenza 28 febbraio 2015

> Protezione sociale, Lavoro e Mobilità, Integrazione, Cittadinanza (3)

Call for Proposals – Sovvenzione: Creazione di una rete sulla qualità e sui costi/benefici nell’assistenza a lungo termine e nella prevenzione della dipendenza (VP/2014/010)

  • Scadenza 31 marzo 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Sostegno a favore dell’istituzione di una «piattaforma a livello UE per agevolare la costituzione di un partenariato transnazionale, scambio di esperienze, sviluppo delle capacità e networking, e capitalizzazione e diffusione dei risultati pertinenti» (VT/2014/011)

  • Scadenza 5 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Programma Europa per i Cittadini. Asse 1 – Memoria Europea. Asse 2 – Impegno democratico e partecipazione civica (Gemellaggi di città, Reti di città, Progetti della società civile)

  • Scadenza 2 marzo 2015

> Reti di comunicazione, Internet, Information Technology (2)

Call for Tenders – Appalto di servizi: Servizi di gestione di media online e social media (4 lotti) (COMM/DG/AWD/2014/389)

  • Scadenza 12 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: FIWARE Accelerator Programme – Settore Smart cities.Inviti a presentare proposte SOUL-FI (Startups Optimizing Urban Life with Future Internet)

  • Scadenza 26 giugno 2015

> Ricerca e Innovazione (20)

Call for Proposals – Sovvenzione: Programma Eurostars a supporto dei progetti di ricerca delle PMI che sviluppano prodotti, processi e servizi innovativi per guadagnare vantaggio competitivo a livello internazionale

  • Scadenza 5 marzo 2015 NEW

Call for Proposals – Sovvenzioni: EraNetMed – Invito a presentare proposte di ricerca sulle Energie Rinnovabili, le Risorse idriche e le connessioni tra loro per la Regione del Mediterraneo. Energie rinnovabili ed efficienza energetica (JC-ENERGY-2014); gestione delle risorse idriche (JC-WATER-2014); nesso energia-acqua (JC-NEXUS-2014)

  • Scadenza 2 febbraio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Progetti EuroTransBio per progetti di ricerca applicata e di sviluppo sperimentale caratterizzati da eccellenza e innovatività

  • Scadenza 30 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: CHIST-ERA. Invito a presentare proposte per progetti di ricerca 2014

  • Scadenza 13 gennaio 2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Azioni trasversali. Programma Scienza con e per la società

  • Scadenza 16 settembre 2015: H2020-GARRI-2015-1

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Eccellenza Scientifica. Programma Tecnologie emergenti e future (FET)

  • Scadenza 25 novembre 2014: H2020-FETHPC-2014

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Eccellenza Scientifica. Programma Infrastrutture di ricerca europee (comprese le infrastrutture digitali)

  • Scadenza 14 gennaio 2015: H2020-EINFRA-2015-1

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Eccellenza Scientifica. Programma Azioni Marie Sklodowska Curie per competenze, formazione e sviluppo della carriera (MSCA)

  • Scadenza 13 gennaio 2015: H2020-MSCA-ITN-2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Eccellenza Scientifica. Programma Consiglio Europeo per la Ricerca (CER)

  • Scadenza 5 febbraio 2015: ERC-2015-PoC

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Leadership Industriale. Programma Innovazione nelle PMI

  • Scadenza 16 dicembre 2015: H2020-SMEINST-2-2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Leadership Industriale. Programma Accesso alla Finanza di Rischio

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 Pilastro Leadership Industriale. Programma Tecnologia Spaziale

  • 17 novembre 2014: H2020-PROTEC-2015

Call for Proposals – Sovvenzioni: Horizon2020 – Pilastro Leadership Industriale. Programma Nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie e manifattura e processi avanzati

  • Scadenza 09 dicembre 2014: H2020-EeB-2015
  • 09 dicembre 2014: H2020-FoF-2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Sfide per la Società. Programma Società sicure

  • Scadenza 21 aprile 2015: H2020-DS-2015-1 NEW

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Sfide per la Società. Programma Società inclusive, innovative e riflessive

  • Scadenza 28 maggio 2015: H2020-INT-INCO-2015
  • 28 maggio 2015: H2020-INT-SOCIETY-2015

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Sfide per la Società. Programma Azione per il clima, efficienza delle risorse e materie prime

  • Scadenza 21 aprile 2015: H2020-SC5-2015-one-stage

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon 2020 – Pilastro Sfide per la Società. Programma Trasporti intelligenti, verdi e integrati

  • Scadenza 15 ottobre 2015: H2020-GV-2015

Call for Proposals – Sovvezione: Horizon 2020 – Pilastro Sfide per la Società. Programma Energia sicura, pulita ed efficiente

  • Scadenze
    • 3 marzo 2015: H2020-LCE-2015-1
    • 3 marzo 2015: H2020-LCE-2015-2
    • 3 marzo 2015: H2020-LCE-2015-3
    • 3 marzo 2015: H2020-LCE-2015-4

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon2020 – Pilastro Sfide per la Società. Programma Sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima nonché bioeconomia

  • Scadenze varie

Call for Proposals – Sovvenzione: Horizon 2020 – Pilastro Sfide per la società. Programma Salute, cambiamento demografico e benessere

  • Scadenze varie

> Trasporti e Mobilità, Reti trans-europee TEN-T (3)

Call for Tenders – Appalto di servizi: Gestione dell’Osservatorio europeo per i carburanti alternativi (MOVE/C1/2014-797/2015-67)

  • Scadenza 12 marzo 2015 NEW

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio di valutazione sull’applicazione della direttiva 2011/82/UE intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale

  • Scadenza 12 gennaio 2015

Call for Tenders – Appalto di servizi: Studio sull’autorizzazione e sulla promozione della preparazione dei progetti principali della rete transeuropea di trasporto (TEN-T), in particolare dei progetti riguardanti le vie d’acqua e dei progetti transfrontalieri (MOVE/B3/2014-751)

  • Scadenza 11 febbraio 2015

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FONDI EUROPEI GESTITI DALLE REGIONI ITALIANE

E FONDI NAZIONALI/REGIONALI

 

> Fondazione Unipolis – Progetti d’innovazione culturale e sociale (1)

Bando della Fondazione Unipolis: Culturability – spazi d’innovazione sociale

  • Scadenza 28 febbraio 2015

> Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) (3)

Bando Smart&Start Italia: Sostegno alla nascita e alla crescita delle start-up innovative in tutto il territorio nazionale

  • Domande a partire dal 16 febbraio 2015

Bando per la concessione di agevolazioni alle imprese per la valorizzazione dei disegni e modelli

  • Scadenza fino ad esaurimento delle risorse

MISE: Strumento agevolativo beni strumentali (“Nuova Sabatini”)

  • Aperto

> Regione Campania (1)

Avviso pubblico – Bando ‘Sportello per l’innovazione’. Interventi a favore delle PMI e degli organismi di ricerca.

  • Procedura a sportello

> Regione Emilia Romagna (4)

Bando Start up innovative 2014, per piccole imprese costituite dopo l’1 gennaio 2011

  • Scadenza 31 marzo 2015

Ingenium Emilia-Romagna II – Il fondo di investimento per le imprese innovative. Por Fesr 2007-2013, Asse 2, Attività II.1.3 – Fondo di capitale di rischio per le piccole e medie imprese innovative

  • Scadenza 31 dicembre 2015

Fondo rotativo di finanza agevolata per la green economy: Programma Por Fesr 2007-2013, Asse 3 Qualificazione energetico ambientale e sviluppo sostenibile – Agevolazioni per piccole e medie imprese

  • Fino ad esaurimento delle risorse

Avviso pubblico: Riconoscimento danni e concessione contributi in relazione a eventi alluvionali e trombe d’aria. Concessione di contributi alle imprese interessate

  • Scadenza 28 febbraio 2015

> Regione Lazio (11)

Fondo per il Microcredito (L.R. 10/06)

  • aperto

Fondo di Garanzia CCIAA di Roma

  • aperto

FONDO POR I.3 Lazio – Interventi nel capitale di rischio delle imprese. Bando per PMI industriali o di servizi che vogliono avviare programmi di sviluppo tecnologico e innovativo

  • Scadenza 15 maggio 2015 (per le PMI)

Fondo di Garanzia a favore delle PMI interessate dai Programmi Locali di Sviluppo Urbano (P.L.U.S.)

  • aperto

Fondo di Garanzia Spettacolo, Cultura, Editoria e Sport

  • aperto

Fondo per la nascita e lo sviluppo di Start-up innovative sul territorio del Lazio (art. 6 L.R. 13/2013)

  • dal 20 novembre 2014 fino ad esaurimento delle risorse disponibili

Avviso pubblico per la presentazione di progetti coerenti con il tema di EXPO MILANO 2015 ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’

  • a partire dalle ore 9.00 del 10 novembre 2014 e per i successivi 30 giorni

Bando POR FESR Lazio 2007- 2013: Horizon2020 Misure per favorire l’accesso ai Programmi dell’Unione Europea per il finanziamento della ricerca, dell’innovazione e della competitività

  • Scadenza 31 gennaio 2015

Bando Accesso al credito Lazio – Far crescere il patrimonio delle piccole e medie imprese

  • bando di prossima apertura

Bando Innovazione e Reti d’impresa Lazio – Fondo ‘Capitale di rischio’. Una partnership pubblico-privato per le imprese innovative

  • 15 maggio 2015 o fino a esaurimento delle risorse

Bando Start up Lazio. Fondo per prestiti partecipativi alle start up

  • 31 gennaio 2015 o fino a esaurimento delle risorse

> Regione Lombardia (6)

Avviso Pubblico per la selezione di progetti pilota finalizzati alla prevenzione e alla lotta contro la dispersione scolastica

  • Scadenza 16 gennaio 2015

Bando ricerca e innovazione e contributi per i processi di brevettazione. Edizione 2014

  • Scadenza 25 marzo 2015

Bando per individuare le migliori start up lombarde nei settori collegati al tema EXPO ‘Feeding the planet, Energy for life’ (Start up per Expo)

  • Scadenza 16 gennaio 2015

Bando Lombardia Concreta – Contributi al credito per le imprese del turismo e dell’accoglienza

  • Fino ad esaurimento delle risorse

Bando voucher per l’internazionalizzazione delle micro, piccole e medie imprese lombarde 2014

  • Scadenza 30 gennaio 2015

Avviso pubblico: Azioni di rete per il lavoro, rivolte a gruppi di lavoratori coinvolti in processi di crisi o in cerca di occupazione

  • Scadenza 31 dicembre 2015

> Regione Marche (2)

Avviso pubblico: Sostegno a progetti integrati di sviluppo delle PMI in fase di ricambio generazionale

  • Bando a sportello

Bando Regione Marche: Fondo di Ingegneria Finanziaria della Regione Marche – “Concessione di un Finanziamento agevolato per le Imprese del Comparto Culturale della Regione Marche”

  • Fino ad esaurimento delle risorse finanziarie

> Regione Piemonte (9)

Contributi per l’acquisto, installazione ed attivazione di parabole e modem per la connessione ad internet via satellite, in zone rurali

  • Bando a sportello

Agevolazioni agli investimenti innovativi delle Piccole e Medie Imprese per impianti di proiezione cinematografica digitale: impianti digitali, reti, audio e risparmio energetico

  • Bando a sportello

Agevolazioni per le PMI a sostegno di progetti ed investimenti per l’innovazione,la sostenibilità ambientale e la sicurezza nei luoghi di lavoro – Edizione 2014 (Bando Pmi 2014)

  • Bando a sportello

Strumenti finanziari a sostegno delle nuove imprese nate dai servizi forniti dagli sportelli provinciali per la creazione d’impresa (art. 42. l.r. 34/2008 e s.m.i.)

  • Bando a sportello

Agevolazioni per le micro e le piccole imprese a sostegno di progetti ed investimenti per l’innovazione dei processi produttivi – Edizione 2014 (Bando Micro 2014)

  • Bando a sportello

Interventi per la nascita e lo sviluppo del “lavoro autonomo” (art. 42. l.r. 34/2008 e s.m.i.)

  • Bando a sportello

Interventi per la nascita e lo sviluppo di “creazione d’impresa” (art. 42. l.r. 34/2008 e s.m.i.)

  • Bando a sportello

Bando regionale per la realizzazione di interventi volti a promuovere l’occupabilità di cittadini di paesi terzi in condizione di disagio occupazionale

  • Bando a sportello

Accesso alle agevolazioni per studi di fattibilità tecnica preliminari ad attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale riservate ai soggetti aggregati ai Poli di Innovazione – Bando Studi di fattibilità 2014

  • Scadenza 27 febbraio 2015

> Regione Puglia (1)

Avviso per la presentazione delle istanze di finanziamento per la realizzazione di progetti di promozione internazionale, volti alla penetrazione commerciale ed alla collaborazione industriale, a favore delle reti per ’internazionalizzazione, costituite da P.M.I. pugliesi

  • Scadenza 31 gennaio 2015

> Regione Sardegna (5)

Avviso pubblico: Servizi per l’innovazione. Sostegno alla realizzazione di idee e progetti di innovazione delle imprese

  • Scadenza 30 novembre 2015

IV Avviso per la selezione di progetti da ammettere al finanziamento del “fondo microcredito FSE”. POR FSE 2007-2013 Asse II occupabilità. Asse III inclusione sociale

  • Fino ad esaurimento delle risorse

Borse “Generazione Faber” – Secondo bando per l’assegnazione di borse di sperimentazione da spendere presso il FabLab di Sardegna Ricerche

  • fino ad esaurimento della dotazione finanziaria

Avviso Pubblico: Servizi ICT per il turismo. Bando per la presentazione delle domande di aiuti

  • Scadenza 31 marzo 2015

Bando Pubblico “Microincentivi per l’innovazione e la fabbricazione digitale”. Incentivi per la competitività delle piccole e medie imprese

  • Scadenza 31 gennaio 2015

> Regione Toscana (7)

Fondo di Garanzia per i giovani professionisti e le professioni

  • aperto (data inizio presentazione: 15 novembre 2014)

Bando FAS SALUTE 2014 – Sostegno alla realizzazione di progetti di ricerca in materia di qualità della vita, la salute dell’uomo, biomedicale, l’inustria dei farmaci innovativi

  • Scadenza 30 gennaio 2015

Bando FAR-FAS 2014 per il finanziamento di progetti di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati congiuntamente da imprese e organismi di ricerca in materia di nuove tecnologie del settore energetico, fotonica, ICT, robotica e altre tecnologie abilitanti connesse

  • Scadenza 23 gennaio 2015

Fondo di Garanzia, Sezione 3 – Sostegno all’imprenditoria giovanile, femminile e dei lavoratori già destinatari di ammortizzatori sociali” (L.R. 21/2008)

  • aperto

Bando FAR-FAS 2014: Nuove tecnologie del settore energetico, con particolare riferimento al risparmio energetico e alle fonti rinnovabili

  • Scadenza 23 gennaio 2015

Bando contenente le disposizioni tecniche e procedurali per l’attuazione della Misura C.2.2. “Sostegno alle attività di valorizzazione dell’ambiente e della fauna di interesse regionale” Azione a) “iniziative e attività di monitoraggio faunistico di interesse regionale in materia faunistico venatoria”

  • ventesimo giorno dalla pubblicazione sul B.U.R.T. n.41 parte III del 15 ottobre

Avviso pubblico per la concessione di incentivi a favore delle imprese di informazione (sostegno alle assunzioni)

  • Fino ad esaurimento delle risorse

> Regione Umbria (1)

Bando per il finanziamento di interventi volti all’innalzamento degli standard di qualità, nella ricettività alberghiera, extralberghiera e all’aria aperta

  • Scadenza 11 febbraio 2015

> Regione Veneto (3)

Bando Mettiti in moto! Neet vs Yeet – Le opportunità per i giovani in Veneto

  • Scadenza 30 giugno 2015

Bando per la concessione di contributi alle PMI per l’accesso ai servizi digitali in modalità cloud computing. POR 2007-2013 Parte FESR, Asse 4 – Linea di intervento 4.1. – Azione 4.1.3.

  • Scadenza 31 dicembre 2015

Avviso pubblico: Programma Operativo Regionale 2007-2013, Parte FESR. Asse 2. Energia – Linea di intervento 2.1. “Produzione di energia da08/01/2015 fondi rinnovabili ed efficienza energetica”. Azione 2.1.3 – Fondo di rotazione e contributi in conto capitale per investimenti realizzati da PMI e finalizzati al contenimento dei consumi energetici

  • Scadenza 30 giugno 2015

Abstract

 We already know from behavioral economics, which is opposed to classical economics, that when people take actions based on psychological phenomena, instinct and emotions, this is not optimum. So that, they are pushed to implement complex strategies to manage. In classical economics, investors and consumers are considered hyper-rational and calculating, in possession of all the information necessary to make their choices and oriented towards maximum utility and profit. Instead, in behavioral economics the subjects are often altruistic, with changing preferences over time. Under the influence of emotional factors, they are often lead to make risky choices that do not maximize their usefulness.

In this article we want to go a step further, introducing two other aspects closely related to behavioral finance, called “endowment effect” and “framing effect”.

 

Endowment effect

 The endowment effect is the principle according to which we tend to attribute a higher value and therefore a higher price to the things we already own. This mental strategy is due to the fact that, when we decide to sell or evaluate an asset we own, we tend to attribute a higher value than the market does, increasing it by an “emotional value”. The Israeli psychologist and economist Daniel Kahneman, Nobel laureate in economics in 2002, conducted an experiment aimed at verifying whether the value we attribute to our assets always follows objective logic. The experiment consists in seeing the logic of selling and buying a mug, taking a group of people and dividing it into three subgroups, sellers, buyers and choosers, each with a specific function. I propose again Kahneman’s example, in order to give an explanation of the principle underlying the decisions made irrationally by consumers [1].

  • Sellers are those who have to attribute a value to an asset, in this case a mug, to which they have no emotional relationship, and try to sell it;
  • Buyers must give a value to the mug, and indicate at what price they would be willing to buy it;

  • Choosers, who must also give a value to the mug and choose whether to buy it or receive the equivalent in cash.

According to the experiment, sellers attribute a value to the mug of about $ 7, while both buyers and choosers value the mug at around $ 3, which is less than half the price set by the sellers. The result is that the simple fact of owning something leads to attribute a higher value to it, about double what one is willing to buy it far on the market. Simply owning something makes your mind think it is worth more.

But what is the reason for this price difference? The fact is, people value an asset they own more than something they don’t own, and that’s what behavioral economists call “endowment effect”. Researchers have proposed different reasons for this effect, that may be explained by psychological components related to loss aversion [2].

The endowment effect is applicable to various areas. For example, a stockholder who needs cash is pushed to refuse to sell his stocks when they are worth less than when he bought them, or still the owner of a property purchased for $ 240,000 is against to sell it for a lower value than what he paid for it, although the real estate market has undergone a general decrease of 20%. For him the “fair value” of the asset would be given by the sum of the purchasing price plus a sentimental value. This shows quite clearly that reasoning strategies and emotions can therefore lead us to make non-optimal choices, whereas the aspect that should be taken as a reference is the current market price of the asset [3].

Taking the example of the property and turning it upside down, another buyer would not be willing to buy the same property at 20% extra.

When you need to sell an asset (house), the market price is the determining factor, not the purchase price. Likewise, behavioral economists have shown that losing is about twice as much pain as the happiness we feel when we make an equivalent amount of money. For example, if we lose $ 5, we must earn at least $ 10 to be happy again.


Framing effect

 The second effect I want to talk about is the so-called “framing effect”, the result of the study of the two psychologists Amos Tversky and Daniel Kahneman, according to which the way or the context in which a problem is presented to us influences our decisions.
Cognitive distortions, in fact, are able to induce our mind to formulate solutions contrary to logic, putting in place mental shortcuts that we do not even realize. A very simple but useful example to understand the framing effect is the Müller-Lyer illusion.

Looking at the two lines, we first have the perception that the second is longer than the first one, while instead they have exactly the same length. The only difference between them is the way in which the segments are arranged.

This simple example demonstrates that just as the ends of the lines influence our choice between which one appears shorter or longer, in a several matters our estimates are often influenced by external factors that have no direct bearing on them. The framing shouldn’t affect us in any way, but it often does [4]. Behavioral economists refer to choices influenced by the situation in which we find ourselves or by the world in which a problem is described to us as “framing effect”.  From an economic-financial perspective, the context in which a problem is described to us can be incisive on how me make our investment choices [5].

 

A well-known high case that refers to the framing effect is the bet vs lottery test [6]. An individual is asked to choose whether to accept a bet with a 10% chance of winning $ 95 and a 90% chance of losing 5, or participate in a lottery, whose ticket costs 5, with a 10% chance of winning $ 100 and a 90% chance of not winning. In most cases, people tend to prefer the lottery, when actually there is no better decision from an economic point of view, as in any case the loss would always be $ 5 (the price of the lottery ticket) and the payout is always 95 dollars. In any case, therefore, the only choice to make is whether to aim to become richer by $ 95 or poorer by $ 5. Also this example shows that a different presentation of the problem influences the choice people make.


Conclusions

Individuals are typically loss averse, meaning they are much more sensitive to the possibility of losing than the possibility of earning a certain amount. In other words, the emotional reaction to losses is systematically stronger than the reaction of earnings of the same amount. People also suffer from the so-called “myopic loss aversion” [7], the attitude of neglecting long-term perspectives to focus on short-term ones, cutting down their fear of suffering losses.

For this reason, carefully assessing the time frame and the risk tolerance are important factors in choosing the right assets to invest in.

(a cura di Lorenzo Nobile)

References

[1] Kahneman, D., Knetsch, J. L., & Thaler, R. H. (1990). Experimental tests of the endowment effect and the Coase theorem. Journal of Political Economy, 98(6), 1325-1348.
[2] Ericson, K. M. M., & Fuster, A. (2014). The endowment effect. Annual Review of Economics, 6(1), 555-579.
[3] Kahneman, D., Knetsch, J. L., & Thaler, R. H. (1991). Anomalies: The endowment effect, loss aversion, and status quo bias. Journal of Economic Perspectives, 5(1), 193-206.
[4] Künnapas, T. M. (1955). Influence of frame size on apparent length of a line.Journal of Experimental Psychology,50, 168–170.
[5] Tversky, A., & Kahneman, D. (1981). The framing of decisions and the psychology of choice. Science, 211(4481), 453–458.
[6] Kahneman, Daniel; Tversky, Amos (1979). “Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk”. Econometrica. 47 (2): 263–291
[7] Thaler, R. H., Tversky, A., Kahneman, D., & Schwartz, A. (1997). The effect of myopia and loss aversion on risk taking: An experimental test. The Quarterly Journal of Economics, 112(2), 647-661.


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PREMESSA

La presente opera è suddivisa in tre paragrafi.

Partendo dalle norme che hanno istituito e novellato la Tosap ed il canone che poteva essere in alternativa adottato, l’opera si propone, dopo aver analizzato gli indirizzi giurisprudenziali sui previgenti prelievi, di illustrare le novità a decorrere dal 1 Gennaio 2021: l’istituzione della local tax, l’esenzione dal pagamento sino al 31 Marzo 2021 ed i provvedimenti tesi a favorire la ripresa economica delle attività esentate e danneggiate dalla diffusione dell’epidemia da Covid 19.

  1. RIFERIMENTI NORMATIVI: DAL DECRETO LEGISLATIVO N. 507/1993 ALLA LEGGE N. 160/2019

La tassa per l’ occupazione di spazi ed aree pubbliche, in acronimo TOSAP, è stata introdotta dal Capo 2 del Decreto Legislativo n. 507/1993.

Detto intervento normativo ha ridisciplinato il tributo, in precedenza regolato dal risalente T.U. per la finanza locale, approvato con Regio Decreto n. 1175/1931.

Il tributo è stato istituito con decreto legislativo, un atto del Governo avente forza di legge, che postula la fissazione di principi e criteri direttivi del Parlamento, in tal modo è stata rispettata la riserva di legge relativa che l’articolo 23 della Costituzione stabilisce per l’imposizione di prestazioni patrimoniali.

In seguito il Decreto Legislativo n. 566/1993 ha apportato alcune modifiche al decreto che ha istituito il tributo.

Quindi gli articoli contenuti nel decreto n. 507 del 1993 sono stati prima abrogati, con vigenza dal 1° Gennaio 1999 ex art. 51 del D. Lgs. n.446/1997 e poi reintrodotti, a decorrere dalla medesima data, dalla l. n. 448/1998 che ha eliminato la precedente disposizione abrogativa e ha ripristinato la tassa.

Il Legislatore ha introdotto, attraverso l’articolo 31, comma 14, della l. n. 448/1998, la Tosap ed ha inoltre attribuito all’ente locale ha facoltà di sostituire tale tributo con un canone , da adottare con apposita delibera regolamentare.

In seguito la legge finanziaria del 2000 ( l. 488/1999) ha apportato ulteriori modifiche all’articolo 63 del D. Lgs. N.446/1997 a far data dal 1 gennaio 2000; una nuova modifica a detto articolo è stata introdotta ex art.10 della legge n. 166/2002 , in vigore dal 18 agosto 2002.

Il novellato art. 63 del D.Lgs. n.446/1997 ribadisce che gli enti territoriali minori possono non applicare la Tosap e decidere con regolamento che i soggetti che beneficino di uno spazio pubblico possano pagare un canone di natura privatistica.

Alcuni anni dopo, il decreto legge n. 203/2005, convertito con modificazioni nella l. n. 248/2005, in merito al riparto di giurisdizione ha devoluto le controversie sulla debenza del Cosap alla cognizione del giudice tributario.

Tale atto normativo è stato oggetto di varie pronunce da parte della giurisprudenza, che saranno affrontate e discusse  nel paragrafo che segue.

L’ultima novella legislativa è alquanto recente e di significativo rilievo.

La legge finanziaria e di bilancio del 2020 ha fatto confluire la Tosap e il Cosap nel canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria (denominato canone unico),  in vigore dal 1° Gennaio 2021.

In virtù di quanto prescrivono gli articoli 816/847 della l. 160/2019 detto tributo, definito local tax, ricomprende anche altre entrate locali, quali l’ imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni (ICPDPA),  il canone per l’installazione di mezzi pubblicitari (CIMP), il canone per l’ occupazione delle strade di pertinenza di comuni e province.

Tale canone viene istituito da comuni, province e città metropolitane, e la sua disciplina è demandata al regolamento dell’ente locale.

Detta fonte normativa deve statuire  in maniera obbligatoria sui soggetti passivi, vale a dire i titolari della concessione e sulle procedure per il rilascio delle medesime; disporre in merito alla durata dell’occupazione, alle esenzioni, alle riduzioni facoltative e al versamento, come  stabilito in precedenza sulla Tosap e sul Cosap ,come approfondiremo più in avanti nel presente paragrafo.

Si segnala che sull’opportunità di adottare il canone unico non sono state accolte le riserve dell’IFEL (Istituto per la finanza e l’economia locale) che auspicava una proroga per l’entrata in vigore del medesimo, o quantomeno di rendere facoltativa l’adozione per l’anno 2021.

In data 11 Dicembre 2020 esso ha comunque predisposto uno schema di regolamento per la disciplina del canone di occupazione del suolo pubblico e di esposizione pubblicitaria e del canone mercatale, al fine di agevolare il lavoro degli amministratori, che sono costretti a deliberare atti in tempi brevi.

Detto documento è inoltre corredato da una nota introduttiva che  spiega le ragioni alla base della richiesta di proroga o di una  facoltatività per il 2021, riconducibili ad ‘ un contesto ancora segnato dall’emergenza : ai limiti propri della normativa si sommano le problematiche socio-economiche contingenti che ostacolano il necessario dialogo con le categorie interessate, tra le più colpite dalle conseguenze economiche dell’emergenza’.

Tornando alla norma che ha istituito il tributo, dal combinato disposto degli art. 847, l. N. 160/2019 e dell’art. 4, comma 3-quater del D.L. 162/2019 si evince che dal 1° Gennaio 2021 sono abrogati tutti i prelievi vigenti nel 2020, tra cui la Tosap o il Cosap.

Gli enti territoriali minori entro detta data avrebbero dovuto approvare le tariffe da applicare; al limite è consentito adottarle entro il termine di approvazione del bilancio.

In assenza di regolamento, gli enti locali non potrebbero rivendicare alcunchè per l’occupazione di suolo pubblico.

Compiuta una doverosa e necessitante premessa sugli atti normativi che si sono susseguiti in merito alla Tosap, al corrispettivo da adottare in alternativa nonchè al recentissimo canone unico di occupazione per le aree pubbliche, se ne esaminano ora gli elementi costitutivi: soggetti attivi, soggetti passivi ed oggetto dell’imposizione.

Sin da subito secondo lo scrivente è doverosa una precisazione.

Al di là della terminologia utilizzata per qualificare detto prelievo, i soggetti attivi e passivi sono i medesimi; nel Canone Unico di recente istituzione il presupposto resta l’occupazione, anche abusiva, delle aree appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile degli enti locali, e di   spazi soprastanti o sottostanti il suolo pubblico.

Resta inoltre inalterata la distinzione tra i principi stabiliti dalla legge statale da ciò che deve essere regolamentato dai creditori d’imposta, che devono parametrare il Canone Unico alla  durata e alla zona dell’occupazione, alla tipologia della medesima ed  alla superficie occupata.

Per questo motivo si esaminano in primis gli elementi costitutivi della Tosap e del Cosap, senza soffermarsi ulteriormente sugli elementi fondativi della nuova local tax, nella parte in cui si riferisce ad aree in precedenza sottoposte a prelievo a titolo di Tosap o Cosap.

In merito al tributo istituito con la l.507/1993, la potestà impositiva spettava agli enti territoriali minori, vale a dire Comuni, Province e Città metropolitane, in virtù di quanto statuisce l’articolo 119 della Costituzione.

Il secondo comma di detto articolo, novellato ex l. Cost. n. 3/2001, testualmente recita: “ i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le regioni hanno risorse autonome . Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri in armonia con la Costituzione e secondo principi di coordinamento con la finanza pubblica e del sistema tributario”. 

Il soggetto passivo del tributo, o debitore d’imposta, veniva identificato nel titolare dell’atto di concessione o di autorizzazione o, in mancanza, colui che di fatto occupava uno spazio sottratto all’uso pubblico, anche in maniera abusiva.

Il D. Lgs. n. 507/1993 si riferiva ad occupazioni di strade, piazze, mercati, o altri beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile di comuni, province e città metropolitane, nonché di spazi soprastanti o sottostanti il suolo pubblico ( comprese quelle attuate mediante condutture o impianti di servizi pubblici) o aree private soggette a servitù di pubblico passaggio; si aveva  inoltre riguardo anche allo spazio destinato allo stazionamento di taxi e vetture nei parcheggi loro destinati.

Inoltre, venivano sottoposte al prelievo anche le occupazioni aventi una durata inferiore ad un anno mentre si escludevano quelle occasionali, che avevano una durata non superiore rispetto a quanto stabilito dal regolamento di polizia locale.

Per quanto riguarda l’ oggetto dell’ imposizione, esso era costituito dal beneficio di cui si giovava il contribuente per l’utilizzo di uno spazio di cui poteva disporre , in quanto detta area era stata sottratto all’uso collettivo.

Sino al 31 Dicembre 2020, la Tosap si è profilata come “il regime ordinario di imposizione per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche”.

La fonte normativa di primo grado che ha disciplinato il tributo individuava gli elementi essenziali del medesimo come sopra riferiti, vale a dire creditori, debitori d’imposta e  presupposti di fatto.

Detta fonte inoltre dettava,” per i criteri da seguire nella tariffa, una distinzione per categoria di importanza per gli spazi, il riferimento all’ entità dell’ occupazione, al valore economico della disponibilità e al sacrificio per la collettività , nonché l’ applicazione di coefficienti moltiplicatori per le specifiche attività esercitate, dando luogo a valutazioni di capacità contributiva”.

L’originario D. Lgs. n. 507/1993 distingueva inoltre le occupazioni permanenti, con  una durata uguale o superiore ad un anno dalle occupazioni temporanee; ammetteva inoltre la possibilità di rateizzare il pagamento della Tosap in 4 rate, qualora l’ importo fosse  superiore a 258, 23 euro.

Il medesimo decreto collegava il quantum da versare alla durata dell’occupazione dell’area, la cui estensione veniva misurata in metri quadrati o lineari, e considerata la classe di popolazione del Comune.

Gli aspetti secondari del tributo venivano invece disciplinati da comuni e province con fonti di minor grado, quali i regolamenti o delibere consiliari dai medesimi adottati.

Inoltre gli enti locali dovevano disciplinare con apposito regolamento l’ applicazione della tassa tra importi massimi e minimi predeterminati dalla legge per le occupazioni sia permanenti che temporanee ( articoli 44-45 del D. Lgs. N. 507/1993) e approvare annualmente le tariffe del tributo. Agli enti territoriali minori era inoltre demandato il compito di  provvedere sulle modalità di rilascio, rinnovo e revoca delle concessioni, che autorizzavano il contribuente a utilizzare la porzione di spazio che veniva in tal modo sottratto all’ uso collettivo.

I soggetti attivi del tributo potevano anche prevedere delle agevolazioni per le occupazioni di spazi di particolare interesse pubblico.

Dopo aver esaminato in maniera dettagliata gli aspetti normativi dei diversi prelievi che si sono susseguiti in merito all’occupazione di suolo pubblico, si passa ora ad esaminare quali sono stati gli orientamenti della giurisprudenza in merito alla natura del tributo di cui si discute.

(A cura di Roberto Colancecco)

RIFERIMENTI DAL WEB:

1)  Schema di regolamento per la disciplina del “Canone Unico”, documento scaricabile dal sito fondazioneifel.it
2) https://aliautonomie.it/2020/12/29/canone-unico-inapplicabile-senza-il-regolamento-comunale/

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

3) Amendola V. (2003), Tassa di occupazione di spazi ed aree pubbliche ( Tosap), in Forlenza O. ( a cura di), Prontuario degli Enti Locali, Supplemento al n.25 del 28 Giugno 2003 di Guida agli Enti Locali de “ Il Sole 24 Ore”, pag. 367.
4) Del Federico L., Il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche. Tassa, corrispettivo o prezzo pubblico, in Rivista di diritto tributario, 1998, I, pg.181.

Continua nella seconda parte!


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  1. Premessa

Quando si tratta di finanza di progetto, giova ricordare che – per quanto sia stato anzitutto il Legislatore stesso ad adoperare questo termine – definire la finanza di progetto come un contratto di PPP è improprio «poiché la finanza di progetto costituisce piuttosto uno strumento di tecnica economico-finanziaria utilizzato per il reperimento e l’acquisizione delle risorse necessarie a realizzare e gestire economicamente un’unità economica, o un progetto di investimento, in modo separato dal complesso patrimoniale e finanziario dei player del progetto stesso, in cui questi ultimi valutano il merito di credito dell’operazione sulla base dei flussi di cassa attesi/generati»1. Conosciuta altresì come project financing, nel nostro ordinamento la qualificazione giuridica della finanza di progetto, istituto di matrice anglosassone, è da tempo oggetto di dibattito dottrinale: già in vigenza del regime antecedente, molti autori erano soliti ricondurla alla concessione quale mera variante, trascurandone viceversa il valore di ulteriore modello collaborativo tra il settore pubblico ed il settore privato rispetto a quello concessorio2. Posto che affonda le sue radici nell’ambito civilistico, tuttavia, grazie alla sua assoluta duttilità, ha presto suscitato l’interesse della sfera pubblicistica, in quanto permette «alla Pubblica Amministrazione di realizzare servizi rivolti ai cittadini, contemperando la duplice esigenza di ridurre l’esborso finanziario e migliorare l’efficacia nella realizzazione e gestione di opere pubbliche»3 anche in un contesto di crisi finanziaria. Così, una volta adattatosi alle esigenze dell’economia statale, dopo una prima applicazione nel compartimento energetico ed infrastrutturale, «ha ulteriormente trovato larga applicazione in plurimi settori pubblici attraverso le forme di partenariato pubblico privato»4. Non a caso, mentre sul versante del diritto civile risulta perlopiù lasciato alla libertà previsionale dei privati e quindi sprovvisto di una disciplina legislativa ad hoc, per converso sul versante del diritto amministrativo trova alcune specifiche regole all’interno del Codice dei contratti pubblici, articoli 183 e 184 su tutti.

 

  1. Disciplina codicistica

Per quanto riguarda l’ordinamento giuridico italiano, la finanza di progetto viene generalmente ricondotta alla categoria del partenariato istituzionale, giacché nella stragrande maggioranza dei casi si pone in relazione con la costituzione di una società veicolo (cd. SPV – Special Purpose Vehicle), cui vengono ceduti l’imputazione e la titolarità del progetto nonché i rischi di realizzazione e gestione dell’opera o del servizio. Dopotutto, il PPP sotto forma di project financing deve il suo successo proprio alla possibilità di poter circoscrivere il rischio d’impresa limitatamente al capitale investito della SPV, al capitale di rischio erogato alla società medesima da parte di banche ed istituti di credito ed alle eventuali forme di garanzia disponibili. Invero, tale separazione giuridica, finanziaria ed economica tra i rischi e le responsabilità che fanno capo al progetto e quelli che fanno capo ai suoi promotori (cd. ring fence) rappresenta un incentivo fortissimo per gli investitori, tanto che oggi questa è spesso l’unica strada percorribile «per ovviare alle problematiche connesse al rischio di insolvenza dei costruttori e al reperimento dei capitali necessari per far fronte agli ingenti costi di costruzione di opere a rilevanza pubblica, non sostenibili da un unico soggetto privato o da una pubblica amministrazione»5.

Ad ogni modo, la vera peculiarità della fattispecie in esame è l’autofinanziabilità dell’operazione: le opere realizzate per mezzo della finanza di progetto, difatti, sono tendenzialmente in grado di garantire la restituzione del finanziamento elargito, oltre che la copertura dei costi operativi e la remunerazione del capitale di rischio, tramite i ricavi ottenuti, durante la fase di gestione, dalla vendita ad utenti terzi dei beni prodotti o dei servizi erogati (cd. cash flows). E da siffatta esigenza di generare flussi di cassa sufficienti a rimborsare il debito contratto per la realizzazione del progetto potrebbe, di primo acchito, desumersi la non applicabilità della finanza di progetto alle cd. opere fredde6; ma, per quanto più confacente naturaliter alle opere c.d. calde – in virtù della tariffazione sull’utenza finale –, in realtà il recupero del capitale investito tramite il flusso di cassa lo si può conseguire finanche nell’ipotesi in cui quest’ultimo derivi dal canone corrisposto dalla Pubblica Amministrazione.

A tutto ciò sembra poi ricollegarsi l’ultimo elemento distintivo della finanza di progetto che rimane da analizzare: l’accensione di garanzie adeguate a tutela dei promotori e dei soggetti finanziatori (cd. security package): in effetti la redditività e, di conseguenza, la buona riuscita di un’iniziativa di project financing «non dipende esclusivamente dal cash flow, ma anche dalla gestione dei rischi di insuccesso che possono manifestarsi nel corso della solitamente lunga durata del progetto»7. Del resto, va da sé che in qualità di società titolare di un contratto di partenariato pubblico privato, alla SPV si applicano gli articoli 185 e 186 del Codice dei contratti pubblici, ai sensi dei quali la società di progetto gode sia della possibilità di emettere obbligazioni e titoli di debito (purché destinati alla sottoscrizione da parte degli investitori qualificati) sia di riconoscere ai crediti dei propri sovvenzionatori un privilegio generale sui beni mobili che possiede (per di più opponibile ai terzi, se trascritto).

 

  1. Procedure di affidamento

Quanto al primo modello procedurale, l’articolo 183, comma 1 concerne la realizzazione di interventi che in un modo o nell’altro, seppur in linea di massima, è già l’amministrazione stessa a ritenere attuabili tanto sotto il profilo dell’interesse pubblico, quanto di quello economico. Pertanto, è quest’ultima ad assumere l’iniziativa pubblicando un bando e ponendo a base di gara non più un mero ‘studio di fattibilità’, bensì un vero e proprio ‘progetto di fattibilità’ dell’opera in progetto: una serie di indagini, studi ed elaborati che, in linea con quanto disposto dai commi 5 e 6 dell’articolo 23 del Codice dei contratti pubblici, avvalorano la fattibilità tecnica, amministrativa e finanziaria dell’operazione8. Successivamente, spetta agli operatori privati interessati presentare le loro offerte (costituite da progetto definitivo, relativo piano economico-finanziario e bozza del contratto), le quali vengono valutate alla luce del consueto criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (rapporto qualità/prezzo): tra queste la PA individua la migliore, conferendo di conseguenza al soggetto privato che l’ha presentata la qualifica di ‘promotore’. Giunti a questo punto, però, l’aggiudicazione e quindi la stipulazione del contratto di concessione non sono ancora sicure: precisamente, il buon esito della procedura è subordinato all’accettazione, da parte del promotore, di tutte le eventuali modifiche al progetto definitivo che l’amministrazione ritiene indispensabili. Tra l’altro la PA, in caso di diniego, ha la possibilità di chiedere ai concorrenti che seguono via via in graduatoria l’accettazione, alle medesime condizioni, di quelle stesse modifiche al progetto definitivo presentato dal promotore che quest’ultimo ha invece rifiutato.

La seconda procedura di affidamento della finanza di progetto, all’opposto, si basa esclusivamente sull’iniziativa degli operatori economici, dacché inerisce alla realizzazione, come precisato dal Correttivo mediante concessione o anche altro contratto di PPP, di lavori pubblici o di pubblica utilità non inseriti in alcun atto di programmazione della stazione appaltante. Nello specifico, a norma dell’articolo 183, comma 15 i soggetti privati possono presentare le loro proposte (al pari delle offerte, costituite da progetto definitivo, relativo piano economico-finanziario e bozza del contratto), le quali devono poi essere obbligatoriamente valutate dall’amministrazione aggiudicataria entro tre mesi: l’operazione proposta dal privato, difatti, può essere oggetto di gara solo nel caso in cui soddisfi effettivamente l’interesse pubblico. In seguito, qualora il riscontro sia positivo9, l’amministrazione pubblica un bando e pone il progetto di fattibilità dell’opera a base di una gara a cui viene innanzitutto invitato l’operatore economico, ora divenuto promotore del progetto; del resto, possono ovviamente prendervi parte finanche altri operatori privati presentando le loro rispettive offerte – che ove espressamente consentito dal bando, possono altresì comprendere varianti al progetto di fattibilità su cui è incentrata la gara –. Dopo, allorché non risulti vincitore, il promotore dispone in ogni caso di un diritto di prelazione, che se esercitato entro il termine di quindici giorni, al di là di tutto, gli consente di divenire parimenti aggiudicatario della procedura; questo, però, solo a patto di impegnarsi a dar seguito al progetto alle medesime condizioni offerte dal migliore offerente, rimborsandogli per di più l’importo delle spese sostenute per la predisposizione della propria offerta10. Al contrario, nell’ipotesi in cui il promotore decidesse di non esercitare la prelazione, egli ha tuttavia diritto a vedersi corrispondere, da parte dell’aggiudicatario, quanto speso per elaborare la sua proposta.

(A cura di Ilaria Baisi)

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Note

1 M. Viggiani (2018), Le forme di partenariato, in Cabiddu M.A. – Colombo M.C. (a cura di), Appalti Pubblici, Milano, Il Sole 24 Ore Editore, p. 25.

2 N. Lugaresi (2001), Concessioni di costruzione e gestione e project financing: problemi applicativi nella scelta del promotore e del concessionario, Riv. trim. appalti, pp. 647 ss.

3 V. Montani (2018), Il project financing. Inquadramento giuridico e logiche manutentive, Torino, Giappichelli, p. 2.

4 Ibidem.

5 Ivi, p. 6.

6 Sul punto, M. G. Lanero – G. Velluto (2006), Gli aspetti legali del project finance, in S. Gatti (a cura di), Manuale del project finance. Come disegnare, strutturare e finanziare un’operazione di successo, Roma, Bancaria Editrice, p. 448.

7 V. Montani, op. cit., p.14.

8 Cfr. G. Santi (2019), Il partenariato pubblico-privato ed il contratto di concessione nella normativa europea e nazionale. Gli interventi di sussidiarietà orizzontale ed il baratto amministrativo. Il contraente generale, in Mastragostino F. (a cura di), Diritto dei contratti pubblici. Assetto e dinamiche evolutive alla luce del nuovo codice, del decreto correttivo 2017 e degli atti attuativi, Torino, Giappichelli, p. 194.

9 A tal proposito, è interessante richiamare quanto chiarito in Cons. St. sez. V, sentenza n. 1139, 13 marzo 2017: «L’amministrazione non mai è obbligata a proseguire aggiudicando il contratto, nemmeno nel caso in cui abbia già dichiarato la proposta di pubblico interesse ed identificato conseguentemente il promotore privato. Giunti a questo punto, pur non conservando una facoltà di recesso ad nutum, la scelta in questione rimane, a tutti gli effetti, una tipica manifestazione di discrezionalità amministrativa la quale implica, per definizione, valutazioni circa l’operazione tali da non poter essere coercibili nell’ambito di un giudizio di legittimità».

10 In misura comunque non superiore al 2,5% del valore dell’investimento come risultante dal progetto di fattibilità presentato.


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L’annosa questione della modalità di manifestazione delle volontà terapeutiche da parte del paziente rappresenta senza dubbio uno dei terreni su cui si è più sviluppato il dibattito giuridico in tema di consenso alle cure. Sul punto, si è assistito ad un processo di evoluzione che ha determinato il passaggio dal principio della libertà della forma a quello della forma scritta e documentata. infatti, da quando si è affermato l’istituto del consenso informato alle cure e fino a pochi anni or sono, in attuazione del generale principio della libertà delle forme vigente nel nostro ordinamento, dottrina e Giurisprudenza sono stati concordi nel ritenere che il consenso potesse essere espresso e raccolto in qualsiasi modo, non essendo soggetto, in linea generale, a particolari requisiti formali, salvo normative speciali [1]. Insomma, si è per lungo tempo circoscritto l’obbligatorietà della forma scritta ad substantiam ai soli casi in cui la legge lo prevedesse espressamente: si tratta di ipotesi di trattamento per le quali il legislatore (tutt’oggi) richiede espressamente l’acquisizione della volontà del paziente per iscritto, e ciò in ragione della complessità e della delicatezza degli interventi in questione [2]. Perfino il Codice di Deontologia Medica più recente si è allineato a tale orientamento liberale, prevedendo infatti che il sanitario debba obbligatoriamente acquisire il consenso in forma scritta (o con altre modalità di pari efficacia documentale) soltanto nei casi previsti dall’ordinamento, dal CDM stesso [3], o laddove l’intervento sia prevedibilmente gravato da elevato rischio di mortalità o da esiti che incidano in modo rilevante sull’integrità psico-fisica (art. 35 CDM del 2014).

Tuttavia, a fronte di questo indirizzo che pareva essersi consolidato, negli ultimi anni si è registrato un cambio di prospettiva nel senso dell’obbligatorietà della forma scritta per l’acquisizione del consenso: dapprima con l’intervento della Giurisprudenza di legittimità, che in una serie di occasioni ha dichiarato l’opportunità che il consenso informato sia prestato per iscritto, disconoscendo quindi la validità del consenso in caso di acquisizione dello stesso con modalità improprie (alias solo oralmente e senza documentazione scritta) [4]; e, da ultimo, con l’intervento del legislatore, che ha stabilito espressamente che il consenso informato, pur potendo essere in prima battuta raccolto “nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente”, deve essere in seguito comunque “documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che le consentano di comunicare” [5].

Oggi dunque sembra essere definitivamente tramontato il principio della libertà della forma con riferimento alla manifestazione delle volontà terapeutiche, richiedendosi ormai in via generale che queste siano registrate con apposita documentazione scritta. Tale soluzione, che potrebbe a prima vista apparire come un’indebita formalizzazione delle pratiche sanitarie e come un inutile irrigidimento dell’iter di determinazione delle cure, risulta essere in realtà coerente con la nostra esperienza giuridica, la quale è solita ravvisare nella forma scritta uno strumento di garanzia e di promozione del consenso: il nostro ordinamento infatti, manifesta spesso una predilezione per l’uso della scrittura proprio come mezzo di riequilibrio dell’asimmetria informativa che caratterizza i rapporti fra contraenti qualificati e non qualificati (si vedano le norme sulla trasparenza delle operazioni bancarie e finanziarie e il fenomeno della predisposizione delle clausole nei contratti fra professionisti e consumatori), cosicché in questi casi la forma viene in rilievo, non solo come elemento costitutivo, ma anche e soprattutto quale strumento di protezione della parte “debole” (è il c.d. formalismo di protezione): e questo è esattamente il caso del rapporto terapeutico, per natura caratterizzato da uno squilibrio conoscitivo tra le parti, non disponendo il paziente di tutte quelle conoscenze tecniche che gli consentano di decidere consapevolmente, invece possedute dal medico. Ecco perché, tra l’altro, è da ritenersi verosimilmente che, così come la prestazione del consenso deve essere scritta, devono esserlo anche le informazioni trasmesse, volendosi con ciò dire non che il processo informativo debba ridursi ad un mero processo documentale, ma semplicemente che, a seguito del necessario e imprescindibile momento dialogico tra medico e paziente, insomma della comunicazione delle informazioni in forma orale, le suddette informazioni debbano essere messe anche per iscritto, cosicché il paziente possa avere un ancora migliore contezza del proprio quadro terapeutico e delle soluzioni disponibili.

RIFERIMENTI

[1] Si riporta, ad esempio, la posizione espressa dal Comitato Nazionale per la Bioetica nel 1992, secondo il quale il consenso scritto rappresenta esclusivamente un dovere morale (e non giuridico) del medico in tutti quei casi in cui le prestazioni diagnostiche e/o terapeutiche, in ragione della loro natura (per il rischio che comportano, per la durata del trattamento, per la possibilità di opzioni alternative), sono tali da rendere opportuna una “manifestazione inequivoca e documentata della volontà del paziente” (CNB, Informazione e consenso all’atto medico, 1992).

[2] Si menzionano, a titolo di esempio e senza pretesa di completezza, alcune ipotesi di interventi in ordine ai quali la legge richiede l’espressione del consenso in forma scritta: donazione del rene tra persone viventi e trapianto parziale di fegato (legge 26 giugno 1967, n. 458, art. 2 e legge 16 dicembre 1999, n. 483, art. 1); prelievi di sangue per accertamenti sulla sieropositività (legge 5 giugno 1990, n. 135); prelievi ed innesti di cornea (legge 12 agosto 1993, n. 301, art. 1); procreazione medicalmente assistita (legge 19 febbraio 2004, n. 40, art. 6) etc.

[3] Il Codice di Deontologia Medica obbliga alla raccolta dell’adesione del paziente in forma scritta per alcune situazioni particolari, quali: la prescrizione di farmaci non ancora autorizzati al commercio o per dosaggi non previsti dalla scheda tecnica, se la loro efficacia è scientificamente fondata (art. 13); risoluzione del rapporto fiduciario e conseguente trasmissione della documentazione utile alla continuità delle cure al collega subentrante (art. 28); dichiarazioni anticipate di trattamento (art. 38); prelievo di organi, tessuti e cellule da vivente a scopo di trapianto (art. 41); interventi sul genoma umano (art. 45); indagini predittive (art. 46); sperimentazione umana (art. 48); interventi medici finalizzati al potenziamento delle fisiologiche capacità psico-fisiche dell’individuo, nonché esercizio di attività diagnostico-terapeutiche con finalità estetiche (art. 76).

[4] Si veda ad esempio, Cass. civ., sez. III, 11 dicembre 2013, n. 27751 e Cass. civ., sez. III, 29 settembre 2015, n. 19212.

[5] Così dispone l’art. 1, comma 4 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 sul consenso informato.

 

BIBLIOGRAFIA

-Campobasso C.P. et al. (2019), Medicina legale. Per studenti e medici di medicina generale, a cura di E. Silingardi, Napoli, Idelson-Gnocchi, 41-44.

-Norelli G.A.-Buccelli C.-Fineschi V. (2013), Medicina legale e delle assicurazioni, II ed., Padova, Piccin, 32-38.

(A cura di Carmine Iacoviello)


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Keywords:

Social identity, volunteer members identity, civil disposition groups, values, scales of value, social capital, gift of assistance, interactive rituals, threats, new types of security, transformation of security systems, sociology of dispositional groups.

In recent years, volunteer organizations have increasingly been the subject of scientific reserches. In addition to research striving to understand the economic value of volunteering and the social capital created through it, researchers are trying to identify the motivations of people joining the ranks of volunteer associations. In the works devoted to this subject, altruistic stimuli are generally pointed out, but also various personal motivations accompanying these motives, such as raising one’s own specializations and qualifications, gaining experience needed in future professional work, as well as benefits resulting from expanding social relations and social capital[2].

The concept of capital in the economic area includes two quite different economic phenomena, i.e. physical capital and money capital[3] necessary for the creation of goods, services and capital growth. In sociology, capital is understood as a set of means creating a network of relations lasting over time, which an individual and society can use to achieve various goals and goods, both intangible and tangible.

The concept of social capital first appeared in an article from 1916 and was adopted in 1920 by the American author Lyd Judson Hanifan, who explains its essence: namely: goodwill, belonging to an organization, solidarity and such social relations between individuals and families that make up a social unit[4], is therefore a complex concept embracing cultural, social and also economic values.

The American sociologist James Coleman used the concept of social capital to create a general social theory based on the assumption that man is deliberately opposed to an individualistic thesis, typical of classical and neoclassical economics[5]. The author, explaining the definition of “social capital”, specifies that the term capital is a resource that enables production, but is not used in the production process, in which people can rationally invest in order to achieve goals that would otherwise not be achievable or would be too expensive. On the other hand, the term social refers to the combined action of several people, to the formal and informal aspects of a social organization that are mainly established for non-economic purposes, but also have economic consequences[6]. Social capital is an important resource influencing the ability of individuals to act and the perceived quality of life, and because it enables all participants of the social structure to use it, it is a public good[7]. Referring to various elements of the social structure, various forms of social capital can be mentioned, such as networks, norms, obligations, which can be used to achieve a specific goal in a given (but not otherwise) situation. The research of the American sociologist covers “features of social relations that can constitute a resource of capital useful to individuals”[8].

Among the forms of social capital, Coleman lists: duties and expectations, effective rules and sanctions, information channels and power relations.

The term social capital as a set of norms and principles prevailing in the network of mutual trust, loyalty and solidarity, facilitating spontaneous cooperation[9] was spread by Robert Putnam, representing the James Coleman school. The definition formulated in this way emphasizes the factors important in social capital, starting from the ties of individuals, in particular by referring to the informal principles of cohabitation. These principles, although implicitly based on the values ​​and the normative nature of cultural models, become the basis for spontaneous cooperation between individuals, referring to the altruistic dimension, subordinating personal profit to the public interest, following the rules in the belief that others will act similarly, independently. from the pursuit of personal gain. Social networks created in this way refer to the individual and collective nature of individuals, that is, to their contacts and tendencies to establish new ones outside. The value of these networks is physical capital and human capital increasing productivity, while their feature is the civic virtue of individuals participating on the basis of reciprocity, and respect for private and public goods. Social networks imply “mutual obligations”, that is, the exchange of gifts and favors of “equivalent” (specific) and “generalized”. Equivalent exchange occurs simultaneously, e.g. in mutual bestowal, while generalized exchange relates to the continuity of the relationship and implies the hope that the gift or favor will be reciprocated. The principle of generalized exchange is one of the highly productive components of social capital[10] which, as a consequence of multiple relationships marked by loyalty, trust and solidarity, has an impact on the development of economic capital.

Regardless of the various reasons for undertaking voluntary service, it is important to emphasize its importance in the development of specific areas of social life and the support that volunteers offer to various institutions and citizens in the sphere of security.

Taking account of mentioned issues, it is necessary to analyze the processes in which units to build social identity before joining volunteer groups and after joining them, with particular emphasis on volunteers of Civil Protection dispositional groups  in Italy. Members of these groups, taking care of the security of territories and inhabitants, not only in many ways contribute to the growth of economic and social goods, but often, regardless of the difficult and even extreme conditions of duty, rush to help to save lives and possessions, joining the increase in security and its perception.

Concern for security is one of the important factors motivating individuals to act to maintain it as a necessary value in the development of each person and society. It should be noted, however, that commitment to maintaining security through cooperation in groups of volunteers depends not only on caring for its condition. The decision on a voluntary service consists primarily in developing knowledge and belonging to a social group, identifying with it, sense responsible for it, recognition of own capabilities, relational abilities and the readiness of giving up winning for the general good.

In studies on the phenomenon of volunteering, the attention of researchers and sociologists focuses on theories of social capital and gift as the basis of participatory society, thus affecting social reality, creating social facts capable of influencing individuals in their choices regarding participation in social life and deciding about what it will be like. Selections concerning participation in social life implie values and patterns taken from primary groups, educated in various interactive rituals, recorded and transferred to successive relationships. Returning to these patterns by sharing them in social life is a chance for human to “return” to the family home from which they were obtained and with which human, through them, is associated throughout his or her life.

For those who have decided to volunteer, these values include the virtues of altruism, the need to help others, reciprocity and solidarity. Certainly, in each case there are additional, individual experiences awakening the “need to be needed”, motivating to support volunteer groups in the sphere of security, arousing interest and provoking reflection: “Why is it that, in so many societies, at so many periods and in such different contexts, individuals and/or groups feel obliged not only to give, or when someone gives to them to receive, but also feel obliged, when they have received, to reciprocate what has been given and to reciprocate either the same things (or its equivalent), or something more or better?”[11]

The “need to be needed” is not the sole prerogative of volunteers, it is in everyone, and it can be met in a variety of ways. Implementing it in an organized way, in cooperation with others, requires the individual to impose discipline and a certain dose of humility, adherence to established rules, norms and recommendations, especially with regard to volunteers dispositional groups.

When analyzing the attitudes and motivations of people entering the ranks of volunteers dispositional groups, it is therefore necessary to take into account the variety of factors that compose their identities, ranging from how they identify with their communities and adopted values and patterns, through experiences in the field of security or lack thereof, to personality traits enabling unit of interaction with the group[12]. Upon joining volunteering, the sum of these factors, as well as additional experience and interactions occurring during the service and exercise, influence the formation of a new identity, voluntary identity, affecting, from that moment, on the whole of human life. Volunteer service influences the consolidation of acquired values, but also the reclassification of others, giving meaning to those situations and contexts that have not been taken into account so far, and contaminating the overall identity of a person.

Volunteer identity studies take into account interactive rituals that occur both in a volunteer group and when interacting with people who need help. Therefore, they imply theories of social capital: trust, solidarity, reciprocity and altruism. Without these values, neither collaboration in the group nor voluntary service would be effective and would not have the right to exist. Offering help to another person, regardless of whether it is a colleague volunteer or injured in a catastrophe, is conditioned by the presence of these values in the life of the bestowal and is considered in terms of the theory of free[13]gift and exchange of gifts[14]. The “free gift” is the basis for volunteer activity, regardless of the area and range of their activities and individual motivations, as an important element of the authentic love relationship that characterizes volunteer service. It is necessary in initiating successive interpersonal relationships. However, if the “free gift” is a condition of “authentic” relationship, its continuation requires reciprocity and care for its dissemination. In fact, the sense of the moral obligation to reciprocate the gift of help by the recipient means that this gift is not stopped, but transferred to subsequent networks of relationships, arousing the need to be needed, implemented in the ranks of volunteering.

Social groups are built from many identities developed in different social situations and formed in the varied interpersonal relationships, for this reason the research on volunteering cannot fail to take into account these identities, in particular in the research on volunteering groups in the field of security. It is important in this regard to emphasize the research of the modification of the roles and social statuses of individuals since joining the ranks of volunteering affecting the modification of self-perception and experiencing oneself in society, in building social identity.

Considering the multifaceted factors participating in the processes of individual and social self development, research into the identity of volunteer dispositional groups required taking into account the various conditions in which they are constructed, implying a multitude of approaches and sociological research perspectives.

(A cura di Jolanta Grębowiec-Baffoni[1])

RIFERIMENTI

[1] Dott. Jolanta Grębowiec-Baffoni, Ph.D.,  Università di Wrocław, Polonia.

[2] Cfr. R. Putnam, The prosperous community. Social capital and public life, “The American Prospect” nr 13/1993; F. Fukuyama, Trust. The Social Virtues and the Creation of Prosperity, Free Press, New York 1995; P. Bourdieu, Le capital social. Notes provisoires, “Actes de la recherche en sciences sociales”, nr 31/1980.

[3] T. Łuczka: Kapitał jako przedmiot gospodarki finansowej małego i średniego przedsiębiorstwa prywatnego. Wprowadzenie do finansów przedsiębiorstwa, Wydawnictwo Politechniki Poznańskiej, Poznań 1997, p. 45.

[4] E. Gerardini, L’esperienza AIM: educazione non formale, mentoring, valorizzazione del capitale sociale [w:] G. Spagnuolo (red.), Intercultura e internazionalizzazione. Pratiche per il successo per la formazione, Franco Angeli, Milano 2012, p. 275.

[5] S. Bertolini, G. Bravo, Dimensioni del capitale sociale, “Quaderni di Sociologia”, nr 25/2001, p. 39.

[6] Ibidem, p. 464.

[7] J. S. Coleman, Fondamenti di teoria sociale, il Mulino, Bologna 2005, p. 480.

[8] Ibidem, p. 306.

[9] R. Putnam, The prosperous community. Social capital and public life, “The American Prospect”, n. 13/ 1993, p. 196;  Putnam, R. Leonardi, R. Y Nanetti, Demokracja w działaniu. Tradycje obywatelskie we współczesnych Włoszech, Społeczny Komitet Wydawniczy ZNAK, Kraków, Fundacja im. Stefana Batorego, Warszawa 1995, p. 258.

[10] R. Putnam, The prosperous community… op. cit., p. 202.

[11] M. Godelier, The Enigma of the Gift, Polity, Press, Chicago 1999

[12] M. Stochmal, J. Grębowiec-Baffoni, “Rhetoric” of the Help-Giving Theory in the Service of the Italian Civil Protection Volunteers. Culture e Studi del Sociale, 3(2), 177-191, 2018. Retrieved from http://www.cussoc.it/index.php/journal/issue/archive.

[13] Cfr. P. Donati, Il dono in famiglia e nelle altre sfere sociali [in] Scabini E., Rossi G. (red.) Dono e perdono nelle relazioni familiari e sociali, Vita e Pensiero, Milano 2000.

[14] Cfr. M. Mauss, Szkic o darze. Forma i podstawa wymiany w społeczeństwach archaicznych, [in] Socjologia i antropologia, PWN, Warszawa 1973.


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Con la sentenza n. 19597/2020 le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il contrasto interpretativo avente ad oggetto l’applicazione, o meno, della disciplina “anti-usura” (di cui agli artt. 644 c.p. e 1815 c.c.), anche agli interessi moratori.
I c.d. interessi di mora, a differenza degli interessi corrispettivi che si giustificano per l’altrui uso legittimo del denaro, assolvono una funzione riparatoria-risarcitoria e solo latamente sanzionatoria: essi decorrono in conseguenza del ritardo colpevole del debitore nell’adempimento della prestazione di pagamento. Cosicché mentre gli interessi corrispettivi rispondono ad una mera logica di scambio, gli interessi moratori rispondono, invece, a una regola di responsabilità.

Prima di conoscere le statuizioni dell’Alto Consesso riunito a sezioni unite, in merito alla prospettata questione, preme dare atto degli opposti orientamenti giurisprudenziali che per lungo tempo hanno composto il contrasto in oggetto.

La tesi restrittiva.

La tesi che esclude l’applicazione della disciplina “anti-usura” anche agli interessi moratori, si fonda su una pluralità di argomentazioni tra cui:

  • da un punto di vista letterale, l’art. 1815, comma 2, c.c. si riferisce unicamente agli interessi corrispettivi, così come l’art. 644, comma 1, c.p., punisce chi si fa dare o promettere interessi usurari “in corrispettivo di una prestazione di denaro”;
  • da un punto di vista teleologico: mentre gli interessi corrispettivi, come descritto, assolvono ad una funzione remunerativa, quelli moratori hanno natura risarcitoria e quindi rappresentano la liquidazione forfettaria minima del danno da ritardo nelle obbligazioni pecuniarie. Questa differenza, a parere dei sostenitori della tesi restrittiva, giustificherebbe il diverso trattamento ai fini del calcolo dell’usura;
  • da un punto di vista sistematico, si fa riferimento alla circostanza che gli interessi di mora non rilevano nel tasso soglia dei d.m.; in particolare, nelle voci computate dai decreti ministeriali al fine della rilevazione del tasso medio non sono inclusi gli interessi di mora, mentre i due dati – T.e.g. Del singolo rapporto e T.e.g.m. determinante il tasso soglia – devono essere omogenei: onde nel T.e.g. Del singolo rapporto gli interessi moratori non debbano essere conteggiati.

La tesi estensiva.

Di diverso tenore, invece, la teoria della riferibilità anche agli interessi di mora nella determinazione del tasso usurario ai fini dell’applicazione della descritta disciplina ex artt. 1815 c.c. e 644 c.p.

I fautori di questa opposta impostazione di tipo “inclusivo”, sostengono che:

  • da un punto di vista letterale, le norme in materia di usura ed interessi (art. 1815, comma 2, cod. civ., art. 644, comma 4, cod. pen., art. 2, comma 4, I. n. 108 del 1996 e art. 1, comma 1, d.l. n. 394 del 2000, conv. dalla I. n. 24 del 2001) non fanno distinzioni riguardo alle varie tipologie di interessi ed, anzi, in alcune di esse si fa riferimento agli interessi pattuiti “a qualunque titolo”; peraltro, la relazione governativa di accompagnamento alla legge n.24 del 2001 fa più esplicito riferimento a ogni tipologia di interesse “sia esso corrispettivo, compensativo o moratorio.
    A detta dei sostenitori di questa tesi che si espone, il linguaggio del legislatore sembra non lasciare spazio a interpretazioni (“in claris non fit interpretatio”);
  • da un punto di vista teleologico, entrambe le tipologie di interessi (corrispettivi e moratori) hanno una configurazione funzionalmente unitaria: hanno una funzione “reintegrativa” ovvero assolvono alla funzione di remunerare il capitale di cui il creditore non ha goduto, nel primo caso volontariamente, nel secondo caso involontariamente;
  • da un punto di vista sistematico, è irrilevante la circostanza che i decreti ministeriali di rilevazione non includano gli interessi moratori nella definizione del T.e.g.m., e quindi, del relativo tasso-soglia avendo la legge n. 108 del 1996 costruito il giudizio di usurarietà su di un unico tasso soglia per ciascun tipo di finanziamento e distinto solo tra i diversi modelli contrattuali, non anche tra le differenti specie di costo del credito, prevedendo uno spread tra T.e.g.m. e tasso-soglia, tollerato dal sistema, appunto per lasciare uno spazio ulteriore rispetto ai parametri di mercato.

In conclusione si afferma che l’equiparazione degli interessi moratori a quelli corrispettivi, così come dimostrata, vale ad escludere qualsiasi trattamento diversificato – tra le due tipologie di interesse – con riguardo al calcolo dell’usura.

La decisione delle Sezioni unite.

A dirimere il contrasto interpretativo generato dai due contrapposti orientamenti da poco descritti è intervenuta la Corte di Cassazione che, con sentenza depositata il 18 settembre 2020, ha affermato il seguente principio di diritto:

La disciplina anti-usura si applica agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso.”

In particolare, le Sezioni Unite ritengono che alla luce delle rationes legis sottese alla disciplina anti-usura ( tra le tante la tutela del fruitore del finanziamento, la repressione della criminalità economica e  la stabilità del sistema bancario), così come alla luce della necessità di tutelare il soggetto debitore, il concetto di interesse usurario e la relativa disciplina repressiva non possono dirsi estranei all’interesse moratorio.
Pronunciandosi in tal senso, la Corte di Cassazione mostra di aderire alla tesi estensiva che include il tasso di mora ai fini del calcolo dell’usurarietà.

La disciplina anti-usura – affermano le Sezioni Unite – ha come obiettivo quello di sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi, convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, inclusi gli interessi moratori – dunque – che sono comunque convenuti e costituiscono, pertanto, un possibile debito per il finanziato.

Più nel dettaglio poi la Corte di Cassazione, nella citata sentenza, si sofferma su alcune specifiche questioni legate al tema che si esamina, degli interessi moratori ai fini del calcolo dell’usura.

Con riguardo all’individuazione dei tassi soglia per gli interessi di mora, puntualizzano che “la mancata indicazione dell’interesse di mora nell’ambito del T.e.g.m. non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, statisticamente rilevato in modo del pari oggettivo ed unitario, essendo questo idoneo a palesare che una clausola sugli interessi moratori sia usuraria, perché “fuori mercato”, donde la formula: “T.e.g.m., più la maggiorazione media degli interessi moratori, il tutto moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto. Ove i decreti ministeriali non rechino neppure l’indicazione della maggiorazione media dei moratori, resta il termine di confronto del T.e.g.m. così come rilevato, con la maggiorazione ivi prevista.”

Le Sezioni Unite, in fine, enunciano quali sono gli oneri probatori a carico delle parti nelle controversie sulla debenza e misura degli interessi moratori, ai sensi dell’art. 2697 cod. civ.

Il debitore, il quale intenda provare l’entità usuraria degli stessi, ha l’onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l’eventuale qualità di consumatore, la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento.

Dall’altro lato, la banca dovrà allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell’altrui diritto: fra di essi, la pattuizione negoziata della clausola con il soggetto sebbene avente la veste di consumatore, la diversa misura degli interessi applicati o altro.

(A cura di Francesca Paola Solito)


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Premessa

Il pressante invito rivolto dal Governo alle Aziende per l’attivazione in maniera sempre più massiccia di posizioni di smart working, durante l’emergenza sanitaria determinata dal Covid-19, ha dato occasione ad esse di apprezzare questa modalità di lavoro, vedendone una possibilità di miglioramento organizzativo e di maggiore controllo della produttività.

Questi vantaggi per l’azienda richiamano alla mente un’altra tipologia di lavoro, il lavoro a domicilio, che sembrava appartenere al passato e che invece potrebbe ritrovare nuova linfa vitale, in quanto la sua struttura consentirebbe di superare più facilmente qualche aspetto che oggi costituisce un punto spinoso che ostacola l’attivazione di situazioni di smart working in un maggior numero di ipotesi.

L’esame della disciplina normativa che regola i due diversi istituti può consentire di dare una risposta a tale ipotesi, nonché di verificare se per il lavoratore potrebbe esser un vantaggio o a quali condizioni potrebbe diventare un vantaggio.

 

Lo smart working in lockdown

Durante il lockdown, e anche dopo perdurando la situazione di dichiarata emergenza sanitaria, è stato fortemente raccomandato alle imprese e alle pubbliche amministrazioni il ricorso allo smart working, ovunque vi fossero attività che potessero essere svolte al domicilio del lavoratore o comunque a distanza, integrando o sostituendo le misure di distanziamento che potessero evitare la sospensione o la limitazione dell’attività aziendale.

Per favorire l’implementazione e lo sviluppo   di tale modalità lavorativa, sono state disposte varie semplificazioni delle norme in vigore, come la temporanea eliminazione dell’accordo scritto e poi anche l’attivazione in assenza degli accordi individuali.

L’Istat ha rilevato che nei mesi immediatamente precedenti il lockdown (gennaio/febbraio 2020), escludendo le imprese che non hanno lavori che possono essere svolti fuori dai locali aziendali, solo l’1,2% del personale era impiegato in lavoro a distanza. Tra marzo e aprile la percentuale è salita all’8% e riguarda soprattutto i servizi di informazione e comunicazione, attività professionali, scientifiche e tecniche, istruzione, fornitura energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata. Dopo la fine del lock down la quota è scesa ma è rimasta comunque alta, un 5,3% (Fonte: Statistiche report Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria covid-19).

Questo dato dimostrerebbe che molti datori di lavoro si sono convinti che questa modalità di lavoro subordinato possa costituire uno strumento di miglioramento organizzativo.

Il lavoro a domicilio del passato

Questo “smart working” fa venire in mente il lavoro a domicilio che, negli anni ’60, ha ben supportato il boom economico; si trattava del lavoro svolto in casa, generalmente da donne (madri, mogli, nonne, figlie), quando la donna era “naturalmente” dedita ai lavori di casa e alla cura di bimbi e anziani.

Questo lavoro veniva svolto nelle cucine, nei garage, negli scantinati, e concerneva lavori su telaio, sulla macchina da cucire (per vestiti ma anche scarpe, borse, ecc.), ma non solo, anche in campo meccanico (ad es. il montaggio dei raggi sulle ruote delle biciclette, il montaggio degli interruttori e spie degli elettrodomestici, ecc.). Era un lavoro pagato, come prevede la legge, a cottimo, con importi così bassi che si lavorava 8-10 ore al giorno (tolte le pause per riordinare un po’ la casa, per mettere in tavola il pranzo e la cena, quando i bambini per lo più andavano e tornavano da soli da scuola), e non di rado venivano coinvolti anche i figli più grandicelli.

Il guadagno, per quanto poco, serviva ad arrotondare il salario-stipendio del capo famiglia, e così si poteva anche esporsi ad acquistare un piccolo appartamento in proprietà, e più avanti una piccola automobile.

 

L’interesse delle Aziende per lo smart working

Molti datori di lavoro, forzati dal lockdown a organizzare in fretta e furia il  lavoro fuori dall’azienda, hanno potuto accertare i benefici dello smart working in termini di riduzione dei costi della postazione di lavoro in Azienda, nonché l’aumento della possibilità di controllo della produttività, forse al momento non ancora ben definita  nel come e nel quanto ma chiara nell’obiettivo, legato alla necessità di collegare a tale elemento la retribuzione, non più strutturabile, o non sempre, a un dato impegno orario del lavoratore.

Il problema più rilevante che si pone con lo smart working è, infatti, la verifica della prestazione lavorativa dovuta, la cui retribuzione ha come parametro l’orario di lavoro; se si rimane ancorati a tale criterio, come verificare l’orario dedicato all’attività lavorativa e come deve essere impiegato detto orario, vale a dire quale quantità di lavoro dovrà essere realizzata in detto orario e anche come misurare l’attività resa?

ln molte situazioni, l’attività che il lavoratore deve rendere potrà essere determinata su base oraria, verificabile attraverso i collegamenti informatici, come per esempio le attività di call center, servizi telefonici, supporto informatico telefonico e online, o anche dichiarata dal lavoratore, nei casi in cui la quantità di attività/tempo risulti misurabile.

È possibile che alcune modalità di applicazione di smart working si traducano, nel tempo, per le difficoltà sopra evidenziate, in una reviviscenza del lavoro a domicilio?

È possibile che il datore di lavoro, verificato che determinate attività lavorative della propria azienda possono essere svolte fuori dall’Azienda, anziché assumere lavoratori subordinati e poi disciplinare la loro prestazione in modalità smart working, attivi contratti di lavoro a domicilio retribuito a cottimo, assicurandosi così una maggiore produttività o, almeno, un costo del lavoro direttamente collegato a livelli di produttività per egli più funzionali?

Cosa impedirebbe al nostro imprenditore, man mano che cessano gli attuali dipendenti, o a fronte di aumenti di produzione, instaurare direttamente nuovi rapporti di lavoro subordinato ricorrendo all’istituto del lavoro a domicilio in questione?

È il caso allora di vedere quali sono le differenze tra i due istituti.

La disciplina normativa dello smart working

Lo Smart working, divenuto “famoso” in tempo di lockdown, è il “lavoro agile” regolato dalla legge 81/2017, artt. 18 e ss., quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, finalizzato, come dice espressamente il legislatore all’art. 1, a incrementare la competitività delle aziende e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

La modalità di lavoro agile si attiva previa stipulazione di un accordo scritto tra datore di lavoro e lavoratore, si caratterizza per l’assenza di vincoli di orario o di luogo di lavoro, il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa, che deve eseguirsi in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa. Dovranno essere rispettati i limiti di orario massimo di lavoro giornaliero e settimanali, fissati dalla legge e dai contratti collettivi.

Gli strumenti tecnologici vengono assegnati dal datore di lavoro.

L’accordo disciplina anche le forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro, i tempi di riposo, le modalità di sconnessione degli strumenti tecnologici.

Tale accordo può essere a termine o a tempo indeterminato ma con possibilità di recesso.

Il lavoratore ha diritto ad un trattamento economico e normativo complessivo non inferiore a quello applicato ai lavoratori che lavorano all’interno dell’azienda.

Smart working in “telelavoro”

Lo smart working ha avuto una prima anticipazione nella forma del “telelavoro”, introdotto dall’art. 4 della legge 191/ 98 la quale, ancorché si intitoli “telelavoro”, espressamente si riferisce genericamente a forme di lavoro a distanza, quale modalità di impiego flessibile delle risorse umane, finalizzate a razionalizzare l’organizzazione del lavoro e realizzare economie di gestione nella Pubblica Amministrazione.

In attuazione di tale legge è stato emanato il D.P.R. 70/99, il quale, all’art. 2 “definizioni”, precisa che, ai fini del decreto,  il lavoro a distanza è il telelavoro svolto in conformità alle norme del decreto stesso, e per telelavoro la prestazione lavorativa svolta in qualsiasi luogo ritenuto idoneo, collocato al di fuori della sede di lavoro, con il prevalente supporto di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che consentano il collegamento con l’amministrazione di appartenenza.

Il dipendente lavora in una postazione fissa, esterna alla sede aziendale e di solito (ma non necessariamente) coincidente con la propria abitazione; non è previsto alcun accordo tra azienda e lavoratore e ciò si spiega con il fatto che egli rimane a tutti gli effetti un dipendente dell’azienda, per cui gli è garantita parità di salario rispetto all’occupazione in Azienda. È prevista la previa determinazione delle modalità per la verifica dell’adempimento della prestazione lavorativa.

L’assegnazione del dipendente al telelavoro è effettuata dall’Azienda in base a criteri definiti in sede di contrattazione collettiva e il dipendente può chiedere per iscritto di esse reintegrato nella sede originaria trascorso il tempo previsto nel progetto di avvio del telelavoro. I costi di installazione della postazione lavorativa, i collegamenti, le successive manutenzioni, gravano interamente sulla Amministrazione datore di lavoro. Il progetto individua le modalità di verifica dell’adempimento della prestazione lavorativa, orientata alla verifica dei risultati.

Le norme citate si riferiscono al settore pubblico, anche se la norma base, l’art. 4 della l. 191/98 sopracitato, è applicabile anche al settore privato.

Per il settore privato non c’è una normativa specifica, ma il 23.2. 2002 è stato siglato a livello europeo, tra CES (sindacato europeo), UNICE (Confindustria europea), UEAPME (associazione europea artigianato e PMI), CEEP (associazione europea delle imprese partecipate dal pubblico e di interesse generale), un “accordo-quadro europeo sul telelavoro”.

La definizione di telelavoro adottata in sede di accordo mira a ricomprendere la gamma di situazioni e di prassi esistenti e per questo si dice che il telelavoro è una forma di organizzazione e/o di svolgimento del lavoro che si avvale delle tecnologie dell’informazione, e l’attività lavorativa, che potrebbe essere svolta anche nei locali all’interno dell’azienda, viene svolta all’esterno della stessa, si basa sul consenso del datore di lavoro e del lavoratore. Devono essere fornite per iscritto al lavoratore una serie di informazioni, relativamente ai contratti collettivi applicabili, la descrizione della prestazione lavorativa, l’indicazione del suo superiore diretto ecc.

Nell’accordo si stabilisce che, nell’ambito della legislazione, dei contratti collettivi e delle direttive aziendali applicabili, il telelavoratore gestisce l’organizzazione del proprio tempo di lavoro; il carico di lavoro ed i livelli di prestazione del telelavoratore devono essere equivalenti a quelli dei lavoratori comparabili che svolgono attività nei locali dell’impresa. I telelavoratori hanno gli stessi diritti collettivi dei lavoratori che operano all’interno dell’Azienda.

Questo accordo non è immediatamente applicabile nei singoli Stati membri, ma nello stesso si precisa che esso mira a stabilire un quadro generale a livello europeo al quale i membri aderenti alle parti firmatarie daranno attuazione conformemente alle prassi e procedure nazionali proprie delle parti sociali e le parti firmatarie invitano le organizzazioni dei paesi candidati loro aderenti a darne attuazione. In Italia, l’Accordo Europeo è stato recepito in data 9.6.2004 con la sottoscrizione dell’Accordo interconfederale per il recepimento dell’Accordo quadro europeo sul telelavoro, tra le maggiori organizzazioni datoriali e le rappresentanze dei lavoratori CGIL, CISL, UIL.

 

La disciplina normativa del lavoro a domicilio

Il lavoro a domicilio progressivamente è stato attratto nell’orbita del lavoro subordinato, dapprima con la legge 13 marzo 1958 n. 264 e poi con la legge 18 dicembre 1973, n. 877 “nuove norme per la tutela del lavoro a domicilio”, nella quale la definizione del lavoratore a domicilio rimane praticamente inalterata.

Il lavoratore a domicilio è definito come colui che esegue nel proprio domicilio o in locale di cui abbia disponibilità, lavoro retribuito per conto di uno o più imprenditori, utilizzando materie prime o accessorie e attrezzature fornite dall’imprenditore. Il lavoro che ne deriva è sempre attribuito a tale lavoratore a domicilio, anche se si avvale dell’aiuto di membri della sua famiglia e a carico, purché non si tratti di terzi che egli paga appositamente.

La legge del ’73 introduce la nozione di subordinazione, come carattere specifico di questa tipologia di lavoro, che ricorre quando il lavoratore è tenuto a osservare le direttive dell’imprenditore concernenti le modalità di esecuzione, le caratteristiche e i requisiti del lavoro da svolgere sui prodotti oggetto dell’attività dell’imprenditore.

Il domicilio del lavoratore o comunque un posto di sua pertinenza, quale luogo di esecuzione della prestazione lavorativa, è elemento qualificante di tale modalità lavorativa, in assenza della quale il lavoratore assume la caratteristica tradizionale di lavoratore subordinato all’interno dell’azienda, come viene precisato dall’ultimo comma dell’art. 1, che  esclude la qualità di   lavoratore a domicilio, e quindi è soggetto alla disciplina ordinaria, colui che esegue le attività in questione, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in locali di pertinenza dello stesso imprenditore, anche qualora per l’utilizzo degli stessi e per l’utilizzo dei mezzi di lavoro che sono presenti, corrisponde al datore di lavoro un compenso di qualsiasi natura.

In base alla legge 264/58, i lavoratori a domicilio devono essere retribuiti con tariffe a cottimo pieno risultanti da contratti colletti di categoria o, in mancanza, da pattuizioni preventive tra le parti approvate da un’apposita Commissione provinciale presso l’ufficio provinciale del lavoro (art. 6).

Il lavoro urgente che richieda di essere espletato in orario notturno o in giornate festive da diritto ad una maggiorazione della retribuzione.

L’imprenditore deve tenere un apposito registro per i lavoratori a domicilio.

È prevista la corresponsione di una maggiorazione complessiva della retribuzione a titolo di indennità per le festività, ferie, gratifica natalizia.

Il lavoratore a domicilio ha diritto a tutte le assicurazioni sociali previste per i lavoratori interni. Il successivo DPR 16.12.59 n. 1289, con cui sono state dettate norme di attuazione della legge in questione, ha individuato dette assicurazioni in quelle per l’invalidità vecchiaia e superstiti, contro le malattie e maternità, disoccupazione, infermità e malattie professionali

La nuova legge 877/73 aggiorna in funzione di maggiori garanzie l’impianto disegnato dalla legge precedente che viene espressamente abrogata; l’art. 8 mantiene la retribuzione a cottimo pieno secondo tariffe previste dai contratti collettivi di categoria, ma in caso di mancanza le stesse dovranno essere determinate da una commissione regionale da nominarsi appositamente; vengono inasprite le sanzioni per la violazione delle disposizioni a tutela del lavoratore.

Al lavoro a domicilio non si applicano le norme ordinarie valevoli per il lavoro in azienda, in materia di riposo settimanale, festività, ferie, lavoro notturno ecc.

La legge 877/73 è stata successivamente modificata dall’art. 39, comma 9, del decreto legge 112/2008, convertito in legge 133/2008, in funzione di semplificazione degli strumenti di gestione dei rapporti di lavoro, in particolare facendo venir meno l’obbligo per i datori di lavoro che intendono instaurare lavoro fuori dell’Azienda  di iscriversi in apposito registro di committenti, modificando le disposizioni che prevedevano l’obbligo di istituzione e tenuta del registro dei lavoratori a domicilio e del libretto personale di controllo.

 

Smart working versus lavoro a domicilio

Dopo aver passato in rassegna le principali disposizioni che regolano le due tipologie di lavoro ‘ lavoro agile e lavoro a domicilio –  si può affermare che l’unica vera scriminante e ‘ data dal fatto che nel secondo la retribuzione avviene obbligatoriamente a cottimo, come dispone l’art. 2100 c.c. “ obbligatorietà del cottimo”, quando, in conseguenza dell’organizzazione del lavori, il lavoratore è vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo, oppure quando la valutazione della sua prestazione è fatta in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.

Nessuna differenza tra le due tipologie può essere vista in funzione delle attrezzature/tecnologia utilizzata, perché entrambe le leggi parlano di attrezzature fornite dal datore di lavoro, non la flessibilità di orario perché il lavoro a domicilio non prevede alcun vincolo di orario. In entrambi i casi, il datore di lavoro deve fare uno sforzo più o meno rilevante per individuare le attività o le fasi di esse che possono essere eseguite fuori dall’Azienda, e che possano essere oggetto di valutazione a fronte di una determinata retribuzione, a prescindere o meno dall’orario impiegato per eseguirle.

Quando l’orario di impiego è determinante per la valutazione, allora forse siamo in presenza della fattispecie in cui il lavoro può essere agile ma non a cottimo.

La legge 877/73, all’art. 2, comma 1, fa divieto di affidare lavoro a domicilio lavorazioni che comportino l’impiego di sostanze o materiali nocivi o pericolosi per la salute o l’incolumità del lavoratore e dei suoi familiari; il comma 2 dello stesso articolo fa divieto di affidare lavoro a domicilio alle imprese che hanno attuato licenziamenti o sospensione dell’attività, per un anno dall’ultimo licenziamento o dalla cessazione della sospensione delle attività.

È venuto meno invece, per effetto dell’art. 39, comma 9, del decreto legge 112/2008 sopracitato, il divieto di attivare lavorazioni a domicilio in caso di cessione di macchinari e attrezzature trasferite fuori dell’Azienda, con lo scopo di proseguire l’attività a domicilio, con dismissione di propri reparti con lavoratori da essa dipendenti.

E così, dopo l’era di “tutti imprenditori” con il Popolo delle Partite Iva, è forse in arrivo l’era del Popolo dei Conciliatori dei Tempi di Vita e Lavoro, anche laddove non c’è nulla da conciliare se non l’interesse dell’imprenditore a pagare il lavoro che si conta o si pesa?

 

Conclusioni

Un eventuale reviviscenza del lavoro a domicilio non costituirebbe necessariamente un’ipotesi negativa, se essa fosse l’unica modalità che consentisse un’implementazione ad ampio raggio di situazioni lavorative flessibili al di fuori dell’Azienda.

Potrebbero avvantaggiarsene tutti coloro che devono prendersi cura di figli e /o genitori anziani, ma anche coloro che per raggiungere il luogo di lavoro sono costretti a tempi lunghi di percorrenza.

È necessario però che vengano salvaguardati alcuni aspetti.

Le tariffe dovrebbero essere  fissate in modo da garantire,  per una quantità di lavoro a domicilio pari a quella mediamente resa, per la stessa lavorazione o lavorazioni similari,  per una giornata di lavoro in presenza della durata prevista dai Contratti Collettivi di categoria, parità di compenso; inoltre, le maggiorazioni delle tariffe destinate a compensare le   ferie   dovrebbero essere eliminate e sostituite con la corresponsione della relativa indennità per l’obbligatorio fermo attività, in proporzione al volume di attività mediamente resa nell’anno, perché anche per questi lavoratori valga quanto stabilito più volte dalla Corte Costituzionale riguardo al diritto irrinunciabile al godimento delle ferie.

In ogni caso, sia che si pervenga alla costruzione della retribuzione dello smart working in modo tale che la misurazione della produttività assuma un ruolo predominante, sia che venga ridata nuova linfa al lavoro a domicilio in senso stretto con il corrispettivo a cottimo, sta alle Rappresentanze dei lavoratori vigilare affinché la remunerazione non perda quel carattere che le è inscindibile, in quanto stabilito dall’art. 36, comma 1,  della nostra Carta Costituzionale,  per cui essa deve essere sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa.

La battaglia delle forze sindacali  sarà comunque solo di retroguardia, volta a salvare il salvabile, se non avrà il supporto della politica, o se addirittura questa dovesse fornire giustificazioni agevolative  per un lassez faire,  a partire da un supposto entusiasmo per una ritrovata o ricreata maggiore produttività del paese , in uno con il motivo della necessità di supportare le imprese  per uscire dalla crisi in cui versa l’economia, soprattutto, ma non solo, del nostro paese.

(A cura di Valeria Gobbin)


Rivista scientifica digitale mensile (e-magazine) pubblicata in Legnano dal 2013 – Direttore: Claudio Melillo – Direttore Responsabile: Serena Giglio – Coordinatore: Pierpaolo Grignani – Responsabile di Redazione: Marco Schiariti
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  1. In Polonia la condizione necessaria per approvare il “parere dell’esperto” in forma orale o scritta è la precedente decisione dell’organo competente nel procedimento di consultare una persona con le conoscenze speciali (articoli 193 e 194 del c.p.p. polacco[ii]). Con questa decisione la persona viene istituita esperto che da quel momento diventa partecipante al procedimento e le sue dichiarazioni acquisiscono il valore di attività procedurali. Allo stesso tempo, questa situazione determina una precisa configurazione penale e procedurale pertanto diventa oggetto di diritti e di obblighi i cui compimento è volto alla realizzazione, in modo affidabile, delle attività di ricerca per l’emissione di un parere tecnico pertinente, che costituisce la base per raggiungere la verità materiale. L’esperto nel processo diventa parte della relazione che lo lega al committente della perizia, ovvero al corpo procedurale. Tuttavia non è una relazione tra i soggetti uguali, in quanto l’esperto esegue i compiti affidatigli dall’autorità che conduce il procedimento, come del resto viene garantito dai mezzi di obbligo procedurale. Va comunque osservato che l’adempimento dell’obiettivo principale per il quale l’esperto è convocato a partecipare al caso, dipende non solo dal modo in cui egli svolge i compiti assegnatigli, ma anche dal corretto utilizzo dei suoi poteri, in particolare del diritto all’autonomia della ricerca e del diritto di esprimere il suo parere in base al valore appropriato del materiale di ricerca.

Le questioni di cui sopra sono oggetto di considerazioni nell’ambito del nostro studio. In particolare, verranno analizzati i sostanziali diritti dell’esecutore della perizia sulla scrittura nel contesto del loro impatto sull’esattezza del parere. L’argomento verrà presentato alla luce delle norme del diritto penale e della prassi penale e procedurale in Polonia, facendo riferimento alle opinioni espresse in dottrina e giurisprudenza polacca.

  1. All’inizio delle nostre valutazioni è importante osservare che l’esame della scrittura manuale è uno dei modi più antichi adoperati per l’identificazione dell’uomo, comunemente utilizzato come prova nel corso del procedimento[iii]. Tali metodi appartengono alla categoria di ricerca, il cui valore di identificazione nel processo probatorio è estremamente importante, perché la scrittura manuale come una traccia criminalistica psico-fisica, individuale e diretta, appartiene a quelle tracce che consentono l’identificazione diretta dell’esecutore[iv]. La perizia della scrittura costituisce un tipo di perizia dei documenti. Come nota Zdzisław Kegel, essa differisce da altri tipi di perizie dei documenti (ad esempio da perizia della scrittura tipografica, perizia dei timbri, perizia dei mezzi coprenti) non solo per la differente modalità di ricerca ma anche per l’esigenza di un altro tipo di apprendimento nel suo ambito. Inoltre, la ricerca sulla scrittura manuale si pone alcuni obiettivi, in particolare:
  • determinare se la scrittura proviene da uno o più autori,
  • determinare se il testo sia stato scritto e composto sempre dalla stessa persona, oppure se i segni grafici siano stati realizzati da una persona e la composizione del testo da un’altra,
  • determinare l’esecutore della scrittura,
  • determinare lo stato psicofisico dell’autore della scrittura (se era capace di intendere e volere, età, malattie, condizioni climatiche, benessere generale),
  • determinare il periodo in cui è stata eseguita la scrittura.

Le ricerche sulla scrittura manuale raramente si limitano alla comparazione dei segni grafici. Molto spesso questi studi devono essere estesi all’analisi della base scrittoria, del mezzo coprente (ad esempio, nel caso di necessità di determinare il periodo di esecuzione della scrittura o nel caso di studio sull’alterazione del documento originale), della scrittura danneggiata e della scrittura eseguita sui caratteri tipografici[v]. Lo svolgimento delle ricerche in questo settore e l’emissione di un parere esatto è il compito degli esperti nel campo degli studi sulla scrittura, che talvolta presenta un elevato grado di difficoltà. Come dimostra la pratica penale e procedurale non sempre l’organo giudiziario crea condizioni ottimali per l’attività di ricerca. Bisogna tenere presente che l’organo giudiziario prende decisioni in merito: all’ammissione della prova dell’opinione dell’esperto (degli esperti), alla scelta dell’esecutore (degli esecutori) della perizia, alla possibilità di influenzare la direzione dell’indagine peritale determinando l’argomento e la portata del parere, alla scelta della forma e del termine della consegna del parere, alla raccolta del materiale di valore che costituisce la base effettiva per la valutazione nell’indagine, al controllo e alla valutazione dei risultati del lavoro peritale svolto dall’esperto. Tuttavia, sebbene il legislatore abbia fortemente sottolineato il ruolo primario dell’organo giudiziario nell’ambito della perizia, la pratica dimostra che esso non sempre esegue i suoi compiti e le funzioni in modo corretto[vi]. In queste situazioni è essenziale che l’esperto che svolge l’indagine eserciti i propri poteri in relazione all’esecuzione dell’esame peritale.

L’attività della persona con le conoscenze speciali inizia dalla fase della sua nomina per lo svolgimento della funzione di esperto. L’esecuzione di questa funzione ha il carattere di un dovere giuridico, di conseguenza nessuna persona nominata, ovvero né l’esperto d’ufficio né l’esperto ad hoc, può rifiutarsi di partecipare al processo in questa qualità (articolo 195 c.p.p.)[vii]. L’esperto è tenuto ad eseguire la ricerca (ad eccezione della forma del parere astratto) nella misura prevista dall’organo giudiziario e a formulare un parere nel quale verranno esposte tutte le informazioni sulle attività svolte, le sue osservazioni e le conclusioni finali derivanti dalla ricerca.

Tuttavia, in alcuni casi la persona con le conoscenze speciali può trovarsi in una situazione di impossibilità ad adempiere alle funzioni di esperto, specialmente nei casi di ostacoli di natura legale. Secondo l’art. 196 § 1 c.p.p. polacco operazioni peritali non possono essere svolte da persone menzionate negli: art. 178, art. 182 e art. 185 c.p.p. Fra l’altro l’art. 40§ 1 comma 1-3 e 5 c.p.p. fra i motivi di esclusione dell’esperto indica la sua partecipazione al processo in qualità di testimone o di persona che abbia assistito all’atto delittuoso[viii].

Di conseguenza la rivelazione di una delle cause escludenti l’esperto comporta la nullità della perizia, perciò il parere espresso da lui non costituisce nessuna prova (non può essere letto o divulgato nel corso di ulteriori procedure, né influire sulle basi delle decisioni effettive ai sensi dell’articolo 92 c.p.p. e 410 c.p.p.) e al posto di esperto escluso viene convocato un altro esperto (articolo 196 § 2 c.p.p.).

L’esclusione dell’esperto può avvenire anche per i motivi che vengono generalmente definiti come deterioranti la fiducia nella conoscenza o nell’imparzialità dell’esperto o per altri motivi validi (articolo 196 § 3 c.p.p.). La rivelazione di questi motivi comporta la nomina di un altro esperto.

Nella letteratura su questo argomento viene indicata anche l’esistenza di ragioni soggettive esposte dall’esperto, giustificanti la presentazione della domanda di esenzione dall’obbligo di prestare il suo ufficio. Fra questi motivi bisogna elencare mancanza di competenza o della qualifica, riconosciuta e dichiarata dall’esperto, in una disciplina nell’ambito dell’indagine[ix]. Non è possibile applicare l’obbligo di svolgimento della funzione di esperto nei confronti di una persona che non possiede le conoscenze o le qualifiche necessarie per l’emissione del parere equanime. Il corpo procedurale è tenuto di prestare massima attenzione allo svolgimento delle indagini in modo da assicurare la determinazione della verità materiale[x]. Il parere emesso dall’esperto dovrebbe essere esatto e rigoroso, ciò può essere garantito solo da una persona con l’adeguata formazione professionale (conoscenza delle regole della disciplina, capacità del loro utilizzo e aggiornamento continuo) sostenuta dall’esperienza (acquisita sulla base di: osservazione ed esercizio, conoscenza della vita e delle cose, abilità e pratica)[xi]. In pratica, tuttavia, a causa dell’attuale fenomeno di una profonda specializzazione in settori particolari, l’organo giudiziario, nominando l’esperto, non sempre ha la sufficiente conoscenza del grado e dell’ambito della sua specializzazione[xii]. Pertanto, se l’esperto ritiene di non essere in possesso di qualifiche sufficienti oppure delle attrezzature adeguate per l’esecuzione di uno studio specifico richiesto, deve informare su questo fatto l’autorità che lo ha nominato allo svolgimento delle operazioni peritali.

Esistono anche altri motivi di esonero dall’obbligo di svolgere la funzione di esperto, ad esempio: una malattia che impedisce la corretta esecuzione dei compiti, il giustificato sovraccarico di lavoro professionale o sociale oppure lo svolgimento di un’altra perizia complessa e laboriosa su richiesta di un organo procedurale[xiii].

Tenuto conto di quanto precede, l’esperto che è alla conoscenza delle circostanze che gli impediscono di elaborare un parere o di redarlo entro il termine fissato dall’organo procedurale, deve immediatamente informare su questo fatto l’autorità che l’ha nominato. La decisione di esonerare l’esperto dall’obbligo di svolgere la sua funzione è di competenza dell’organo che dovrebbe valutare i motivi della sua rinuncia alla nomina e verificarli prima di intraprendere qualsiasi azione disciplinare[xiv].

L’esperto inoltre dispone di determinati poteri in riferimento alla decisione che lo autorizza a partecipare al caso. Va sottolineato che i poteri esercitati dall’esperto dovrebbero avere gli attributi di correttezza pratica e formale. L’attributo di correttezza pratica deve essere inteso come capacità di eseguire una attività peritale in modo corretto e di prendere una decisione corretta in relazione all’obiettivo preciso indicato dall’autorità, adeguata allo svolgimento delle operazioni peritali. L’attributo di correttezza formale invece deve essere compreso come capacità di rispettare disposizioni del codice e della giurisprudenza[xv].

La realizzazione di questi postulati nell’epoca di una profonda e ampia specializzazione in diversi campi della scienza può costituire un compito di elevato grado di difficoltà nella formulazione di una decisione da parte dell’organo giudiziario, in particolare in relazione alle perizie non consuete o complesse. Quindi è sempre più importante la cooperazione del copro procedurale con l’esperto nell’ambito delle sue operazioni peritali. comunemente accentuata nella dottrina[xvi].

Questa cooperazione, come sottolineato da Iwona Zieniewicz che nei suoi studi si riferisce alla perizia sulla scrittura, ha per obiettivo: la scelta “dell’esecutore” dell’indagine più adatto, la definizione dei contenuti e dell’ambito della perizia mediante la formulazione delle domande pertinenti, la corretta raccolta del materiale comparativo e la determinazione del termine della consegna della perizia. Durante l’indagine sono possibili le consultazioni dell’esperto con il corpo procedurale per vari motivi, ad esempio per completare il materiale comparativo, per ottenere il consenso di realizzazione delle indagini con la violazione del documento (ad esempio per la necessità di un suo parziale danneggiamento durante la prova chimica della base scrittoria e del mezzo coprente) o per accedere al fascicolo[xvii]. È importante che nell’ambito di questa cooperazione l’esperto possa esercitare i propri poteri nella sfera della sua autonomia di ricerca, ovvero nella valutazione della completezza del materiale di ricerca e nella possibilità di effettuare le indagini sulla scrittura nell’ambito e nel termine assegnatigli dall’organo giudiziario. Nell’ambito della cooperazione con il corpo procedurale l’esperto ha inoltre la possibilità di esaminare gli atti del procedimento o di precisare il catalogo dei quesiti già formulati.

Questi elementi indubbiamente costituiscono un diritto importante, anche perché le disposizioni formulate nella pratica penale che ammettono la prova di un parere dell’opinione dell’esperto forniscono esempi di numerose carenze, tra cui le più comuni sono:

  • mancanza di indicazione del materiale probatorio – sia quello in verifica che comparativo, o uno di essi, e pertanto lasciare all’esperto la libertà nell’ambito del suo completamento ed identificazione;
  • Imprecisa e incompleta descrizione del materiale raccolto per lo svolgimento dell’indagine:
    • omissione di informazioni su ciò che costituisce il materiale probatorio e comparativo;
    • nei quesiti di frequente si fanno i riferimenti ai numeri o ai nomi dei documenti e nello spazio designato per informazioni si fa una generale esposizione del materiale destinato alla perizia, limitandosi ad una formulazione generica, ad esempio: “sottoporre all’indagine peritale i documenti elencati nella parte I“, senza un elenco dettagliato del materiale per l’indagine integrato dalle sue caratteristiche;
    • omissione delle informazioni essenziali sulla descrizione e sulla catalogazione del materiale che consentirebbero la sua identificazione inequivocabile (ad es. per numero di schede, data di emissione, ecc.) e sul modo della sua acquisizione (ad es. se il materiale comparativo è stato pervenuto dai campioni eseguiti nell’arco della vita della persona o acquisito successivamente sulla richiesta di eseguire i saggi grafici appositamente per lo svolgimento della perizia).
  • Omissione delle informazioni essenziali sulle persone i cui campioni grafici devono essere adoperati per la comparazione con il materiale contestato;
  • Indicazione del metodo d’indagine (molto spesso si raccomanda l’utilizzo del metodo grafologico. Come sottolinea Iwona Zieniewicz, l’utilizzo del metodo grafologico non è opportuno nelle perizie sulla scrittura in quanto tale metodo viene adoperato per l’analisi delle caratteristiche personali dello scrivente. Inoltre non è il richiedente della perizia che dovrebbe decidere sull’applicazione di un metodo specifico, ma l’esperto della scrittura e solo dopo un esame preliminare del materiale in verifica e del materiale comparativo presentato allo studio[xviii]);
  • Formulazione delle domande alle quali l’esperto non è in grado di rispondere perché non rientrano nella specialità che egli rappresenta oppure perché nello stato attuale della scienza la risposta non può essere fornita[xix].

III.  Indubbiamente, il diritto essenziale dell’esperto che influisce sull’esattezza del parere è quello di disporre del materiale per l’indagine adeguatamente completato dal corpo procedurale, poiché esiste una stretta relazione tra l’esecuzione affidabile della ricerca nell’ambito della perizia e l’adeguata disponibilità del materiale probatorio e comparativo, il cui valore quantitativo e qualitativo dovrebbe essere sufficiente per lo svolgimento degli esami nell’ambito deliberato dall’autorità giudiziaria. È altresì importante mettere a disposizione dell’esperto gli atti della causa nella misura appropriata, dai quali è possibile risalire al meccanismo di realizzazione del materiale utilizzato nell’indagine o spiegare le eventuali ambiguità che possono verificarsi durante le indagini peritali e, di conseguenza, ricorrere ai metodi di ricerca opportuni per accrescere il valore del parere peritale[xx].

Spesso sottolineata nella giurisprudenza la necessità di garantire al perito una base di informazione appropriata, fa capire che il corpo procedurale decidendo sull’accesso dell’esperto (nella misura e nei tempi essenziali) ai fascicoli, deve tener conto delle conclusioni che sono il risultato dell’indagine peritale. Per questo motivo l’autorità dovrebbe rispondere alla necessità dell’esperto di riesaminare il materiale in un ambito più ampio di quanto risulta dai materiali originariamente consegnatigli.

La pratica dimostra molteplici casi di mancanza di informazioni specifiche nei fascicoli riguardanti il materiale utile nello svolgimento delle operazioni peritali, di cui l’esperto è tenuto a rendere conto nelle conclusioni finali. Si presume che nell’ambito di raccolta del materiale probatorio l’esperto possa segnalare al corpo giudiziario la necessità di svolgimento delle attività specifiche, come ad esempio l’interrogatorio di un ulteriore testimone aggiuntivo o l’acquisizione dei documenti provenienti dall’estero tramite l’assistenza legale[xxi].

Va sottolineato che il principio di gestione formale della perizia obbliga il corpo procedurale di proteggere le prove, rivelarle in modo adeguato (ad esempio spiegare se si tratta di un contratto o di un testamento falsificato) e di assegnare il valore adeguato al materiale comparativo utilizzato nell’esame della scrittura manuale. La garanzia dell’ottimale utilizzo di ogni traccia criminalistica nel processo probatorio, incluso i documenti, costituisce un impegno di una protezione adeguata delle prove a partire dalla fase delle prime attività processuali.  Tutti i documenti devono essere protetti in modo tale da escludere la possibilità di rimuovere o distruggere le tracce criminalistiche o di causare altre caratteristiche limitanti o escludenti la possibilità di effettuare le indagini[xxii]. Altrettanto importante è il completamento appropriato del materiale comparativo.

È importante classificare il materiale grafico comparativo facendo riferimento alla sua provenienza. Il materiale per l’esame della scrittura si divide in pervenuto (n.d.t.: ovvero ottenuto da diverse scritture eseguite nell’arco della vita dello scrivente), cioè non connesso con una concreta perizia comparativa e in acquisito[xxiii] (n.d.t.: ovvero eseguito sulla richiesta dell’organo procedurale o di un’altra entità ai fini della perizia). Oltre ai suddetti tipi di materiale comparativo nella letteratura forense si può distinguere il terzo tipo – quasi pervenuto, che è il materiale ottenuto in relazione al caso ed è costituito da firme e scritture della persona rilasciati nei documenti procedurali, quali verbali dell’interrogatorio, protocolli di riconoscimento (n.d.t.: di salma, oggetti, documenti), protocolli di confronto, protocolli di perquisizione, conclusioni, dichiarazioni ecc.[xxiv].

Il materiale probatorio e comparativo adeguatamente completato costituisce la base per lo svolgimento degli esami sulla scrittura. Tuttavia la pratica penale e giudiziaria indica infrazioni da parte dei corpi procedurali per quanto riguarda la rivelazione, la sicurezza e il completamento del materiale di ricerca. Gli errori più comuni in questo settore sono l’inadeguata protezione procedurale e tecnica e il completamento del materiale probatorio qualitativamente e quantitativamente insufficiente per lo svolgimento delle indagini peritali.

Bisogna sottolineare che la valutazione finale del materiale assegnato per l’indagine è il compito dell’esperto che svolge la perizia sulla scrittura, in quanto persona con le conoscenze speciali nominata allo svolgimento delle ricerche rispettando lo stato attuale della conoscenza. Inoltre, il corpo procedurale non può entrare nella sfera di competenza dell’esperto per quanto riguarda l’oggetto dell’indagine, la sua valutazione e l’esercizio del suo diritto di organizzare lo svolgimento delle indagini peritali[xxv] (di tutte le attività che l’esperto deve intraprendere nella preparazione del parere)[xxvi].

Nella dottrina viene sottolineato che l’esperto, in base alla decisione sull’ammissione delle prove, dopo aver preso in considerazione:

  • la correttezza della loro protezione (processuale e tecnica),
  • la quantità e la qualità del materiale probatorio, contestato e comparativo, fornito per l’esecuzione dell’esame (ovvero la sua sufficienza, lo stato delle caratteristiche di identificazione e la loro idoneità per lo svolgimento delle indagini peritali),
  • la possibilità di svolgere le indagini tecniche con l’attrezzatura alla sua disposizione

ha il diritto di chiedere all’organo procedurale il completamento delle prove e anche di indicare la direzione del loro completamento o, con il consenso del corpo procedurale, di partecipare all’attività di raccolta delle prove. L’organo procedurale, naturalmente, per quanto possibile, dovrebbe cercare di completare il materiale utile per le indagini[xxvii].

Naturalmente ciò non sempre è possibile. Bisogna sottolineare i problemi che si verificano in pratica penale e procedurale per motivi di acquisizione del materiale comparativo con dei dispositivi utilizzati per la comunicazione quali computer e telefonini con i quali documenti vengono riprodotti. L’analisi della traccia grafica esige l’utilizzo dell’originale o dei suoi ingrandimenti in massima risoluzione eseguiti con diversi passaggi di luce, di conseguenza l’apparecchio telefonico non può essere considerato un adeguato strumento per acquisire il materiale peritale. Un altro problema che affronta l’esperto consiste in mancanza di scritture manuali. Sempre più spesso i documenti contengono pochi segni grafici eseguiti a mano, come per esempio i moduli stampati che vengono compilati accerchiando o sottolineando una delle risposte multiple. I documenti eseguiti in questo modo non presentano il valido materiale probatorio e non possono essere presi in considerazione. Di conseguenza, con avanzare dei tempi il materiale comparativo risulta sempre più povero. Fra gli altri problemi che riscontrano autorità giudiziarie ed esperti è la mancanza di disponibilità di rilasciare il saggio grafico ai fini peritali da parte delle persone sospettate[xxviii].

  1. La gestione delle operazioni peritali si trova all’infuori della sfera d’influenza del corpo procedurale. Egli non può entrare nel campo delle valutazioni effettuate dall’esperto nell’ambito dell’esercizio del suo diritto di organizzare la propria attività peritale[xxix]. Lo svolgimento dell’indagine peritale sulla scrittura è di esclusiva responsabilità dell’esperto, poiché la corretta attuazione della perizia richiede conoscenze speciali e costituisce la base di un parere, per il quale è responsabile esclusivamente l’esperto (articolo 233 § 4)[xxx]. Nell’ambito dei diritti dell’esperto rientra la scelta dei metodi e delle tecniche di ricerca adeguati per lo svolgimento dell’attività peritale. Tuttavia, l’esecutore della perizia sceglie i metodi di indagine in base alle questioni sollevate dall’organo giudiziario che commissiona la perizia, che di conseguenza determinano tale scelta[xxxi], ciò nonostante va sottolineato che la selezione del metodo utilizzato dall’esperto è al di là della portata della decisione dell’organo procedurale.

Questa considerazione si riflette non solo nella dottrina, ma anche nelle tante decisioni della Corte Suprema, formulate sia sulla base del decreto penale procedurale del 1969[xxxii] che della legge vigente. Ad esempio, nella sentenza del 6 novembre 1987 la Corte Suprema ha affermato che, nel caso di occorrenza di utilizzare le conoscenze speciali degli esperti, non spetta alle parti decidere quali metodi di ricerca risulteranno utili per determinare le circostanze che avrebbero un impatto significativo sul risultato. In questo ambito decidono gli esperti dopo la valutazione delle circostanze, delle prove raccolte, dello stato attuale della scienza e dei metodi di ricerca disponibili nella disciplina[xxxiii]. Inoltre, nell’ordinanza del 25 giugno 2003, la Corte Suprema ha affermato che, nella selezione dei metodi e degli studi specialistici, l’esperto è indipendente dal corpo procedurale, il che non significa che non sia soggetto al suo controllo. La posizione dell’organo procedurale in questa materia dovrebbe essere una conseguenza dell’obbligo procedurale di stabilire le circostanze riguardanti la soluzione del caso pertanto anche tenere conto dell’esperienza e del sapere degli esperti che, grazie alle loro conoscenze speciali, sono in grado di valutare l’opportunità o meno di svolgere gli esami specialistici[xxxiv].

Tuttavia esistono alcune circostanze nelle quali il corpo procedurale commissionando l’esecuzione di una perizia può suggerire all’esperto l’opportunità di utilizzare un concreto metodo di ricerca. Zdzisław Kegel elenca due eventualità di questo tipo:

  • quando, alla luce dei risultati scientifici non contestati, è noto che non esistono uno ma due o più metodi analoghi in termini delle possibilità conoscitive ma diversi in relazione al carico di lavoro e al costo, è consigliabile consultare la scelta del metodo con l’esperto;
  • quando esistono diversi metodi conoscitivi e tra questi anche quelli più semplici e più affidabili, ma che implicano o possono implicare la completa o parziale distruzione del materiale probatorio. In tal caso non è possibile lasciare all’esperto la libertà di scelta del metodo di ricerca, egli deve sottostare alla volontà dell’autorità[xxxv].

Nel contesto dell’autonomia dell’esperto nella scelta del metodo di ricerca occorre analizzare l’influenza delle parti in questo ambito. Sebbene la loro competenza non va nella misura in cui decidere quali metodi dovrebbero essere scelti dagli esperti, tuttavia, come ha giustamente osservato la Corte Suprema nella motivazione della sentenza del 6 novembre 1987, le parti hanno il diritto di verificare se tutti i metodi di ricerca noti agli esperti sono stati utilizzati. Se gli esperti non ritengono opportuno utilizzare alcuni di essi, dovrebbero debitamente giustificare la loro decisione[xxxvi]. La posizione di cui sopra è confermata nella dottrina[xxxvii].

La valutazione dell’esperto, di cui sopra, riguarda anche il materiale per l’indagine il cui valore, ovvero la quantità e la qualità, dovrebbe essere sufficiente per eseguire la ricerca nell’ambito della perizia commissionata dal corpo procedurale. I criteri di valutazione riguardano prevalentemente: la correttezza della raccolta e della protezione del materiale, la quantità e lo stato delle caratteristiche di identificazione e il tipo di esami da eseguire. Invece nel caso di valutazione negativa del materiale di ricerca l’esperto può rifiutare lo svolgimento della perizia in generale o in misura limitata, giustificando la sua posizione e può chiedere di completarlo o addirittura indicare la direzione del suo completamento e di partecipare nell’attività di raccolta del nuovo materiale, con il consenso del corpo procedurale.

L’esperto mantiene l’autonomia anche nella formulazione del parere, conformemente al diritto all’autonomia e all’indipendenza, nel corso del lavoro e nella stesura della relazione come anche nell’espressione della sua posizione e nelle conclusioni la cui base è costituita soltanto dai risultati dell’indagine svolta dall’esperto, dalla sua conoscenza scientifica e dall’esperienza professionale, nonché dallo stato attuale della disciplina che rappresenta.

  1. In sintesi, il decreto penale procedurale polacco adotta il principio della gestione formale della perizia da parte dal corpo procedurale, che ha natura procedurale e organizzativa. La sua essenza consiste nella decisione di ammettere la prova del parere dell’esperto nelle condizioni di cui all’art. 193§1 c.p.p. e nel determinare il momento giusto in cui l’accoglimento della prova avrà luogo.

Inoltre, applicando il principio della scelta migliore, il corpo procedurale indica gli esperti della perizia sulla scrittura con le conoscenze speciali, rilevanti per la natura delle circostanze che devono essere chiarite (si rivolge ad un’istituzione scientifica o specialistica) e stabilisce il numero degli esperti. Il corpo procedurale influisce anche sulla direzione delle attività di ricerca specificando l’oggetto e la portata del parere peritale. In questo ambito ha anche possibilità di apportare modifiche consentite dall’art. 198§3 c.p.p., raccogliendo l’ulteriore materiale per l’indagine che costituisce la base effettiva per l’emissione dell’opinione oppure controllando la valutazione dei risultati del lavoro dell’esperto. Laddove necessario, l’autorità mette a disposizione dell’esperto il fascicolo del caso, decidendo in che misura egli potrà consultarlo, invitandolo a partecipare all’assunzione delle prove. Può inoltre riservare la propria presenza nello svolgimento di alcune o di tutte le indagini, a condizione che ciò non pregiudichi il loro risultato. Inoltre, il corpo procedurale è competente a stabilire se il parere dovrebbe essere formulato in forma scritta od orale e ad indicare la data di consegna.

L’attuazione del principio di cui sopra non può tuttavia violare i diritti dell’esperto alla sua autonomia nello svolgimento dell’indagine. L’organo procedurale si trova al di là della sfera d’influenza sulla gestione del lavoro peritale, di conseguenza non può entrare nell’ambito dei poteri esercitati dall’esperto e nel suo diritto di organizzare la propria attività peritale. L’esecuzione degli esami richiede la conoscenza speciale e costituisce la base per l’emissione del parere, per il quale è responsabile solo l’esperto, quindi tenendo conto dell’oggetto della valutazione, delle prove raccolte, dello stato dell’arte e dell’utilizzo dei metodi di ricerca utilizzati in una disciplina specifica, la decisione sulla scelta del metodo e della tecnica delle indagini spetta all’esperto. Le sue valutazioni includono anche il materiale per l’indagine il cui valore, quantità e qualità, dovrebbero essere sufficienti per svolgere lo studio nell’ambito della perizia commissionata dal corpo procedurale. Inoltre, formulando il parere, l’esperto conserva il diritto all’autonomia e all’indipendenza durante la stesura della relazione, contenente l’espressione della sua posizione e le conclusioni. Le conclusioni vengono elaborati sulla base dei risultati dell’indagine eseguita dall’esperto della scrittura, sulla base della sua conoscenza e dell’esperienza professionale, nonché dello stato dell’arte della disciplina che egli rappresenta.

L’esercizio dei propri diritti da parte dell’esperto durante la realizzazione della perizia sulla scrittura permette di creare le condizioni favorevoli per la formulazione dei chiarimenti completi, chiari e indiscutibili nel campo dell’interpretazione delle opinioni nell’ambito delle indagini peritali, che riconosciute dall’organo procedurale costituiscono la base per la sua decisione.

(A cura di Justyna Żylińska e di Marta Stanisławska[i])
(Traduzione dalla lingua polacca di Jolanta Grębowiec-Baffoni)

 

Fonti:

Atti giuridici

  • Legge del 6 giugno 1997, Kodeks postępowania karnego, Dz. U. (G.U.) del 2020, pos. 30.
  • Legge del 9 giugno 1997, Kodeks karny, Dz. U. (G.U.) del 2019, pos.1950.
  • Legge del 19 aprile 1969, Kodeks postępowania karnego, Dz. U. (G.U.) del 1969, N. 13, pos. 96 con modifiche; abrogata dall’art. 3§1 della legge del 6 giugno 1997, przepisy wprowadzające Kodeks postępowania karnego, Dz. U. (G.U.) N. 89, pos. 556, con modifiche.

Bibliografia:

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  • Żylińska J., Postanowienie o dopuszczeniu dowodu z opinii biegłego w praktyce karno-procesowej, Zeszyty Naukowe Wyższej Szkoły Zarządzania i Prawa im. Heleny Chodkowskiej w Warszawie, Warszawa 2008, n. 2/29.
  • Żylińska J., Współpraca organu procesowego z biegłym a trafność opinii, Warszawa 2008.

Giurisprudenza della Corte Suprema e delle Corti di Appello

  • Sentenza della Corte Suprema del 6 novembre 1987, IV KR 502/86, Lex n. 21002.
  • Decisione della Corte Suprema del 25 giugno 2003 r., IV KK 8/03, Lex n. 80290.
  • Sentenza della Corte d’Appello a Cracovia del 10 dicembre 2015, II AKa 227/15, Prokuratura i Prawo 2016 n. 10, pos. 35.
  • Sentenza della Corte d’Appello a Białystok del 20 marzo 2014, II AKa 256/13, Legalis n. 1061963.

[i] Justyna Żylińska, Ph.D., Università di Tecnologia ed Economia “Helena Chodkowska” a Varsavia;

Marta Stanisławska, Ph.D., SWPS Università Umanistico Sociale a Varsavia.

[ii] Legge del 6 giugno 1997, Kodeks postępowania karnego, cioè Dz. U. (G.U.) del 2020, pos.30, in abbreviazione “k.p.k.” (c.p.p.)

[iii] E. Gruza, D. Mańkowski, Ekspertyza pismoznawcza “po amerykańsku”, (in:) R. Cieśla (a cura di) Współczesna problematyka badań dokumentów, Wrocław 2015, p. 97.

[iv] M. Goc, A. Łuszczuk, E. Oleksiewicz, Dokument jako ślad kryminalistyczny, (in:) Ślady kryminalistyczne. Ujawnianie, zabezpieczanie, wykorzystywanie, praca zbiorowa, pod redakcją naukową
M. Goca i J. Moszczyńskiego, Warszawa 2007, p. 257.

[v] Z. Kegel, Dowód z ekspertyzy pismozmoznawczej w polskim procesie karnym, Wrocław, Warszawa, Kraków, Gdańsk 1973, pp. 60-61.

[vi] J. Żylińska, Współpraca organu procesowego z biegłym a trafność opinii, Warszawa 2008, p. 12.

[vii] J. Skorupka (a cura di), Kodeks postępowania karnego. Komentarz, Warszawa 2016, Legalis (il commento all’articolo 195 c.p.p.).

[viii] Sentenza di Corte d’Appello a Białystok del 20 marzo 2014, II AKa 256/13, Legalis n.1061963.

[ix] Vedi J. Sehn, Dowód z opinii biegłych w postępowaniu sądowym, Nowe Prawo 1956, n.3, p. 24.

[x] Z. Kegel, Ekspertyza ze stanowiska procedury i kryminalistyki, Wrocław 1976, p. 100.

[xi] E. Gruza, Etyczne aspekty działalności biegłego, (in:) Księga pamiątkowa ku czci Profesora Andrzeja Szwarca, (a cura di): T. Hanausek, Z. Kegel, K. Sławik, Wrocław 2001, p. 63.

[xii] Vedi T. Nowak, Dowód z opinii biegłego w polskim procesie karnym, Poznań 1966, p. 140.

[xiii] Ibidem, p. 141.

[xiv] G. Kopczyński, Konfrontacja biegłych w polskim procesie karnym, Warszawa 2008, p. 63.

[xv] T. Tomaszewski, Postanowienia o powołaniu biegłego w teorii i praktyce, Problemy Kryminalistyki 1984, n.163, pp. 66-67.

[xvi] Vedi J. Jerzewska, Ekspertyza kryminalistyczna. Zarys wykładu dla techników kryminalistyki, Legionowo 2000, p. 42; W. Kędzierski, Ekspertyza. Biegli, (in:) Technika kryminalistyczna, a cura di W. Kędzierski, t. 1, Szczytno 2002, p. 54; M. Kulicki, Szczególne formy przesłuchania, Problemy Praworządności 1988, n.7, p. 59; I. Zieniewicz, Postanowienie o powołaniu biegłego w ekspertyzie pismoznawczej, (in:) Problematyka dowodu z ekspertyzy dokumentów, a cura di Zdzisław Kegel, t. 2, Wrocław 2002, p. 874.

[xvii] I. Zieniewicz, Wpływ cech patologicznych pisma na wartość dowodową ekspertyzy pismoznawczej, Zakamycze 2005, Lex.

[xviii] I. Zieniewicz, Postanowienie o powołaniu …, op. cit., pp. 871-872.

[xix] Vedi I. Zieniewicz, Postanowienie o powołaniu …, op. cit., pp. 871-874; J. Żylińska, Postanowienie o dopuszczeniu dowodu z opinii biegłego w praktyce karno-procesowej, Zeszyty Naukowe Wyższej Szkoły Zarządzania i Prawa im. Heleny Chodkowskiej w Warszawie, Warszawa 2008, n.2/29 (zeszyt prawniczy n.VII).

[xx] Vedi Tomaszewski T., Prawa i obowiązki biegłego według Kodeksu postępowania karnego z 1997 r., Problemy Współczesnej Kryminalistyki 1998, n. 2, a cura di E. Gruza, T. Tomaszewski, p. 165.

[xxi] J. Skorupka (a cura di), op. cit., Legalis (il commento all’art. 195 k.p.k.).

[xxii] M. Goc, Badania dokumentów, (in:) E. Gruza, M. Goc, J. Moszczyński, Kryminalistyka – czyli rzecz o metodach śledczych, Warszawa 2008, p. 364.

[xxiii] Ibidem, p. 367.

[xxiv] M. Goc, A. Łuszczuk, E. Oleksiewicz, op. cit., p. 258.

[xxv] Vedi T. Nowak, op. cit., p. 159.

[xxvi] T. Tomaszewski, Dowód z opinii biegłego w procesie karnym, Kraków 2000, p. 42.

[xxvii] Vedi G. Kopczyński, op. cit., p. 64.

[xxviii] K. Patora, Aktualne problemy dotyczące badań dokumentów w świetle teorii i praktyki prokuratorskiej, (in:) R. Cieśla, Współczesna problematyka badań dokumentów, Wrocław 2015, p. 178.

[xxix] Vedi T. Nowak, op. cit., p. 159.

[xxx] Legge del 9 giugno 1997,  Kodeks karny, cioè Dz. U. (G.U.) del 2019, pos. 1950, in abbreviazione  “k.k.” (c.p.).

[xxxi] Vedi Z. Doda, A. Gaberle, Orzecznictwo Sądu Najwyższego. Komentarz. Dowody w procesie karnym, T. I, Warszawa 1997, p. 101; Z. Kegel, O właściwe pojmowanie ustawowych pojęć – “przedmiot” i “zakres” ekspertyzy, (in:) Problematyka dowodu z ekspertyzy dokumentów, a cura di Z. Kegel, T. II, p. 893.

[xxxii] Legge del 19 aprile 1969, Kodeks postępowania karnego, Dz. U. (G.U.) 1969, n.13, pos. 96 con modifiche; abrogata dall’art. 3§1 della legge del 6 giugno 1997, Przepisy wprowadzające Kodeks postępowania karnego, Dz. U. (G.U.) n.89, pos. 556, con modifiche.

[xxxiii] Sentenza della Corte Suprema del 6 novembre 1987, IV KR 502/86, Lex n.21002.

[xxxiv] Decisione della Corte Suprema del 25 giugno 2003, IV KK 8/03, Lex n.80290.

[xxxv] Vedi Z. Kegel, Ekspertyza …., op. cit., p. 93.

[xxxvi] Sentenza della Corte Suprema del 6 novembre 1987, IV KR 502/86, Lex n.21002.

[xxxvii] Vedi Z. Dodada, A. Gaberle, op. cit., p. 101-102; T. Grzegorczyk, Dowody w procesie karnym, Warszawa 1998, pp. 75-76; T. Tomaszewski, Dowód z opinii …., op. cit., p. 67.


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È una calda mattinata estiva, il sig. J organizza con il suo gruppo di amici un picnic al parco per l’ora di pranzo e viene incaricato di preparare dei panini per tutto il gruppo. C’è solo un problema: il sig. j è un ritardatario cronico. In quest’ articolo cercheremo di studiare le conseguenze economiche del ritardo, nonché l’ammontare di ritardo in minuti che può essere considerato ottimale, vedremo infine come il medesimo ragionamento potrà essere esteso a casi di gran lunga più gravi, come ad esempio l’inquinamento. Per ora limitiamoci alla semplice situazione di economia quotidiana descritta.

Ricordiamo prima di proseguire che gli individui vengono considerati alla stregua di soggetti razionali e massimizzatori del proprio benessere e che verranno utilizzati gli strumenti della teoria economica neoclassica.

Il punto centrale del lavoro è il seguente: il ritardo può essere considerato come una esternalità negativa. Per esternalità, in economia si intende un comportamento di un individuo i cui effetti si dispiegano su un altro individuo o sul resto della collettività, indipendentemente dalle azioni di questi ultimi. Si parla di esternalità negativa o positiva a seconda che gli effetti del comportamento individuale generino un danno o un vantaggio.

Nel nostro caso, il comportamento del sig. J è il fare ritardo per il picnic, gli effetti di questo comportamento. Si ripercuotono sui membri del suo gruppo negativamente in quanto quest’ultimo dovrà attendere a lungo per consumare il pasto. L’esternalità deriva dal fatto che il soggetto non percepisce tutti gli effettivi costi che derivano dal suo comportamento, cioè quelli sopportati dal resto del gruppo che lo aspetta. In sostanza il danno che percepisce il solo sig.J non il rispecchia il valore effettivo del tempo, quale risorsa scarsa. Per capire meglio utilizziamo un modello grafico.

Indichiamo sull’asse delle ordinate il costo marginale (CM) e il beneficio marginale (BM) che possono derivare dal ritardo del sig. J, mentre sulle ascisse i minuti di ritardo. A titolo di esempio, se J arriva puntuale potrebbe non avere la possibilità di finire la sua serie tv preferita, ciò rappresenta un danno per J, ma la possibilità di finire di guardarla prima di uscire è invece un beneficio.

Osserviamo ora le curve. BMj rappresenta il beneficio marginale avvertito dal sig. J se arriva in ritardo. Come vediamo la curva è decrescente, ciò sta a significare che per

ogni minuto in più di ritardo il beneficio marginale diminuisce. Infatti, se per i primi minuti il benessere appare molto elevato perché tali minuti permettono a J di preparare con cura i panini o finire la sua serie tv, quando i minuti di ritardo aumentano, il benessere da questo derivante non appare più così elevato (forse a quel punto preferirà raggiungere il gruppo di amici).

Il sig. J subisce tuttavia anche un danno a causa del ritardo che possiamo semplificare con la curva DMj crescente. All’aumentare del numero di minuti di ritardo, aumenta, anche per il sig. J, la fame e dunque il danno marginale subito dal ritardo stesso.

Per il sig. J il numero ottimale di minuti di ritardo si ottiene quando il danno e il beneficio per l’ultimo minuto di ritardo si eguagliano, nel nostro caso in Q*. In tale punto al soggetto non converrà ritardare di un altro minuto o anticipare la sua uscita perché se il danno fosse maggiore del beneficio allora sarebbe meglio anticipare, viceversa quando il beneficio è maggiore del danno, allora appare efficiente sfruttare quel minuto più più per altre attività.

È necessario evidenziare che gli effetti del comportamento di J non si limitano al singolo individuo, ma coinvolgono l’intero gruppo di amici che sarà costretto ad aspettarlo. La curva DMG rappresenta proprio il danno che il gruppo subisce a causa di J, essa appare crescente: all’aumentare dei minuti di ritardo aumenta il danno marginale. Per cui, il danno complessivo è uguale a quello subito dal gruppo di amici più quello subito da J e può essere rappresentato dalla curva DMs somma della DMj e della DMg. L’ammontare di minuti di ritardo ottimale è Qs, in cui il beneficio marginale di J eguaglia non più il suo costo privato ma quello sociale.

OSSERVAZIONI ED IMPLICAZIONI

La prima importante osservazione che dobbiamo mostrare riguarda le due quantità di ritardo ottime: i minuti ottimi di ritardo per il singolo sono maggiori rispetto a quelli che il suo gruppo di amici potrebbe preferire. Dunque, gli interessi del singolo non coincidono con quelli sociali. Inoltre, non è ottimale non fare ritardo, o il che è lo stesso, l’ammontare ottimo di minuti di ritardo è maggiore di zero.

Infine, passando da Q* a Qs il benessere complessivo aumenta: se ci muoviamo da Q* a Qs, per ogni minuto in meno di ritardo J subisce una perdita data dalla distanza verticale tra il benefico marginale (BMj) e il danno marginale privato (DMj) se proseguiamo fino a Qs, la perdita totale è pari all’area “acd” come in figura, Tuttavia per ogni unità in meno il resto del gruppo migliora le proprie condizioni perché viene meno il danno marginale subito. Se proseguiamo riducendo i minuti di ritardo fino a Qs il vantaggio del gruppo è pari all’area “abcd”. Dunque, poiché l’area “abcd” è

maggiore dell’area “acd”, allora far prevalere l’interesse del gruppo incrementa il benessere complessivo.

PER CONCLUDERE

L’esternalità negativa analizzata mette in gioco numerose tematiche quali, ad esempio, la prevalenza dell’interesse complessivo su quello personale. Ovviamente potrebbe sembrare di scarso interesse se ci limitiamo a pensare ad una giornata tra amici, in cui al massimo si rischia un litigio di breve durata. Ma consideriamo invece una fabbrica che scarica gli scarti di produzione nel ruscello vicino, il quale a sua volta rifornisce d’acqua una piccola comunità. Il comportamento della fabbrica rappresenta proprio un’esternalità negativa, causata dal fatto che il prezzo pagato dalla fabbrica per lo scarico nel fiume non rispecchia il valore dell’acqua in quanto risorsa scarsa e può essere studiato esattamente come il caso trattato nel presente lavoro generando per questo le medesime implicazioni. Alla luce di quanto analizzato, nella realtà, prevarranno gli interessi del privato o della collettività?

(A cura di Vito De Sandi)


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L’emergenza sanitaria ha reso necessaria l’adozione di provvedimenti straordinari per contenere, quanto più possibile, il numero dei contagi. Detti provvedimenti, se dal punto di vista politico sono necessitati dal fatto di tutelare la salute dei cittadini, dal punto di vista giuridico presentano qualche aspetto che merita di essere approfondito. Le ordinanze contingibili ed urgenti sono provvedimenti straordinari adottati dalle Pubbliche Autorità nei casi espressamente previsti dalla legge per far fronte a situazioni di necessità tali da non consentire il ricorso ai rimedi normalmente previsti dall’ordinamento giuridico[1]. Si tratta quindi di atti che derogano ai principi di tipicità e nominatività e ciò al fine di assicurare all’amministrazione quell’elasticità di manovra che è necessaria per far fronte in modo adeguato a situazioni eccezionali non predeterminabili in via normativa. Le ordinanze extra ordinem devono, tuttavia, rispettare dei limiti che attengono alla materia, alle finalità, alla competenza ma soprattutto al rispetto di ineludibili precetti costituzionali[2].

Questo articolo si propone di analizzare l’uso dei poteri di emergenza al fine di far luce su alcuni attriti e malfunzionamenti presenti nella nostra struttura istituzionale, a partire dalla difficile relazione tra Stato e Regioni. I decreti-legge intervenuti per contenere l’epidemia da Covid-19, pur delineando una trama normativa sufficientemente chiara e coerente nelle sue finalità, non sono stati idonei a mantenere i poteri di ordinanza regionale e comunale entro i limiti dagli stessi precisati. L’art. 3 co. 2, del d.l. n. 6/2020 ha legittimato i Presidenti regionali e i sindaci ad esercitare, anche nella fase emergenziale in atto, il potere di emanare ordinanze in materia sanitaria, sulla base di alcune fonti di rango primario preesistenti, ovverosia:

a)per quanto riguarda i Presidenti regionali, ai sensi dell’art. 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, che consente, in materia di igiene e sanità pubblica, di adottare ordinanze contingibili e urgenti con efficacia estesa alla Regione o a parte del suo territorio; b)per quanto concerne il sindaco, anch’egli sulla base della legge n. 833/1978, ma anche, in quanto rappresentante della comunità locale, ai sensi dell’art. 117 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 e dell’art. 50 del Testo unico degli enti locali, norme queste ultime che, in maniera sostanzialmente analoga, autorizzano l’emanazione di ordinanze contingibili e urgenti in caso di emergenze sanitarie. Tuttavia, per evitare il rischio che i DPCM fossero “travolti”, senza coordinamento e controllo, dalle ordinanze contingibili e urgenti delle Regioni e dei Comuni, così da generare un deleterio clima di incertezza, l’art. 3, co. 2, ha cercato di circoscriverne il perimetro di utilizzabilità, stabilendo che le misure emergenziali potessero essere adottate, oltre che con DPCM, anche tramite le ordinanze sopra citate, ma a due condizioni cumulative: a)solamente «nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Con-siglio dei ministri»; b)nei soli casi di «estrema necessità e urgenza»[3]. È stata sancita, inoltre, la perdita di efficacia delle medesime ordinanze in caso di omessa comunicazione al Ministro della salute entro 24 ore dalla loro adozione. Se si esclude l’obbligo di comunicazione più sopra richiamato, l’art. 3 del decreto-legge n. 6/2020 aveva lasciato, in sostanza, alla responsabilità dei Presidenti di Regione e dei sindaci, senza altre misure di coordinamento, l’apprezzamento in merito alle ulteriori misure adottabili in sede locale, producendo una pletora di provvedimenti, numerosi dei quali appaiono privi dei requisiti richiamati. gli argini tracciati dall’art. 3, co. 2, del d.l. n. 6/2020 non hanno retto al profluvio di ordinanze regionali e comunali dal contenuto più vario generando non pochi dubbi in merito alla legittimità di tali provvedimenti emergenziali e, dal punto di vista dei destinatari, in relazione alla difficoltà di individuare i comportamenti vietati e quelli permessi. Al fine di assicurare la reductio ad unum del regime giuridico nazionale e regionale, gli artt. 2 e 3 del d.l. 19/2020 hanno introdotto limiti stringenti al potere di adottare ordinanze regionali e comunali. Per quanto concerne le ordinanze regionali, l’art. 2, co. 2, d.l. 19/2020, ha previsto che, nelle more dell’adozione dei DPCM e con efficacia limitata fino a tale momento, la competenza ad adottare atti, in casi di estrema necessità e urgenza per situazioni sopravvenute, è del Ministro della salute (ai sensi dell’art. 32, l. 833/1978), e non più del Presidente della Regione e del sindaco. Al Presidente della Regione, invece, compete: 1) dare un parere sugli schemi di DPCM, se lo stesso è di interesse della propria Regione; 2) proporre l’adozione di un DPCM; 3) introdurre misure ulteriormente restrittive (tra quelle di cui all’art. 1, co. 2, d.l. 19/2020), esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale, in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso, ma solo nelle more dell’adozione del DPCM e con efficacia limitata fino a tale momento (art. 3, co. 1, d.l. 19/2020)[4]. Il decreto-legge, tuttavia, non stabilisce un termine ultimo di efficacia delle ordinanze regionali adottate “nelle more”. Di conseguenza, si assiste alla perdurante pubblicazione di ordinanze regionali la cui efficacia nel tempo è circoscritta al momento di entrata in vigore del futuro DPCM, la cui adozione è però un fatto incertus an incertus quando[5]Alcune sembrano anche spingersi oltre la casistica e i presupposti stringenti previsti dall’art. 3, d.l 25 marzo 2020, n. 19, perché non fondate su situazioni di aggravamento sopravvenute.

Vari sono stati contrasti tra Dpcm e ordinanze regionali. Il primo riguarda il caso del Governatore della Campania De Luca, ed il secondo il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Esaminiamoli nel dettaglio.

Il TAR della Campania[6] in composizione monocratica, con provvedimento provvisorio, ha respinto il ricorso presentato contro un’ordinanza (del 13 marzo scorso) emessa dal Presidente della Regione recante misure di contrasto all’epidemia da Coronavirus tra cui, anche il divieto assoluto di attività motorie all’aperto. Il Tar adito ha respinto la doglianza ritenendo la ragionevole connessione funzionale delle misure previste nell’ordinanza contestata con il “rischio di contagio, ormai gravissimo sull’intero territorio regionale. I giudici del Tar confermano l’ordinanza  adottata dal governatore De Luca in materia di salute pubblica respingendo una istanza di un privato cittadino che ne aveva chiesto la sospensione. In sintesi, niente attività sportive agonistiche in strutture private o parchi pubblici[7]. I giudici del Tar Campania hanno rinvenuto nella selva della disciplina legislativa emergenziale, la base legale del potere di ordinanza esercitato dal Presidente della Regione per l’adozione di misure “correlate a situazioni regionalmente localizzate”, escludendo per ciò il contrasto con le misure previste per l’intero territorio nazionale. Quindi, i giudici hanno ritenuto che, nella valutazione di “interessi contrapposti” così genericamente qualificati, stante “il rischio di contagio “gravissimo sull’intero territorio regionale”, la prevalenza andasse accordata senz’altro alle “misure approntate per la tutela della salute pubblica”, di conseguenza rigettando l’istanza di misure cautelari monocratiche. Tuttavia, resta senz’altro dubbia, alla luce del quadro normativo innanzi riferito, la congruenza dell’argomentazione esposta nell’ordinanza del Collegio campano. In primo luogo, l’ordinanza del Presidente della Regione Campania, in oggetto, investe ambiti materiali rientranti nella sfera di garanzia delle libertà costituzionali “coperte” da riserva assoluta di legge[8]. In questi ambiti, pertanto, pur senza tenersi conto della problematica configurabilità di un intervento delle ordinanze contingibili e urgenti, l’intervento di una regolamentazione attuativa di rango subordinato non può che muoversi in stretta osservanza del dettato legislativo, esclusivamente entro gli spazi da questo consentiti. Pertanto, l’ordinanza regionale non può spiegare alcuna efficacia derogatoria antinomica rispetto alla disciplina di rango primario sancendo, in ipotesi, compressioni ulteriori dei diritti di libertà costituzionale (come fa, invece, l’ordinanza del Presidente regionale). Il Governatore della Regione Veneto Luca Zaia ha firmato un’ordinanza nell’ambito dell’emergenza Coronavirus che determina una serie di restrizioni e di obblighi ulteriori a quelli sanciti dal Governo per la popolazione veneta[9]. Con particolare riferimento all’ordinanza 20 marzo 2020, n. 33 (in B.U.R. n. 37 del 20 marzo 2020) adottata dal Presidente della Giunta regionale del Veneto, dott. Luca Zaia[10], oltre al richiamo delle limitazioni contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 08 marzo 2020, estese con successivo decreto del 09 marzo all’intero territorio nazionale e integrate con quelle previste nel DPCM dell’11 marzo, ne vengono introdotte di ulteriori: 1) «nel caso in cui la motivazione degli spostamenti suddetti sia l’attività motoria o l’uscita con animale di compagnia per le sue necessità fisiologiche, la persona è obbligata a rimanere nelle immediate vicinanze della residenza o dimora e comunque a distanza non superiore a 200 metri con l’obbligo di documentazione agli organi di controllo del luogo della residenza o della dimora(punto 3)»; 2 «l’apertura degli esercizi commerciali di qualsiasi dimensione per la vendita di generi alimentari, esentati dalla sospensione disposta con l’art. 1 del DPCM 11 marzo 2020, compresi gli esercizi minori interni ai centri commerciali, è vietata nella giornata di domenica…». Con riferimento al primo punto, è molto dubbio che un atto amministrativo regionale, per quanto giustificato da una situazione di straordinarietà, possa introdurre una limitazione ultronea a quelle già in vigore, ponendosi in palese violazione della riserva di legge relativa e rinforzata di cui all’art. 16 della Costituzione per il quale è la legge (e non certamente un ordinanza) che stabilisce «in via generale» eventuali limitazioni per motivi di sanità o sicurezza. Inoltre, è fuori dubbio che la normazione di principio limitante debba rientrare nella disponibilità del legislatore statale. Lo si ricava indirettamente dallo stesso art. 120, comma 1, del Testo fondamentale il quale vieta alle Regioni di «adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni», nonché dal fatto che tale libertà sia garantita in tutto il territorio nazionale. Ne consegue, dunque, che neppure una legge regionale avrebbe potuto prevedere una siffatta limitazione. Quanto, invece, al secondo punto, diversamente dai DPCM e dall’ordinanza del Ministero della Salute 20 marzo 2020, è vietata, nel territorio regionale veneto, l’apertura degli esercizi commerciali di qualsiasi dimensione nella giornata di domenica. Ora, al di là della scelta poco fausta, in quanto induce a concentrare i cittadini nei giorni antecedenti all’interno delle strutture sopra indicate, favorendo assembramenti e, dunque, una potenziale diffusione dell’agente patogeno, è certamente vero che la disciplina dei giorni ed orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali non ricade nell’ambito della competenza legislativa esclusiva dello Stato, bensì in quella residuale regionale, in particolare all’interno della materia commercio, come peraltro affermato dalla consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale (sentt. n. 1/2004; n. 64, n. 165 e n. 430/2007; n. 350/2008; n. 247 e n. 288/2010; n. 150/2011; tuttavia, nel caso di specie, in primo luogo non siamo in presenza di una fonte legislativa regionale ed, in secondo luogo, la mancata previsione di un divieto di apertura a livello di normativa nazionale ha come scopo proprio quello di estendere e spalmare, in tutti i giorni della settimana, la possibilità di accesso alle strutture commerciali proprio al fine di evitare contatti troppo ravvicinati. Si potrebbe, pertanto, ritenere che, sul punto, operi la «competenza prevalente» nella quale restano attratte anche le norme di contorno. Il Presidente della Regione Marche[11], reputando inadeguate le misure adottate a livello nazionale, con ordinanza del 25 febbraio 2020, n. 1, ha statuito la sospensione dell’attività scolastica di ogni ordine e grado inclusa quella universitaria[12]. Il Governo ha impugnato l’ordinanza di fronte al Tar Marche; quest’ultimo, con decreto n. 56 del 27 febbraio 2020 ha disposto la sospensione dell’ordinanza regionale, sottolineando come il potere atipico riconosciuto alle autorità competenti poteva essere esercitato, ma soltanto con poteri meno invasivi di quelli tipizzati. Forti dubbi attanagliano la questione circa la prevalenza, nei punti in cui c’è conflitto, dell’ordinanza n. 514 del 21.03.2020 emanata dalla Regione Lombardia,  di certo più restrittiva, rispetto al DPCM, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale straordinaria n. 76 del 22 marzo 2020[13]. Nel dettaglio, il suddetto DPCM permette l’apertura degli uffici, così come gli studi professionali per i quali, nondimeno, occorre prediligere, come previsto dall’art. 1.7, DPCM 11 marzo 2020, lo smart workinge e la fruizione delle ferie per gli eventuali dipendenti. Per quanto concerne i cantieri, il DPCM autorizza la continuazione delle attività identificate dai codici Ateco 42 (Ingegneria civile) e 43.2 (Installazione di impianti elettrici, idraulici ed altri lavori di installazione di costruzione), inclusi gli interventi delle relative sotto-categorie. Non permette, all’opposto, la prosecuzione degli interventi ricadenti nel codice Ateco 41 (Costruzione di edifici) ivi inclusi i lavori generali per la costruzione di edifici di qualsiasi tipo. Di contro, l’ordinanza della Regione Lombardia ha disposto la sospensione di tutte le attività degli uffici pubblici (eccezion fatta per l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità), la sospensione delle attività artigianali non connesse alle emergenze o alle filiere essenziali e la chiusura di tutti gli studi professionali (unica deroga prevista per le attività relative ai servizi indifferibili e urgenti o sottoposti a termini di scadenza). È stato disposto, inoltre, il fermo di tutte le attività nei cantieri edili, ad eccezione di quelli legati alle attività di ristrutturazione sanitarie e ospedaliere ed emergenziali, oltre quelli stradali, autostradali e ferroviari. Infine, è stata disposta la chiusura dei distributori automatici c.d. “h24” e vietati gli assembramenti di più di 2 persone nei luoghi pubblici, prevedendo, in ipotesi di violazione, anche l’ammenda amministrativa di Euro 5.000,00. Inoltre infausta è stata la sorte dell’ordinanza n. 37 del 29 aprile 2020, con cui il Presidente della Regione Calabria ha disposto «ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019».Tra le libertà individuali di cui l’ordinanza in analisi riammette l’esercizio e tra le attività commerciali di cui consente la ripresa, rientrano: gli spostamenti «all’interno del proprio Comune o verso altro Comune per lo svolgimento di sport individuali»; gli spostamenti «per raggiungere le imbarcazioni di proprietà da sottoporre a manutenzione e riparazione, per una sola volta al giorno»; le «attività di ristoranti[14], pizzerie, rosticcerie per la preparazione dei relativi prodotti da effettuarsi a mezzo asporto»; le attività «di Bar, Pasticcerie, Ristoranti, Pizzerie, Agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto»; «l’attività di commercio di generi alimentari presso i mercati all’aperto, inclusa la vendita ambulante anche fuori dal proprio Comune, fermo restando il rispetto delle distanze interpersonali e l’uso delle mascherine e guanti»; le attività di «commercio al dettaglio, anche in forma ambulante di fiori, piante, semi e fertilizzanti». L’ordinanza ha allentato significativamente “le maglie” delle restrizioni imposte dai provvedimenti statali, e questo in evidente conflitto con le disposizioni di questi ultimi.  Il Consiglio dei Ministri ha proposto ricorso al TAR Catanzaro –tramite l’Avvocatura Generale dello Stato –contro l’ordinanza del Presidente della Regione Calabria, poiché avrebbe contravvenuto agli artt. 2, comma 1, e 3, comma 1, d. l. 25 marzo 2020, n. 19. In particolare, l’art. 2, comma 1, di detto d. l., attribuisce la competenza ad adottare le misure urgenti per evitare la diffusione del Covid-19 e le ulteriori misure di gestione dell’emergenza al Presidente del Consiglio dei ministri, che provvede con propri decreti previo adempimento degli oneri di consultazione ivi specificati. I giudici amministrativi, accogliendo il ricorso, hanno annullato la predetta ordinanza, sottolineando che “spetta infatti al presidente del Consiglio dei ministri individuare le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus Covid-19, mentre alle Regioni è dato intervenire solo nei limiti delineati dall’art. 3, comma 1 d. l. n. 19 del 2020”che vieta agli amministratori di emettere provvedimenti in deroga alle misure di sicurezza emanate dal governo. Presso la Presidenza del Consiglio si sintetizzano i vari interessi alla cura dei quali le amministrazioni pubbliche, statali, regionali e locali, sono preposte. A parere del Tar, il contrasto tra l’ordinanza e il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri “denota un evidente difetto di coordinamento tra i due diversi livelli amministrativi, e dunque la violazione da parte della Regione del dovere di leale collaborazione tra i vari soggetti che compongono la Repubblica, principio fondamentale nell’assetto di competenze del titolo V della Costituzione”. Anche il Decreto Ristori ha innovato il sistema ordinamentale in questo scenario pandemico.

Nel provvedimento firmato dal Premier la notte tra il 3 ed il 4 novembre, sono contemplate due categorie di norme:

  • quelle valide per tutto il territorio nazionale,
  • altre norme valide limitatamente all’ambito regionale[15].

Viene pertanto congegnato un regime differenziato in tre fasce di rischio contagio, a seconda dei 21 parametri elencati nel testo di un reportage scientifico che dovrebbe essere allegato al nuovo DPCM. Le norme valide a livello regionale saranno concordate d’intesa col presidente della Regione.

Secondo il DPCM, i provvedimenti saranno valutati su base settimanale, e avranno durata minima di 15 giorni (comunque non oltre il 3 dicembre): per l’effetto, se una Regione verrà classificata come zona 4 (o rossa), vi rimarrà per almeno due settimane. Ogni Regione sarà collocata in una delle tre fasce sulla base di criteri oggettivi, enumerati nel documento scientifico condiviso con la Conferenza delle Regioni (“Prevenzione e risposta Covid-19, evoluzione della strategia per il periodo autunno inverno”). Il ministro della Salute potrà adottare ordinanze d’intesa col presidente della Regione al fine di prevedere l’esenzione dell’applicazione di una o più misure restrittive, finanche in specifiche parti del territorio regionale. All’intero territorio verranno applicate le seguenti norme:

  • limitazione della circolazione delle persone dalle 22 alle 5, intervallo orario entro il quale sarà necessario comprovare lo spostamento, per ragioni di lavoro, necessità o salute, attraverso un’autocertificazione;
  • serrata per mostre e musei;
  • didattica a distanza al 100% per le scuole secondarie, ad eccezione delle attività di laboratorio da svolgere in presenza;
  • attività in presenza per le scuole dell’infanzia (asili), primarie e secondarie di primo grado (medie), dove tuttavia permane l’utilizzo obbligatorio delle mascherine, ad eccezione dei bambini al di sotto dei 6 anni di età;
  • saracinesche abbassate, nelle giornate sia festive che prefestive, per le medie e grandi strutture di vendita (centri commerciali), tranne farmacie, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole;
  • riempimento limitato al 50 per cento della capienza su mezzi pubblici del trasporto locale e ferroviario regionale;
  • saracinesche giù per bar e ristoranti dalle 18, con previsione della possibilità di restare aperti per il pranzo della domenica;
  • sospensione dello svolgimento delle prove preselettive e scritte dei concorsi (pubblici e privati, comprese procedure di abilitazione all’esercizio delle professioni) a esclusione delle ipotesi in cui la valutazione dei candidati debba essere effettuata, in modo esclusivo, su basi curriculari ovvero in modalità telematica;
  • chiusura dei corner giochi e scommesse presso bar e tabaccherie;
  • consentiti soltanto gli eventi e le competizioni (riconosciuti di interesse nazionale con provvedimento del CONI e del CIP), riguardanti gli sport individuali e di squadra organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva o da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico;
  • confermata la raccomandazione, già contenuta nei precedenti provvedimenti, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, se non per esigenze lavorative, di studio o per motivi di salute.

Al Ministro della Salute viene affidato il compito di stabilire ulteriori misure di contenimento del contagio nelle aree dove la diffusione del virus risulta più elevato e le strutture sanitarie più congestionate, e ciò in base ai 21 parametri contenuti nel documento scientifico condiviso con la Conferenza delle Regioni e titolato “Prevenzione e risposta Covid-19, evoluzione della strategia per il periodo autunno inverno”. La zona gialla[16] è la fascia a livello di rischio moderato, nella quale si applicano le limitazioni a valenza nazionale sopra indicate. Vi rientrano le seguenti Regioni: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Provincia di Trento e Provincia di Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto.

La Zona arancione è la fascia che comprende le Regioni a criticità medio-alta (Puglia e Sicilia):

  • divieto di ogni spostamento, in entrata e in uscita, dalla Regione (salvo che per comprovate esigenze di lavoro, salute e urgenza), consentiti solo gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza e nei limiti in cui la stessa risulta consentita, con conseguente possibilità di rientro nel proprio domicilio o nella propria residenza.
  • vietato ogni spostamento in un comune differente da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, motivi di salute, situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel proprio comune.
  • sospese le attività dei servizi di ristorazione, ad esclusione delle mense e del catering e della ristorazione con asporto e con consegna a domicilio.

 

La zona rossa è la zona a più elevata criticità, nella quale sono attualmente inserite le seguenti Regioni (LombardiaPiemonteCalabria e Valle d’Aosta):

  • divieto di ogni spostamento in entrata e in uscita dalla Regione, ma anche all’interno del territorio stesso, salve le ipotesi di necessità e urgenza.
  • serrata per i negozi al dettaglio, ad eccezione di generi alimentari, farmacie, edicole.
  • serrata per i mercati di generi non alimentari.
  • chiusura attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ad eccezione della ristorazione con consegna a domicilio e, fino alle ore 22,00, quella con asporto, ma con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.
  • sospese le attività sportive, anche svolte nei centri sportivi all’aperto.
  • consentito svolgere, in forma individuale, attività motoria in prossimità della propria abitazione, nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di mascherina.
  • consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto ed in forma individuale.
  • sospesi tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva.
  • attività scolastica in presenza per asili, primaria e prima media.
  • restano aperte le attività inerenti servizi alla persona (tra cui parrucchieri, barbieri, estetisti).
  • i datori di lavoro pubblici limitano la presenza del personale nei luoghi di lavoro per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente tale presenza, anche in ragione della gestione dell’emergenza.


RIFERIMENTI

[1] R. Cavallo Perin, “Potere di ordinanza e principio di legalità”, Milano, Giuffrè editore, 1990

[2] Rivista Diritti fondamentali ,“Brevi note sulle ordinanze contingibili edurgenti: tra problemi di competenza e cortocircuiti istituzionali”,23/03/2020, Michele Borgato e Daniele Trabucco

[3] Diritti regionali, “Forum la gestione dell’emergenza sanitaria tra Stato, Regioni, Enti Locali. Fonti e provvedimenti dell’emergenza sanitaria Covid 19: prime riflessioni”, 23/04/2020, Roberto Cerchi, Andrea Dafneu.

[4] Rivista Giustizia insieme, “Sull’uso (e abuso) delle ordinanze emergenziali regionali”, 23/04/2020, Filippo Ruggiero, Antonio Bartolini.

[5] Diritti regionali, “Forum la gestione dell’emergenza sanitaria tra Stato, Regioni, Enti Locali. Fonti e provvedimenti dell’emergenza sanitaria Covid 19: prime riflessioni”, 23/04/2020, Roberto Cerchi, Andrea Dafneu.

[6] Quotidiano Gazzetta.it, “Divieto di passeggiate e di fare sport all’aperto: il Tar Campania da ragione a De Luca”, 18/03/2020.

[7] Quotidiano Il Mattino, “Coronavirus: niente sport nei parchi: il Tar da ragione a De Luca”, 18/03/2020, Leandro Del Gaudio

[8] Rivista Dirittifondamentali.it,  “Emergenza sanitaria nazionale e potere di ordinanza regionale. Tra problema di riconoscibilità’ dell’atto di giudizio e differenziazione territoriale delle tutele costituzionali”, 20/03/2020, Vincenzo Baldini

[9] Città metropolitana di Venezia, “Coronavirus, nuova ordinanza della Regione Veneto, chiusi i supermercati la domenica, attività motoria nel raggio di 200 metri dall’abitazione”,20/03/2020.

[10] www.radiopiu.net, “Zaia ha deciso, stop all’attività fisica, si corre attorno a casa”,20/03/2020

[11] Rivista Giustizia insieme, “Sull’uso (e abuso) delle ordinanze emergenziali regionali”, 23/04/2020, Filippo Ruggiero, Antonio Bartolini.

[12] Rivista BioDiritto, “La gestione dell’emergenza Coronavirus tra Stato e Regioni: il caso Marche”,16/03/2020, Giovanni Di Cosimo, Giacomo Menegus.

[13] Rivista StudioPiselliandartners.com, “Contrasti sul rapporto tra l’ordinanza 514/2020 emanata dalla Regione Lombardia e il Dpcm pubblicato il 22 marzo 2020”, 24/03/2020, Avv.ti Emilia Maria Piselli e Giorgia Matteucci

[14] www.giustiziaamministrativa.it, “Illegittima la ripresa delle attività di Bar, Pasticcerie, Ristoranti, Pizzerie, Agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto nella regione Calabria”, 09/05/2020.

[15] www.governo.it, “Decreto Ristori”, 31/10/2020.

[16] Altalex, “Al via il Decreto Ristori”, Laura Biarella, 29/10/2020.

(A cura di Valerio Carlesimo)


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